Marriage Story

Recensione in anteprima – Venezia 76 – In concorso – Dodicesima regia e quattordicesima sceneggiatura per Noah Baumbach. L’apprezzato artista torna con una sua opera a due anni di distanza da “The Meyerowitz Stories”. Come per quest’ultimo film anche “Marriage Story” (Storia di un matrimonio) è stato prodotto da Netflix che lo distribuirà in tutto il mondo sulla sua piattaforma dal 6 dicembre.

I piccoli dettagli che fanno grande una storia

La vicenda segue la fine del matrimonio tra Charlie (Adam Driver) regista teatrale e Nicole (Scarlett Johansson) sua moglie e attrice. L’affidamento del figlio, il ricorso agli avvocati e il precipitare della relazione tra i due tra ricordi, melanconia e nostalgia dei bei momenti passati insieme.

L’inizio del film è a dir poco folgorante. La luce teatrale illumina il viso di Scarlett Johansson e parte il suo racconto tutto dedicato alle qualità, i difetti e le particolarità di suo marito Charlie con le immagini che amplificano il parlato. Dopo alcuni minuti è la volta di Charlie parlare dei pregi e dei difetti della moglie Nicole.

Un gioco delle parti che evidenzia in modo inequivocabile come il rapporto a due, il rapporto in una coppia che si ama è fatto di piccoli dettagli, piccole attenzioni che fanno in modo che nasca e fiorisca una grande storia d’amore. La storia di Nicole e Charlie però, ha una battuta d’arresto dopo un decennio di matrimonio e conoscenza. La loro volontà di separarsi non è chiara e, forse non è nemmeno inizialmente voluta ma ci sono diverse cose da chiarire.

Una storia scritta e interpretata magnificamente

La forza di “Marriage Story” è la sceneggiatura. Dialoghi reali, dinamiche concitate, battibecchi riusciti, botta e risposta incalzanti. Ogni personaggio ha la sua ben definita personalità che a volte risalta e a volte completa la scena. Un sottilissimo e riuscitissimo gioco di vita reale trascritto e impreziosito a volte da trovate geniali, a volte da sguardi complici ed espressioni sentite.

A coadiuvare la bellissima sceneggiatura due interpretazioni eccezionali. Adam Driver da prova, ancora una volta, di andare oltre il “Kylo Ren” in cui rischiava di essere circoscritto. Il suo Charlie è esattamente come viene descritto nei primi passaggi da Nicole, ne incarna il ritmo, la cadenza, le volontà e la storia. Scarlett Johansson da vita a una Nicole vera, mamma con incredibile amore, donna segnata da una relazione che sente sgretolarsi.

La dinamica tra i due protagonisti è un crescendo di complicazioni. I due rotolano sempre più in basso e sempre più velocemente come palline su un piano inclinato. La loro escalation di cattiveria e di ingenui stratagemmi rende la situazione esplosiva, a tratti esilarante quando a essere coinvolti sono alcuni familiari di Nicole.

Un gioco di distanze e vicinanze

E’ chiaro sin da subito che tra Nicole e Charlie c’è stato e forse c’è ancora molto amore. Lo dichiarano nelle lettere piene di dettagli, lo rendono vero da alcuni particolari di complicità e di complementarità che solo una profonda conoscenza e affinità possono dare.

La regia e la sceneggiatura creano abilmente queste situazioni di forzata distanza o forzata vicinanza. L’affidamento del figlio, la battaglia tra avvocati, la dinamica familiare di Nicole sono tutti sottoinsiemi di due mondi che si gravitano attorno e che sono pronti a dichiararsi trasparenza l’un l’altra.

Questa azione e compartecipazione abilmente centellinata con parole, sguardi, atteggiamenti sfocia in scene che evidenziano la separazione e allo stesso la profonda coesione di un legame forte nonostante tutto, nonostante la causa di divorzio che sembra stare più a cuore agli avvocati (interessante la critica al sistema dove sembra che bisogna essere disonesti per vincere).

Un gioco al massacro pilotato e un gioco alla ricostruzione di un amore che vorrebbe essere ritrovato nonostante tutto. Sublime, commovente, intenso, divertente, vero. Sceneggiatura, film e soprattutto gli attori fortemente candidati a dei premi.

Voto: 8,2

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