Brutti e cattivi

Recensione in anteprima – Venezia 74 – Orizzonti – Cosimo Gomez esordisce con una commedia d’azione, cinica e dissacrante, nella quale alla cura per i personaggi non corrisponde uno sviluppo narrativo all’altezza. Un’opera coraggiosa ma non del tutto riuscita. Al cinema dal 19 ottobre.   

Periferia di Roma. Un mendicante paraplegico soprannominato il Papero, con la complicità di sua moglie, una bellissima donna senza braccia detta la Ballerina, del suo accompagnatore, un tossico rastaman detto il Merda, e di un nano rapper il cui nome d’arte è Plissé, mette a segno una rapina nella banca dove il boss di un potente clan mafioso cinese nasconde i proventi delle sue attività illecite. Dopo il colpo però le cose si complicano.

Al suo esordio, il regista Cosimo Gomez, vincitore con questo soggetto del prestigioso Premio Solinas, tenta di seguire la strada aperta in questi ultimi anni nel panorama italiano da pellicole come Smetto quando voglio” e Lo chiamavano Jeeg Robot, realizzando un’opera pulp, fieramente di genere, coraggiosa e politicamente scorretta, ai limiti del trash. Le intenzioni sono interessanti: parlare di uguaglianza e di diversità raccontando una storia cinica, popolata da personaggi “brutti e cattivi” per l’appunto, che danno vita a una serie di inseguimenti e vendette, tradimenti ed esecuzioni. E nella prima parte il film si rivela davvero irresistibile, grazie al suo tono spregiudicato e ai suoi protagonisti fuori da ogni schema.

Nella seconda parte, però, si ha un calo di ritmo piuttosto evidente e ci si rende conto che all’attenzione riservata ai personaggi, resi iconici a tutti i costi, non corrisponde uno sviluppo narrativo all’altezza: nonostante la struttura a incastro e i salti temporali per rendere il tutto più avvincente, alla fine la girandola di tradimenti incrociati finisce per mostrare la corda e, malgrado un paio di sequenze memorabili nel loro essere estreme, si arriva infine ad una conclusione tutto sommato più innocua del previsto.

Certo, ci si diverte (anche se diverse gag sono piuttosto grossolane) e non ci si annoia mai, le interpretazioni sono di altissimo livello, a partire da quella del grande Claudio Santamaria, ed è ammirevole il coraggio dimostrato da Gomez nel lanciarsi in un’impresa rischiosa senza mai tirare il freno. Ma alla fine si rimane con la sensazione di aver visto un’opera non del tutto riuscita, forse più interessante nelle intenzioni che non nel suo esito effettivo.

Voto: 6,2

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Diego Pelizza

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