Lady Bird

Recensione in anteprima – L’impressionante interpretazione di Saoirse Ronan in questo pseudo-racconto di formazione di area indie, il folgorante debutto alla regia di Greta Gerwig. “Lady Bird” è un’opera universale capace di comunicare oltre la realtà autobiografica della regista di Sacramento. Al cinema dall’ 1 marzo

Christine rifiuta il nome che le è stato attribuito, per usarne uno che si è scelto: Lady Bird. Odia Sacramento, dove non succede nulla, e sogna New York. Nella lotta per affermare le proprie scelte la asseconda il padre disoccupato, ma non la madre infermiera, preoccupata per il suo futuro.

Nella sua prima regia in solitaria Greta Gerwig presenta molti elementi della sua vita da adolescente in quel di Sacramento, dove lei è nata e vissuta. La diciassettene Christine (Saoirse Ronan) vive la situazione altalenante ed emotivamente provante del diventare adulta, del passaggio dall’età fanciullesca a quella di giovane donna pronta a lasciare il proprio nido. Questa libertà cercata e soffocata dalle regole, dalle tradizioni e dalle convenzioni viene splendidamente espressa da un’intepretazione di Saoirse Ronan che è quanto di meglio si possa vedere al cinema in questo genere di film.

La regista di Sacramento mette in pratica tutta l’esperienza carpita nei lavori da attrice con il compagno sceneggiatore e regista Noah Baumbach. Sceneggiatura con dei personaggi veri, poco steriotipati senza per questo essere banali o piatti. Anzi, la complessità dell’animo di Christine è amplificata dalle relazioni che lei intrattiene quotidianamente (o che non riesce a intrattenere) con la madre, il padre, le amiche, gli insegnanti e i suoi amori, passeggeri, futuli, da cotta adolescenziale ma non meno importanti dal suo punto di vista.

Dal punto di vista realizzativo “Lady Bird” è un piccolo gioiello di film, uno pseudo film indipendente che ha molto da dire a livello recitativo e registico. La regia è accurata, non perde mai di vista la “Lady Bird” del titolo, quella Christine che viaggia alla ricerca di se stessa e delle sue esperienze da vivere.

“…la miglior versione possibile di me stessa”

Questa è la risposta alla precisa domanda di Marion McPherson, la madre di Christine a Lady bird. E’ una risposta piena di richiesta. La richiesta d’aiuto di una ragazza che si vede crescere e vuole avere la libertà di seguire i suoi sogni, andare nel college newyorkese nonostante le difficoltà economiche, innamorarsi veramente, divertirsi, illudersi, provare nuove avventure. Il rapporto con la madre è più profondo di quanto sembra. Confinato nella conflittualità deflagrerà prepotentemente nel corso del film.

Il rapporto, più tenero, con il padre è molto più intimo, complice. Larry McPherson, il padre, è una figura rassicurante per Lady Bird e lei può contare sempre sul suo appoggio diretto. Un ottimo alleato per la sua vita piena di sconvolgimenti e riordino delle proprie priorità.

La regia di Greta Gerwig asseconda queste relazioni, le mette in risalto nelle espressioni di Christine che non può sottrarsi all’evidenza delle sue pulsioni, voglie, sentimenti nonostante il primo istinto sia quello di chiudersi verso gli altri rifugiandosi in modo servile al fumo (una caratteristica che imbruttisce Saoirse Ronan non poco) e all’alcol.

“Lady bird” è un film che scorre molto velocemente complice anche la poca durata di 94 minuti. Una prima prova da regista di Greta Gerwig molto convincente. Saoirse Ronan dimostra una capacità recitativa fuori dal comune e fa brillare tutto il cast con la sua prova. Un film interessante, mai scontato e pienamente reale, vero, sincero.

Voto: 8,1

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