Una notte al museo 3

Recensione – Terzo film di una saga nata per caso, piaciuta al pubblico e che, molto probabilmente termina la sua corsa. Cambia il museo principale, si aggiungono personaggi ma la storia è sempre la stessa, ripetuta e fedele alle aspettative dello spettatore.

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Larry, il guardiano del Museo di Storia Naturale di Manhattan, questa volta è alle prese con la strana muffa verde che sta ricoprendo gradualmente la tavola del faraone, quella che, di notte, dà vita a tutti i personaggi all’interno dell’istituzione museale. Per venire a capo del problema, e permettere alla magia notturna di continuare a fluire, Larry dovrà recarsi al British Museum: così come nel secondo episodio della minisaga la storia traeva nuova linfa dall’entrata in scena di personaggi recuperati allo Smithsonian di Washington, in questo terzo episodio a prendere vita sono un triceratopo e numerosi elefanti, tartarughe e guerrieri ninja, Garuda tibetani e Sir Lancillotto in persona  tutti appartenenti al museo inglese.

Una-notte-al-museo-3_cIl primo film della saga è nato per pubblicizzare il Museo di Storia Naturale di Manhattan e per far avvicinare i più giovani al Museo stesso. L’inaspettato sucesso ha convinto i produttori e il regista a crearne un secondo capitolo e, con una gestazione più travagliata questo terzo film. Tutti e tre i capitoli hanno in comune lo stesso procedere delle vicende infarcite ogni tanto con qualche originalità e qualche spunto di riflessione.

In “Il segreto del faraone” si varcano i confini del continente americano e si approda in territorio europeo, chiaro messaggio che il messaggio del film può essere replicato non solo nel paese nel quale è nato ma anche in altri continenti e utilizzato, con un ritorno alle origini, per lo scopo iniziale.

Una-Notte-al-Museo-3_dQuesto terzo capitolo ha tutta l’aria di poter essere considerato il capitolo conclusivo, per una serie di ragioni. Se la trama principale non può cambiare granché son le novità e i nuovi personaggi che possono dare nuova linfa alla vicenda ma questo gioco non potrà ripetersi all’infinito con gli stessi protagonisti. La vicenda, a tratti, personalmente noiosa, rassicura però lo spettatore e crea sempre una sorta di magia e di stupore negli occhi dei più giovani che vengono coinvolti in animazioni di statue, ossa, personaggi celebri e persino costellazioni molto ben fatte.

Funzionano molto bene i nuovi innesti nella vicenda, una Rebel Wilson sempre  estremamente divertente in un ruolo abilmente cucitole addosso. Un Lancillotto un po’ sui generis e smarrito, una copia preistorica di Larry, un Ben Stiller che si propone in un doppio ruolo abile a imitare sé stesso in una sorta di specchio all’infinito un po’ come lo è l’intera trama.

La narrazione si evolve in una sorta di videogame dove le varie stanze che i personaggi affrontano costituiscono i vari livelli che bisogna oltrepassare per poi arrivare alla rivelazione finale. Altro ulteriore elemento che identifica Larry in una specie di Peter Pan che, nel corso dei tre film è cresciuto, vede crescere il figlio ma che non riesce a stare lontano dal suo mondo fanciullesco dove il Museo è, per lui una magia. Il finale, che rallenta, e da l’idea di ultimo capitolo, almeno con i personaggi che abbiamo conosciuto, è forse, la parte più emotivamente coinvolgente. E’ un tuffo al cuore sentire le ultime parole di un Robin Williams (“Teddy” Roosevelt) che ritorna a essere statua da museo, il suo “la magia continua” nonostante tutto è un mezzo testamento nel suo penultimo film nel quale ha recitato.

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Un film adatto alle famiglie, ai ragazzi, ai bambini. Un film che affascina anche nella ripetitività, perché è questo quanto si trova in un museo: sempre le stesse opere, magari sempre allo stesso posto ma ogni volta che si va a visitarlo, la magia è sempre diversa.

Voto: 6,23

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