Wildlife (2018)

Recensione in anteprima – Torino 36 – In concorso – Debutto alla regia per Paul Dano che, con l’aiuto in sceneggiatura di Zoe Kazan, adatta per il grande schermo il romanzo di Richard Ford “Incendi” del 1990. Un’opera prima che colpisce per tenerezza e sviluppo dei personaggi ma non è al riparo da errori di gioventù e qualche lentezza di troppo. 

Montana, 1960. Jerry (Jake Gyllenhaal) perde il lavoro e si lascia andare alla depressione. La moglie Jeanette (Carey Mulligan) e il figlio Joe (Ed Oxenbould) provano a contribuire alle finanze di famiglia, ma Jerry decide comunque di partire per spegnere incendi nelle foreste circostanti. Dentro Jeanette scatta qualcosa.

Essere genitori

Non è sempre facile e glorioso passare dalla professione d’attore a quella di regista. Paul Dano ci prova con questa sua prima opera dopo aver recitato spesso in ottimi film drammatici. Il regista, qui anche co-sceneggiatore con la compagna di una vita Zoe Kazan, affronta di petto i problemi di una famiglia americana dei primi anni ’60.

“Wildlife”, letteralmente “natura/vita selvaggia”, si svolge in una piccola cittadina del Montana e interessa l’evolversi di tre vite apparentemente unite ma distanti emotivamente. L’adolescente Joe che unisce Jerry e Jeanette in una famiglia è tendenzialmente introverso e solo. Ha solo un’amica e pratica uno sport (il football americano) che non ama e che lo vede sempre in panchina.

“Hai fatto amicizia a football”

“Loro sono già un gruppo di amici”

Essere genitori, con una casa in affitto e un unico stipendio, quello di Jerry, che viene a mancare non è cosa semplice. In realtà si evince pian piano che padre e madre conoscono poco il figlio e viceversa. Si tratta quindi di genitori non realizzati professionalmente che vivono superficialmente un rapporto famigliare anche abbastanza apatico.

Come alberi “morti in piedi”

“Sai cosa sono i morti in piedi? Sono quegli alberi che rimangono in piedi dopo il passaggio dell’incendio, non sono più vivi, sono morti, ma resistono.”

Le tre “J” di questo film (Jerry, Joe, Jeanette) sembrano dei morti in piedi. Alberi che hanno subito quell’incendio che cambia la vita ai tre. Sono ancora vivi in realtà ma appaiono preda del proprio orgoglio, della  finta speranza di libertà, del prematuro senso di dovere e responsabilità.

Attraverso le mutate distanze tra i diversi componenti della famiglia, Paul Dano ci offre uno la possibilità di vedere tre personaggi che evolvono in maniera netta. E’ però l’adolescente Joe che somma su di sé le maggiori potenzialità di crescita. Il ragazzo che mette da parte la sua vita privata per cercare di ricomporre i cocci di una famiglia in crisi.

Il ritmo risulta a volte eccessivamente lento ma la sceneggiatura da ampio spazio a queste relazioni e anche a quelle scappatoie brevi che i protagonisti cercano di attuare. Si può dividere il film in due parti. La prima che presenta la situazione e dove tutto sembra volgere per il meglio e la seconda dove si raggiunge la massima distanza per poi cercare un lento e burrascoso riavvicinamento.

Ritratto di famiglia che insegna a nuotare

Può sembrare strano sapere che un tempo i tuoi genitori non erano genitori”

Frase simbolo di come il ritratto della famiglia che Joe si è fatto fino a quel momento parlava solo di una famiglia “regolare” con padre lavoratore e madre casalinga. Prima di essere genitori, Jerry e Jeanette sono persone. Ogni persona ha il suo bagaglio di emozioni, aspettative, aspirazioni. Ogni individuo ha anche rinunciato a propri sogni, libertà, progetti. Ancor di più in un’ America inizio anni ’60 dove la donna era sicuramente la persona che vedeva i suoi sogni maggiormente infranti per dar posto alle responsabilità familiari.

Il Montana, che fa da sfondo a questo ritratto (fortemente voluto dal novello fotografo Joe), vede anche la particolarità quasi comica di corsi di nuoto che hanno Jeanette come insegnante. Si cerca di insegnare qualcosa che potrebbe essere inutile in certi ambienti ma nulla viene per caso, oppure tutto può essere utile.

“Wildlife” vuole dare spazio alla vera natura, alla vita selvaggia dei tre protagonisti e ci riesce a tratti. Con belle inquadrature panoramiche e carrelli e con intensi primi piani Paul Dano offre una regia non innovativa ma certamente pulita, funzionale e chiara. Qualche scivolone è dovuto a una nevicata con cielo visibilmente sereno o qualche scena alquanto buia.

L’interpretazione dei tre attori è molto buona anche se bisogna sottolineare l’ottima prova del giovane Ed Oxenbould.

Voto: 6,5

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