Wasp Network

Recensione in anteprima – Venezia 76 – In concorso – Olivier Assayas torna al Lido di Venezia a un anno di distanza dal bel “Doubles Vies”. In questa edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il regista francese ci presenta l’ultimo colpo di coda della guerra fredda. Quegli anni ’90 del secolo scorso e i rapporti tra Cuba e il sud degli Usa. Un thriller spionistico che non centra l’obiettivo.

La storia che vuole cambiare la storia

L’Avana, 1990. René González (Edward Ramìrez), pilota di linea cubano, lascia moglie (Penélope Cruz) e figlia e fugge a Miami dove lo raggiungono presto altri dissidenti cubani che vogliono rovesciare il regime di Castro. Ma René e compagni non sono chi dicono di essere. Infiltrati nei gruppi terroristici anti-Castro, sono spie al servizio dell’Intelligence cubana. La loro missione è quella di stanare le cospirazioni dei gruppi di esiliati cubani basati in Florida. Fedele al suo Paese come alla sua famiglia, che lo raggiungerà negli Usa qualche anno dopo, René verrà arrestato dall’FBI e condannato a quindici anni di prigione.

Sin dall’inizio del film lo spettatore viene invitato a calarsi in una realtà cubana non approfondita ma presentata attraverso gli occhi e le azioni di René. René è anche sposato con figlia e il loro abbandono in una situazione di famiglia quasi idilliaca viene percepito come già sospetto.

Da qui il film narra la storia tratta da una storia vera come è inizialmente indicato nella prima scena. E’ una storia poco conosciuta ai più, o almeno, a coloro che erano troppo giovani per poterla vivere in diretta negli anni ’90. Molti sono ormai coloro che, per ragioni anagrafiche, non hanno memoria del clima politico degli anni ’80 e dei suoi rimasugli in quelle nazioni che hanno protratto la contrapposizione comunismo/libero mercato ben oltre la caduta del muro di Berlino del 1989.

I rapporti personali

“Wasp Network” è un film che presenta il complicato e articolato sistema di spionaggio e controspionaggio tra Cuba e Usa con l’ausilio di vere o camuffate associazioni umanitarie con il solo compito di portare in salvo disertori e profughi da Cuba.

Il regista e sceneggiatore Olivier Assayas tinge questo thriller spionistico di risvolti da commedia innestando relazioni familiari e amorose soprattutto su due dei quattro protagonisti principali.

Sono rapporti personali che si intrecciano alla vicenda principale. Ovvero lo spionaggio cubano con uomini infiltrati all’interno di queste fantomatiche organizzazioni per l’aiuto ai profughi cubani che, spesso venivano finanziate da benefattori coinvolti in traffici illeciti e contrabbando.

In questi rapporti personali si evidenzia la solidità della prova di Penelope Cruz e di Ana De Armas, bella quanto brava nella sua interpretazione. Le due figure completano e impreziosiscono il film, purtroppo però il film dovrebbe parlare soprattutto d’altro.

L’obiettivo fallito

Nella sua riconosciuta abilità di sceneggiatore Olivier Assayas, apprezzatissima nel precedente “Doubles Vies”, si trovano molti dialoghi prettamente incentrati e funzionanti per le dinamiche di coppia da commedia o dramma ma non per un thriller che, forse, aveva bisogno di ben altro registro.

La visione politica e, a tratti, terroristica del periodo è presente e si rifà direttamente allo storia e ai fatti di cronaca ma rimane troppo sullo sfondo. Olivier Assayas si concentra sui rapporti umani e fallisce l’obiettivo di poter raccontare come se fosse un thriller, una parte importante della storia del centroamerica.

Nonostante dei dialoghi interessanti, una buona dinamica registica e delle buone prove degli attori “Wasp Network” non convince totalmente e risulta a tratti abbastanza noioso non aggiungendo niente ai film del genere.

Voto: 5,1

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