Quanto Basta

Recensione in anteprima – Quarto lungometraggio per Francesco Falaschi che si addentra nelle dinamiche tra due diversi mondi che si confrontano e, in qualche modo, vogliono rispettarsi. La cucina come punto di contatto in un film che vede la straordinaria prova del giovane Luigi Fedele. Dal 5 aprile al cinema.

Arturo (Vinicio Marchioni) è un cuoco stellato caduto in disgrazia a causa del suo temperamento collerico, che gli ha fruttato un arresto per percosse e lesioni aggravate. La pena alternativa che gli è stata comminata è quella di insegnare a cucinare ad un gruppetto di ragazzi autistici affidati ai servizi sociali e supervisionati dalla bella psicologa Anna (Valeria Solarino). Nel gruppetto spicca Guido (Luigi Fedele), un ragazzo affetto da sindrome di Asperger, che ha un talento innato per l’alta cucina. Guido chiederà ad Arturo di fargli da tutor per un concorso culinario: uno di quelli che lo chef odia e che hanno partorito fenomeni mediatici come il suo acerrimo rivale, il simil-Cracco Daniel Marinari (Nicola Siri). Riusciranno Arturo e Guido ad aiutarsi a vicenda a superare i rispettivi limiti comportamentali?

“Quanto basta”, abbreviato in “qb”, è, inutile dirlo, un termine che viene usato sovente per indicare la quantità di un determinato prodotto che deve essere valutato da chi cucina. Il film si basa su questo concetto e lo ribalta nei rapporti umani tra Arturo, Anna e soprattutto con Guido.

“Quanto basta” cerca di mantenere la giusta quantità di ironia, freschezza, serietà nel trattare un argomento molto importante: l’autismo e, in particolare la sindrome di Asperger. Il compito di portare in un film questi temi non è mai facile. Si possono ricordare i famosi “Rain Man” o “Mi chiamo Sam”. Ma anche i più recenti “Adam”, “Molto forte incredibilmente vicino” e “The Accountant” si focalizzano sulla sindrome di Asperger in maniera diversa e coinvolgendo diverse fasce d’età e ambiti.

In ultimo, e ancora inedito in Italia, il bellissimo “Please, Stand by” porta nuovamente il tema di questo disturbo e lo fa con una caratteristica comune di questi film: un interesse centrale del protagonista, la sceneggiatura per Wendy di “Please, stand by” e, in questo film italiano, la cucina per Guido.

Dopo aver interpretato Ferro Pardini in “Piuma”, Luigi Fedele è Guido, aspirante cuoco che ha un palato sopraffino per distinguere tutti gli ingredienti di un piatto. Se nel film di Roan Johnson, Luigi Fedele creava, insieme al resto del cast, una buona prova corale, qui, in “Quanto basta” risulta l’attore principale.

Il giovane attore italiano da prova della sua bravura di attore e, sebbene a volte l’interpretazione ricorda molto quella di Dustin Hoffman in “Rain Man”, il personaggio di Guido risulta non banale e gli atteggiamenti, i tic, i ripetuti riti e fobie son ben studiate e calibrate all’interno di una sceneggiatura ben curata.

La trama, sicuramente non originale, cavalca la moda dei concorsi show culinari dimostrando anche una certa ironia nei confronti dei cuochi-showman. All’interno di questo percorso di crescita professionale di Guido in cucina si innestano anche la crescita personale ed affettiva tra i personaggi. Il percorso di conoscenza reciproca tra Arturo e Guido è sicuramente una delle parti migliori del film mentre risulta poco credibile, nelle azioni, l’assistente sociale Anna.

Da sottolineare anche l’incontro di Guido con il mondo al di fuori dai suoi luoghi quotidiani e, in particolare, la scoperta dell’amore, quella genuina infatuazione che viene gestita in maniera vera, reale e senza sconti da un’ottima Benedetta Porcaroli, parte piccola per lei ma determinante.

“Quanto basta” è un film semplice, godibile e fresco che tratta di un tema difficile e impegnativo senza impantanarsi in banalità.

Voto: 6,5

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