The Hateful Eight

Recensione del film in lingua originale in 70mm – Sala Energia Arcadia, Melzo  – L’ottavo lavoro di Quentin Tarantino arriva finalmente nelle sale italiane, anche nel glorioso formato Ultra Panavision 70mm. Un film che non delude le aspettative e racchiude in sé tutti quegli elementi stilistici così personali che The Hateful Eight non può che appartenere al genio del regista statunitense.

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Lungo i sentieri rocciosi del Wyoming una diligenza corre più forte del vento. Un vento che promette furia e tempesta. Ultima corsa per Red Rock, la diligenza si arresta davanti al Maggiore Marquis Warren, diligence stopper e cacciatore di taglie nero che ha servito la causa dell’Unione. Ospitato con riserva da John Ruth, bounty hunter che crede nella giustizia, meno negli uomini, Warren lo rassicura sulle sue buone intenzioni. Il viaggio riprende ma il caratteraccio di Daisy Domergue, canaglia in gonnella condotta alla forca, lo interrompe di nuovo. Durante una sosta imprevista incontrano e caricano, tra chiacchiere e scetticismo, Chris Mannix, un sudista rinnegato promosso sceriffo di Red Rock. Incalzati dalla tempesta che incombe, trovano rifugio nell’emporio di Minnie dove li attendono un caffè caldo e quattro sconosciuti. Interrogati a turno dal diffidente John Ruth probabilmente nessuno è chi dice di essere.

Il film nella versione 70mm, così come il regista Tarantino l’ha pensato e girato, comprende: una overture musicale, di circa quattro minuti, del compositore Ennio Morricone, un intervallo della durata di dodici minuti e scene in più, il tutto per una durata complessiva di tre ore e sette minuti.

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Il tono dell’overture, e di tutta la splendida colonna sonora firmata dal maestro Morricone, è cupo, lento e aumenta di intensità poco alla volta trasmettendo fin da subito allo spettatore un’atmosfera la cui tensione crescerà in modo lento ma costante.

La pellicola si presenta divisa in due parti, nella versione in 70mm è visivamente scandita dall’intervallo. La prima ora e mezza circa è caratterizzata da lunghi dialoghi fra gli otto protagonisti; mentre l’azione vera e propria, “alla Tarantino”, arriva solamente nella parte finale del film. I dialoghi sempre diretti, grezzi e pungenti servono tanto ai protagonisti quanto al pubblico in sala per capire chi siano realmente questi strani e odiosi personaggi che si sono ritrovati tutti insieme in un emporio sperduto del Wyoming, e creano quella suspense che cresce man mano che la pellicola scorre.

E nella versione originale si capisce quanto la bravura dell’intero cast, di altissimo livello, giochi un ruolo fondamentale nel film. Ciascuno degli otto protagonisti ha una precisa connotazione che va a definire il proprio personaggio rendendolo unico, particolare e complesso. Straordinarie le interpretazioni di Samuel L. Jackson e Jennifer Jason Leigh.

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Anche per quanto riguarda l’aspetto delle ambientazioni possiamo trovare una sorta di duplicità in questo ultimo lavoro di Tarantino. Per circa un terzo della sua durata il film si svolge all’aperto, dove la bellezza dei paesaggi sconfinati imbiancati da una spessa coltre di neve è resa estremamente nitida e dettagliata grazie all’utilizzo del 70mm. La maggior parte della storia, però, ha luogo in uno spazio chiuso, ristretto, ben definito. E proprio qui si nota la spettacolarità della fotografia curata da Robert Richardson. La luce calda del fuoco, i colori intensi e pieni e anche i dettagli più piccoli diventano parte integrante della pellicola.

La trama, apparentemente semplice, viene sviluppata in modo complesso ed interessante, quasi come se fosse una piece teatrale. Gli otto hateful, infatti, una volta arrivati presso l’emporio saranno sempre costantemente tutti insieme sulla scena: si osservano, si interrogano a vicenda l’uno con l’altro.

Le tre ore passano veloci e, mentre scorrono i titoli di coda, si comprende quanto Tarantino sia, prima di tutto, un abilissimo scrittore: i dialoghi graffianti, crudi, a tratti divertenti ma sempre curati fin nei minimi dettagli sono il pezzo forte di questa pellicola e servono a sviluppare la complessità dei singoli personaggi.

THE HATEFUL EIGHT

In questo lungometraggio emerge la versatilità di Tarantino e la sua bravura nel creare un’opera che va oltre il singolo genere cinematografico. The Hateful Eight infatti è un western solo esternamente, le dinamiche della storia, la suspense e la tensione che crescono poco alla volta lo fanno assomigliare ad un vero e proprio giallo.

È un film crudo, e crudele, violento, sanguinoso che rispecchia a pieno lo stile inconfondibile e personale di Tarantino.

Voto: 8,2

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