Natale a cinque stelle

Recensione – Una nuova incarnazione del cinepanettone (o quasi) del 2018 viene distribuito direttamente su Netflix. La piattaforma di streaming, infatti, oltre ai tanti titoli natalizi, presenta anche questa nuova “portata” tutta italiana sceneggiata dai fratelli Vanzina e diretta da Marco Risi. Un film che nasce già vecchio nonostante cerchi di attualizzare, male, diversi temi, soprattutto politici. 

Il Premier italiano Franco Rispoli (Massimo Ghini) è in visita ufficiale in Ungheria, insieme alla sua delegazione. Oltre agli incontri professionali, il politico intende passare di nascosto qualche ora lieta in compagnia di una giovane onorevole dell’opposizione Giulia Rossi (Martina Stella). Ma quando i due amanti stanno per ricongiungersi, nella loro stanza d’albergo viene scoperto un cadavere…

Nuova distribuzione vecchia comicità

Il cinepanettone invade anche la distribuzione Netflix ma ad una nuova e più moderna distribuzione non si affianca una comicità più adatta ai nostri tempi. Sceneggiatura e scrittura di battute e personaggi sembrano totalmente fermi a una dinamica anni ’80. Non aiuta l’ambientazione, l’Ungheria che fa molto “Occhio alla Perestroika”.

“Budapest e corna”

Una delle tante battute molto poco felici e che lasciano basiti per quanto possano essere per nulla divertenti ed estremamente irritanti per la banalità.

Si sorride ogni tanto durante il film, ma non si ride mai. “Natale a cinque stelle” vuole fare il verso alla politica italiana entrandovi in maniera diretta senza lasciare nessuna interpretazione allo spettatore. Vengono citati direttamente molti politici e partiti di governo e non. Così come è evidente il riferimento a Maria Elena Boschi riguardo al personaggio di Martina Stella.

Il fatto di  introdurre elementi di politica attuale non è sufficiente a salvare il film e a renderlo interessante o comico, la realtà ha dato modo di essere di gran lunga più comica e interessante.

L’inutile e forzata esterofilia

“Natale a cinque stelle” si svolge per la maggior parte del tempo in Ungheria, a Budapest. La volontà, totalmente inutile, di usare questa location si sposa con una malcelata voglia di rendere europeo un film che, invece continua a mostrare tutte le peggiori caratteristiche di una commedia italiana stanca e ripetitiva.

Accanto a una storia banale e forzata in molti passaggi, la dinamica dell’equivoco a ogni costo rende il tutto inutilmente articolato. La presenza di Martina Stella, per buona parte del tempo sfacciatamente in lingerie, se, da un lato appaga gli occhi dei soliti “guardoni da cinepanettoni”, dall’altro mistifica tutti gli sforzi recitativi dell’attrice. Unica ad avere un buono spazio per esprimersi facendolo con un impegno un po’ meno passivo del resto del cast.

Totalmente sprecato e relegato a un ruolo fortemente stereotipato il talento di Andrea Osvàrt qui anche produttrice, così come quello di Ricky Menphis qui portaborse che subisce le angherie del suo capo. Tutto il cast appare non in forma e quasi forzato a ruoli che non sente per nulla.

Una baraonda di luoghi comuni

Accanto all’inutile esterofilia si fanno strada anche i consueti stereotipi che qui si materializzano attraverso i componenti lo staff dell’albergo a Budapest. Il Biagio Izzo cameriere napoletano e la donna di servizio barese sono ciliegine su una torta indigesta che calca inutilmente su luoghi comuni regionali che lasciano il tempo che trovano quando, in certi casi, non irritano.

Si parla di politica, si continua a parlare di corna e matrimonio, di persone, partiti, vip e altro con la stessa identità modalità di quando se ne parlava dieci, vent’anni fa. Cambia solo il nome di riferimento, il partito preso di mira (ma neanche tanto in realtà) con tutte quelle banalità che si leggono scritte sui social. La politica è sporca e brutta, sempre, questo il messaggio che si aggiunge ai luoghi comuni del film.

“Natale a cinque stelle” se non può essere considerato un cinepanettone classico, sicuramente può essere definito uno dei peggior film di Natale della commedia italiana. Sì perché il film narra anche del Natale, ma è solo nel titolo e nel periodo in cui si svolge il tutto: la settimana del Natale. Per il resto, se il film fosse uscito a ferragosto con “Ferragosto a cinque stelle” sarebbe stata la stessa identica cosa.

Voto: 2,5

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