La ragazza del treno

Recensione in anteprima – Dopo l’enorme e inaspettato successo editoriale, ai vertici di tutte le classifiche, con oltre 15 milioni di copie vendute in tutto il mondo, La Ragazza del Treno, soprannominato “il thriller dei record” si prepara ad entrare nelle sale cinematografiche, in Italia dal 3 novembre.

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Uscita a pezzi dal divorzio, Rachel (Emily Blunt) comincia ad osservare, dal treno che prende ogni mattina e ogni sera, la coppia apparentemente perfetta che vive in una casa che vede ogni giorno. Da lì scorge anche la casa in cui un tempo viveva con l’ormai ex marito Tom (Justin Theroux) che ora abita insieme ad Anna (Rebecca Ferguson) e la loro bambina. Nel tentativo di distrarsi, Rachel sviluppa una specie di ossessione per i vicini di Tom e Anna, Megan (Haley Bennett) e Scott Hipwell (Luke Evans): li osserva per mesi, fino a quando, una mattina scorge dal finestrino una scena che la sconvolge si trova improvvisamente implicata in un caso misterioso e sconcertante in cui nulla è come appare.

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Il film di Tate Taylor (The Help) così come il romanzo di Paula Hawkins, è raccontato dal punto di vista di Rachel, Megan e Anna. È Rachel però, la narratrice principale, proprio lei, che beve dalla mattina alla sera, che spesso si sveglia nel suo letto e non si ricorda come ci sia arrivata e cosa sia successo la sera prima. Inevitabilmente, ad un certo punto si comincia a capire che lei, la narratrice principale, non è per niente affidabile, quindi tutte le certezze dello spettatore vacillano. La Ragazza del Treno è un thriller psicologico in cui realtà, apparenza, bugie e verità si intrecciano in un crescendo inquietante. È uno dei pochi casi di trasposizione cinematografica di un libro che riesce a catturarne i principi fondamentali, a mantenere la suspense e a trasmettere allo spettatore lo stesso senso di disagio e inquietudine che il lettore trae dal libro.

L’eccellente performance di Emily Blunt salva un cast che, nonostante l’ottimo potenziale, risente della sceneggiatura un po’ povera di caratterizzazione e tridimensionalità dei personaggi. Luke Evans e Rebecca Ferguson (e di conseguenza i loro Scott e Anna) sono particolarmente affetti da questo problema.

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Inspiegabile, perfino per la stessa sceneggiatrice, Erin Cressida Wilson (Chloe – tra seduzione e inganno; Secretary) è il cambio di location: il libro è ambientato nella periferia di una grigia Londra, talvolta su un treno pieno di pendolari, che ogni mattina raggiungono il centro per lavoro; talvolta nel classico quartiere periferico londinese con quelle graziose villette ordinate, con il giardino che da sui boschi, in questo caso interrotti dai binari del treno. Scorrendo le pagine è facile immaginarsi uno scenario del genere e nella mente del lettore si prefigura quel pittoresco, forse un po’ stereotipato, ambiente tipicamente inglese, chic ed elegante ma allo stesso tempo cupo e tetro. Nel film tutta questa atmosfera è stroncata brutalmente e rimpiazzata dalla solita New York. È una di quelle scelte che cambiano tutto e niente, la storia ha senso comunque, ma allo stesso tempo perde una componente importante, senza un motivo valido.

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Complessivamente è un bel thriller, apprezzabile sia da chi ha letto il libro, sia da chi si approccia alla storia per la prima volta. I temi sono attuali e coinvolgenti, i colpi di scena non mancano e la suspense c’è. E poi, chi di noi, di tanto in tanto, su un treno, un autobus o una metropolitana non si interroga o non fantastica sulla vita, le passioni e i segreti degli ignari sconosciuti che si intravedono durante il viaggio?

Voto: 7

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