Aquaman

Recensione in anteprima – Sesto film del DC Extended Universe prodotto da Warner Bros. insieme a DC Entertainment. Si tratta però di un capitolo a parte che ha la funzione di presentarci la storia di Aquaman sin dalle sue origini. Nonostante la forzata epicità il film diverte senza troppe pretese. Eccessiva la durata. Al cinema dall’ 1 gennaio.

Arthur (Jason Mamoa)  è figlio di Tom (Temuera Morrison), guardiano di un faro, e Atlanna (Nicole Kidman), nientemeno che regina di Atlantide. L’unione dei due è però clandestina, tanto che per salvare il figlio Atlanna accetterà di farsi giudicare nella città subacquea, che la giustizierà consegnandola al più feroce dei popoli sottomarini. Arthur cresce imparando in segreto da Vulko (Willem Dafoe), consigliere del re e di suo figlio Orm (Patrick Wilson), i segreti di Atlantide, ma da adulto preferisce stare lontano dalla città sommersa e si limita a compiere gesta eroiche in mare, come salvare un sottomarino da un team di pirati.

Qui finisce per lasciare morire uno di loro e il figlio giura vendetta, tanto da allearsi con il fratellastro di Arthur, Orm. Nel mentre la figlia di Re Nereus (Dolph Lundgren), Mera (Amber Heard), cerca di convincere Arthur ad abbracciare il suo retaggio di regale atlantideo per scongiurare una guerra, ma per riuscire in questo piano sarà necessario ritrovare il perduto tridente di Atlan.

Tra la terra e il mare

Il film inizia già dai titoli di testa a manifestare la sua marina. Il logo Warner Bros. infatti, è accompagnato da un tipico rumore di fondale sottomarino. Questa commistione tra terra e mare sarà il fil rouge di tutto il film decretando il continuo conflitto, mai sopito, tra le due anime di Aquaman: Atlantideo per nascita, umano per vocazione.

L’unione tra Tom e Atlanna avviene per caso ed è narrata prima dell’apparire del titolo del film. Diversi minuti che ci narrano velocemente come avviene l’innamoramento tra i due e la creazione di quella che, normalmente, dovrebbe essere una famiglia felice. Il destino di Atlanna invece è segnato e vede la regina di Atlantide dover abbandonare figlio e compagno.

Un tocco, quello del regista James Wan, che non è solo azione pura, anzi, c’è molta tenerezza in diverse sequenze. Rimane quel sottile velo di sensazionalismo scenografico (l’alba, il tramonto, il mare) e iperbolici usi della videocamera in modalità videogame.

Il richiamo marino e la violenza

Una volta adulto, Arthur vive sulla terra come un normale lavoratore e usa i suoi poteri per risolvere un attacco pirata a un sottomarino. Non è la prima volta che Aquaman dimostra la sua abilità fuori dal comune ed è un personaggio talmente affermato da avere anche richieste di selfie.

Ma Arthur sente il richiamo del mare perché ha il forte desiderio di chiedere giustizia per quanto successo a sua madre. Durante la sua infanzia e adolescenza è stato addestrato segretamente da Vulko ma non ha mai abbracciato la vita marina pur sapendo di essere, teoricamente l’erede al trono.

C’è una costante nella prima parte del film riguardo alla violenza. Scontri molto spesso gratuiti rispetto allo svolgersi della vicenda. Una particolarità che aggiunge azione ma che denota la malcelata volontà di far apparire l’eroe in tutta la sua potenza e fisicità. La superficie, come viene chiamata dagli abitanti di Atlantide, è, tra l’altro, bellicosa.

“La violenza ha sempre avuto luogo in superficie, si rovineranno da soli ma prima rovineranno quaggiù”

L’ecologia

Avevamo il potere dell’energia illimitata quando ancora la gente in superficie credeva che la Terra fosse piatta”

Questo passaggio del film ci indica il livello tecnologico raggiunto da Atlantide, caduta poi per superbia dei suoi abitanti e governanti. Atlantide è divisa e ci viene presentata con un’estrema esaltazione di colori e di frenesia da ricordare il mondo di “Pandora” in “Avatar”. Un’immersione, nel vero senso della parola, nel mondo marino.

E’ chiaro, per tutto il film il messaggio ecologista per come gli umani trattano male anche il mondo marino inquinandolo. Vendicare questo atteggiamento dei terrestri è una delle motivazioni “di facciata” che muovono la sete di potere del fratellastro Orm.

Rapporti umani e marini

“Rosse, le devi amare”

Aquaman segue così, con questa battuta, il lancio dall’aereo della principessa Mera (una splendida Amber Heard). E’ una confessione di qualcosa che era palese da diverse scene e che si manifesterà concretamente con il giusto ritmo e la giusta crescita della relazione.

Quella tra Arthur e Mera non è la sola relazione che nasce e, soprattutto cresce. Nel film è interessante il rapporto allievo-maestro che si instaura tra Vulko, un sempre impeccabile Willem Dafoe e lo stesso Arthur. “Aquaman” parla anche di altre relazioni che interessano Arthur come il rapporto col padre, con il fratellastro e, soprattutto, con la mancanza della madre.

aquaman-movie-amber-heard

Il recupero del tridente di Atlan (che, nella narrazione viene descritto essere stato costruito in una modalità molto simile alla forgiatura della spada di Aragon e al martello di Thor) è una delle scene più simboliche del film.

Non da ultimo viene introdotto anche lo scontro tra Aquaman e Black Manta. Da tutto questo, si capisce che 143 minuti son sì una durata ampia per un film che vorrebbe solo intrattenere ma sono anche forse pochi per tutto quello che viene narrato e accennato.

“Aquaman” risulta un film discreto in alcune parti e molto “cool” in altre puntando sull’azione, l’ironia e l’esaltazione del fisico di Jason Mamoa che, a dire la verità non viene sfruttato come si poteva temere. La storia può essere definita interessante e sviluppata con una buona dinamica ma si rischia l’ipertrofia di informazioni, relazioni, situazioni, ambienti che, non hanno il giusto spazio per essere approfondite.

Voto: 6,3

Commenti