Vacanze ai caraibi

Recensione – Dichiaratamente cinepanettone sia nel sottotitolo che nei trailers, il nuovo film di Neri Parenti è solo la copia sbiadita e dispersa di qualsiasi altra sua opera meglio riuscita. Un film telefonato e slegato con pochissimi spunti interessanti.

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Mario Grossi Tubi ha sperperato il proprio patrimonio e quello della moglie Gianna, ignara delle malefatte del marito. Le sue speranze sono ora riposte nel possibile matrimonio fra la figlia Anna Pia, una nerd con pessimo gusto per i fidanzati, e il cinquantenne Ottavio, che si spaccia per miliardario. Peccato che anche Ottavio sia al verde e sia accampato a sbafo nella villa di “un certo Lapo” ai Caraibi. I Caraibi sono anche la location di altre due storie: quella dell’attrazione fatale fra Fausto e Claudia, opposti per background e stile di vita ma supremamente compatibili in materia erotica, e quella della dipendenza di Adriano, conduttore di una tv catanese, da ogni tipo di gadget tecnologico come da ogni tipo di social.

“Vacanze ai Caraibi – il film di Natale” così, compreso di sottotitolo il film si presenta nelle sale cinematografiche e si è presentato finora con i trailers che inneggiavano molto esplicitamente al cinepanettone tanto che gli attori escono da un panettone gigante. Se il film è, a tutti gli effetti un cinepanettone classico, purtroppo però non è un film di Natale, del Natale commerciale o religioso nemmeno l’ombra. E’ una vacanza come è una vacanza quella che sembrano prendere gli attori e gli sceneggiatori in particolare.

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Per capire con maggiore completezza il film bisogna però stare in sala fino ai titoli di coda. Titoli che presentano una curiosa scena aggiunta che vede intervenire lo stesso regista Neri Parenti nei suoi panni di regista e il duo De Sica/Ghini che impersonano se stessi. Una discussione su come interpretare le scene, se con meno o più volgarità se con più o meno ovvietà. Un cinema nel cinema che riordina un po’ il messaggio e la confezione del film che sarebbe altrimenti da annoverare tra i peggiori cinepanettoni fin qui realizzati.

Il film mette in evidenza uno schema articolato tra tre principali vicende che prese come singole potrebbero essere delle banali storie da cortometraggio, salvando solo la vicenda che vede un bravo Dario Bandiera recitare per quasi tutto il tempo da solo facendo un po’ il verso, nel vero senso della parola, alla tecnologia e a tutte le diavolerie che ogni fruitore di smartphone conosce bene. Un mondo fatto di tante possibilità di comunicazione ma che ti rende isola con un’incapacità a comunicare che si fa parodia estrema e spietata.

Massimo Ghini e Christian De Sica sono protagonisti invece di una vicenda vecchia già nell’incipit, con una Angela Finocchiaro che si distingue sempre per bravura recitativa. Sinceramente l’alchimia tra De Sica e Ghini non sembra delle migliori e le gag sembrano stiracchiate e vecchie. Ilaria Spada e Luca Argentero si dilettano invece a creare una coppia estremamente eterogenea con caratteri opposti e son sì bravi nel sottolinearli ma alla lunga il gioco diventa puerile, semplicistico e ripetitivo.

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“Vacanze ai caraibi” non sembra nemmeno essere stato girato ai Caraibi, o meglio, le vicende narrate non hanno la necessità di un luogo come i Caraibi e nemmeno il paesaggio è messo in risalto, “Vacanze a Rimini” sarebbe stato lo stesso in pratica.

Concludendo, Neri Parenti privo del cinepattone della FilmAuro ha cercato, senza riuscirci di creare un suo cinepanettone con lo stesso schema classico. Solo il finale vuole essere autocritica ma è “fuori tempo massimo” come ormai questo genere di film lo sono a Natale.

Voto: 4,9

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