“Il mio piede sinistro”, l’incredibile storia di Christy Brown

Recensione  30 anni – Era il 7 aprile 1989 e sono passati 30 anni dall’uscita nelle sale italiane de Il mio piede sinistro, film diretto da Jim Sheridan che consacrò Daniel Day-Lewis quale magnifico interprete.

L’impresa di Christy

Dublino, anni ’30 del secolo scorso. Christy Brown (Daniel Day-Lewis) è un bambino paraplegico dalla nascita. Cresciuto in una famiglia contadina – dove la madre (Brenda Flicker) ha fatto da guida per tredici figli e il padre ha frequentato più i pub che la sua prole – Christy, un po’ alla volta, inizia ad avere la consapevolezza di poter utilizzare il suo piede sinistro, con il quale riesce a scrivere una parola col gesso. Da qui darà avvio ad un percorso appassionante che, attraverso una ferrea volontà, porterà Christy a divenire uno scrittore e un pittore di successo. Oltre a trovare lo spazio per i sentimenti.

Il coraggio di superarsi

È l’opera prima del regista irlandese Jim Sheridan, che scrisse Il mio piede sinistro insieme a Shane Connaughton, traendo la sceneggiatura dall’autobiografia del protagonista. Una storia di coraggio e voglia di superarsi nonostante le oggettive difficoltà fisiche e, purtroppo, sociali.

La determinazione di Christy Brown andò oltre le barriere che si frapponevano tra i desideri dell’uomo e la possibilità di realizzarli, e affermò come anche i diversamente abili potessero mostrare a chiunque le loro qualità. Anche in considerazione del fatto che fosse la metà del Novecento e che certe convinzioni retrograde ritenessero impossibile dare delle opportunità ai portatori di handicap come Brown.

La bravura di Shediran è stata anche quella di non cedere al facile pietismo, ma piuttosto di impostare la narrazione sul piano realistico e quanto più sincero nei confronti dello spettatore. Non era necessario, infatti, caricare ulteriormente la quantità di emozioni che il film di per sé trasmette, lasciando percepire tutti gli aspetti, anche meno evidenti, dei quali l’opera è composta.

Oltre ai particolari da cogliere, dunque, il film è caratterizzato da alcune scene che consentono di porsi in empatia con Brown, frutto della sua vivacità e spirito di iniziativa, nonostante alcuni, comprensibili momenti di sconforto e impulsività, propri del carattere di Christy.

La prima perla di Daniel

Dopo un inizio carriera in continua crescita, con Il mio piede sinistro Daniel Day-Lewis avrebbe proseguito una lunga parabola di consacrazione professionale, scandita da selezionatissimi e bellissimi film ed attraverso delle interpretazioni straordinarie.

Sono infatti ventuno le pellicole cui l’attore britannico ha preso parte finora, e ben sei le candidature agli Oscar, con tre statuette vinte. Ogni suo lavoro è da considerare un evento, e la cadenza molto particolare con la quale Day-Lewis si concederà alle scene si evidenziò proprio dal 1989 in poi. Per annunciare, qualche tempo fa, il ritiro dalle scene. Ma non sarebbe la prima volta che Daniel tornasse, in seguito, sui suoi passi…

Oltre ai riconoscimenti di pubblico e critica verso l’interprete, la stessa fortuna di quest’ultimo avrebbe arriso anche a Jim Sheridan, il quale lavorerà con Day-Lewis anche ne In nome del padre (1993) e The Boxer (1997). Opere che, insieme a Il campo (1990), compongono la quadrilogia dedicata all’Irlanda, e rappresentano il periodo più importante nella carriera del regista.

Agli Oscar 1990, Il mio piede sinistro ottenne cinque candidature: miglior film, regia, sceneggiatura non originale, attore protagonista (Day-Lewis) e attrice non protagonista (Flicker), vincendo in queste ultime due categorie.

Un film che conserva interamente il proprio rilievo sociale e una forza narrativa indiscutibile.

Voto: 7,5 

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