Il caso Spotlight

Recensione in anteprima – Sarà nelle sale italiane dal 18 febbraio il film che ha raccolto consensi di critica e di pubblico nei festival e paesi nei quali è stato già proiettato. Presentato in anteprima mondiale nel settembre 2015 fuori concorso alla 72esima Mostra del cinema di Venezia il film ha vinto come miglior film, cast e sceneggiatura alla scorsa edizione dei Critics’ Choice Awards. 

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Quando il nuovo direttore Marty Baron (Liev Schreiber) arriva alla redazione del Boston Globe, decide di rispolverare un vecchio caso di abusi su minori da parte di un sacerdote della città, affidandolo al team investigativo chiamato “Spotlight”, composto da Michael Rezendes (Mark Ruffalo); Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams); Matt Carroll (Brian d’Arcy James) e diretto da Walter “Robby” Robinson (Michael Keaton). L’inchiesta, che otterrà il premio Pulitzer, finisce per portare alla luce, o meglio, letteralmente sotto i riflettori una quantità spaventosa di casi analoghi e, l’ ancora più grave insabbiamento sistematico di tutte le vicende.

Thomas McCarty ci mostra i fatti con distacco e oggettività, con rispetto per le vittime, ma anche per i carnefici. La sceneggiatura, scritta insieme a Josh Singer è ottima, lo stesso vale per i ritmi della narrazione: è come se il film fosse un buon articolo di giornale, che denuncia e condanna i fatti accaduti, ma non prende mai posizione contro la Chiesa, né tantomeno contro fede e religione.

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Non nasconde, per esempio, che le responsabilità degli insabbiamenti non sono imputabili esclusivamente alla Chiesa, ma anche all’ambiente laico; o ancora, espone con delicatezza e riguardo, gli effetti collaterali dell’uscita del fatidico primo articolo sul caso, quali lo sgomento nei fedeli, la progressiva perdita della fiducia nell’istituzione, o addirittura della fede in Dio.

Il caso Spotlight ha come scopo principale la divulgazione, la denuncia dei fatti, quindi tutti gli altri elementi che solitamente caratterizzano insieme un film, fanno un piccolo passo indietro a favore della narrazione: attori eccellenti come Michael Keaton, Liev Schreiber e Mark Ruffalo non si impongono mai sulla scena, ad eccezione forse di Ruffalo, che ha diritto al suo breve ma intenso momento di gloria, (e che ha ottenuto una candidatura all’oscar come miglior attore non protagonista).

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Questo film è essenziale, dallo stile chiaro e pulito, ma non gli manca nulla. Non mostra la violenza nel suo atto, come si fa nella maggior parte dei casi per caricare emotivamente una pellicola, ma la sua forza colpisce ugualmente, lascia con l’amaro in bocca e invita, anzi obbliga alla riflessione. Un film da non perdere, candidato a 6 premi Oscar (Film, Regia, Attore e attrice principale (Mark Ruffalo e Rachel McAdams), miglior sceneggiatura originale e miglior montaggio) ha serie possibilità di ben figurare. Il film sarà nelle sale italiane dal 18 febbraio.

Voto di Sara (recensione) 8

Voto di Pynox: 7,8

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