Il diritto di contare

Recensione in anteprima – Dopo l’apprezzato St.Vincent, Theodore Melfi dirige il suo terzo lungometraggio. La vera storia di Katherine Johnson, afro-americana e matematica che fu determinante per la vittoria degli USA nella corsa al predominio spaziale. Nelle sale italiane dall’8 marzo.

Nella Virginia segregazionista degli anni Sessanta, la legge non permette ai neri di vivere insieme ai bianchi. Uffici, toilette, mense, sale d’attesa, bus sono rigorosamente separati. Da una parte ci sono i bianchi, dall’altra ci sono i neri. La NASA, a Langley, non fa eccezione. I neri hanno i loro bagni, relegati in un’aerea dell’edificio lontano da tutto, bevono il loro caffè, sono considerati una forza lavoro flessibile di cui disporre a piacimento e sono disprezzati più o meno sottilmente. Reclutate dalla prestigiosa istituzione, Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson sono la brillante variabile che permette alla NASA di inviare un uomo in orbita e poi sulla Luna. Matematica, supervisore (senza esserlo ufficialmente) di un team di ‘calcolatrici’ afroamericane e aspirante ingegnere, si battono contro le discriminazioni (sono donne e sono nere), imponendosi poco a poco sull’arroganza di colleghi e superiori. Confinate nell’ala ovest dell’edificio, finiscono per abbattere le barriere razziali con grazia e competenza.

“Il diritto di contare” arriva in Italia per la festa delle donne e proprio le donne sono protagoniste di tutta la storia. Il titolo originale è “Hidden Figures” ben più corretto e azzeccato per descrivere delle figure nascoste, che hanno lavorato dietro le quinte per raggiungere obiettivi storici.

Il film è tratto dal libro “Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race” (“La storia della donna Afro-americana che aiutò a vincere la corsa allo spazio”). Raccontare la storia vera di Katherine Johnson è raccontare anche la storia degli Stati Uniti di quegli anni, con la situazione conflittuale tra le rivendicazioni dei diritti dei neri e la forte opposizione di xenofobi, razzisti e di tutta quella parte della società americana che vedeva mal volentieri la presenza di uomini e donne di colore all’interno di spazi solitamente destinati ai bianchi.

La sceneggiatura di Allison Schroeder e dello stesso Theodore Melfi alterna dramma e commedia prediligendo le scene di quest’ultima dove vengono presentate le aspettative, i sogni, i progetti e la vita del gruppo di donne protagoniste. Una donna spicca tra le altre: Katherine Johnson, interpretata da un’ottima Taraji P. Henson, lei si rende portavoce di una piccola rivoluzione, convincendo il suo capo con le sue doti di abile studiosa di relazioni matematiche. Al Harrison (Kevin Costner) a capo del programma Mercury, si affida a lei per portare a termine la missione e viene coinvolto anche dalla storia della donna.

Nel cast anche Jim Parsons, indimenticabile Sheldon di “The Big Bang Theory” che interpreta il suo ruolo, cioè uno scienziato astrofisico di rinomata e poco socievole fama, e Kristen Dunst che interpreta una segretaria molto rigida e imperturbabile. Un ottimo insieme di interpreti che viene plasmato egregiamente dal regista in maniera da rendere il film godibile, interessante e non troppo pesante considerati i temi trattati.

Nonostante qualche scena costruita per essere eccessivamente telefonata e abbastanza banale, il film risulta ben diretto e ben interpretato. 3 sono le nomination agli Oscar del 2017: Miglior film, Miglior attrice non protagonista nella persona di Octavia Spencer e Miglior sceneggiatura non originale.

Voto: 7,2

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