Chi scriverà la nostra storia?

Recensione in anteprima – Roma 13 – Arriva in sala il 27 gennaio 2019, in occasione della Giornata della Memoria, con Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema, Chi scriverà la nostra storia? il docufilm tratto dall’omonimo libro dello storico Samuel Kassow per la regia di Roberta Grossman.

La storia nella Storia

Nel novembre del 1940 i nazisti rinchiusero 450 mila ebrei nel Ghetto di Varsavia e un gruppo segreto di oltre 60 persone composto da giornalisti, ricercatori e capi della comunità, guidato dallo storico Emanuel Ringelblum, e conosciuto con il nome in codice Oyneg Shabes  (“La gioia del Sabato” in yiddish), decise di combattere le menzogne e la propaganda dei feroci oppressori con carta e penna anziché con le armi e con la violenza.

Oyneg Shabes ha raccontato, così, la vita nel ghetto dal punto di vista ebraico: ha commissionato diari, saggi, storie, poesie, canzoni e ha documentato le atrocità naziste con testimonianze oculari riuscendo a far arrivare sino a Londra i terribili resoconti sugli stermini realizzati dai tedeschi.Mentre i treni deportavano la popolazione verso le camere a gas di Treblinka e il ghetto veniva distrutto dalle fiamme, i membri di Oyneg Shabes riuscirono a seppellire 60.000 pagine di documenti nella speranza che l’archivio sopravvivesse alla guerra e alla loro stessa fine.

Il film

Oggi, per la prima volta, la storia di Emanuel Ringelblum e dell’archivio di Oyneg Shabes è raccontata in questo film documentario che intreccia immagini dei testi d’archivio a nuove interviste e filmati arricchiti da ricostruzioni storiche che permettono allo spettatore di essere trasportato all’interno del Ghetto e delle vite di quei coraggiosi combattenti della resistenza.

Attraverso le voci della tre volte nominata agli oscar Joan Allen e del premio Oscar Adrien Brody, il film è un documentario necessario e indispensabile che segue la vita dei membri dell’organizzazione in quei giorni così difficili: momenti di speranza, angoscia e rabbia che si alternano ad umorismo e determinazione nel mantenere viva la propria umanità di fronte a tanta atrocità.

L’importanza e il valore di questa storia hanno fatto sì che talenti da tutto il mondo si interessassero al progetto e, pertanto, per questa co-produzione tra la statunitense Katahdin Productions e la società polacca Match&Spark, la regista Roberta Grossman ha coinvolto attori, scenografi e troupe in Polonia e si è avvalsa della consulenza e dell’ausilio dello storico Samuel D. Kassow.

In un secondo momento, si sono aggiunti anche Nancy Spielberg – con cui la Grossman collabora frequentemente – e studiosi di fama mondiale in Polonia, Stati Uniti e Israele, fondamentali per fornire consigli sulla sceneggiatura.

Gli scritti come patrimonio

Si pensi che nel 1999, tre collezioni di documenti provenienti dalla Polonia sono state inserite nel Registro della Memoria del Mondo dell’UNESCO: i capolavori di Chopin, le opere scientifiche di Copernico e l’Archivio di Oyneg Shabes. Quest’ultimo, secondo gli storici, è la più ricca fonte di racconti di testimoni oculari sopravvissuti all’Olocausto.
Nonostante la sua importanza, l’archivio rimane per lo più sconosciuto al di fuori degli ambienti accademici.

“Questa sarà la nostra prova d’esame: se sotto la spessa coltre di ceneri la nostra vita non si sarà estinta questa sarà la testimonianza del trionfo dell’umano sull’inumano, che la nostra voglia di vivere è più forte della volontà di distruzione”.

Un film che insegna, coinvolge e commuove profondamente. Per non dimenticare.

Voto: 8,5

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