Il desiderio (script)

Dissolvenza in apertura.

La mdp vaga attraverso il quadro Figure with meat di Francis Bacon: vediamo il volto sfuggente dell’uomo ritratto, le mani appena tratteggiate, le interiora dell’animale smembrato in due, le sue gambe, lo sfondo nero che avvolge uomo e animale. Allo stesso tempo, partono i titoli testa con in sottofondo Main Title from The Fly di Howard Shore.

Gennaro Saviano

presenta

 

Un film di

David Cronenberg

 

Il desiderio

liberamente ispirato al racconto Una stanza chiusa a chiave di Yukio Mishima

Una produzione di

Gennaro Saviano

per conto dell’Arcadia Productions

 

Scritto e prodotto da

David Cronenbrg

Gennaro Saviano

 

Diretto da

David Cronenberg

 

Quando appare l’ultima scritta, siamo sullo sfondo nero del quadro: lo schermo piano dissolve in nero e la musica termina. Per un attimo lo schermo resta nero e non si ode nulla.

Dissolvenza in apertura.

INT. CAMERA D’ALBERGO – GIORNO

 

La mdp inquadra in campo medio un vecchio televisore. Le immagini trasmesse sono quelle del telegiornale del mattino: il conduttore è un uomo compito sui 45 anni con gli occhiali e i capelli castani.

CONDUTTORE TG

Stanotte, dopo una seduta molto lunga, è crollata la coalizione di governo, a causa di dissensi interni. La decisione del primo ministro non giunge inaspettata: da giorni circolavano voci sulle dimissioni del governo. Il capo della commissione per il bilancio si è dichiarato contrario all’aumento delle tariffe ferroviarie e postali, cosa che avrebbe fornito i fondi necessari a un bilancio supplementare. I sindacati delle ferrovie e non solo si sono mobilitati, nei giorni scorsi, organizzando manifestazioni di protesta. A causa dei contrasti, il progetto di un bilancio supplementare si è dunque arenato in maniera definitiva stanotte. A pranzo, il capo del governo dovrebbe incontrarsi con il presidente per discutere della formazione di un nuovo gabinetto.

Kenneth (Jude Law), di circa 40 anni, con capelli biondi corti, un paio di baffi accennati, guarda la tv. Lo vediamo in primo piano: ha i capelli arruffati e gli occhi rossi.

Kenneth spegne la tv.

La stanza in cui Kenneth si trova è piccola, quadrata, con un porta finestra su cui si affaccia un piccolo balcone: vestiti disposti in ordine, quadri anonimi che riproducono paesaggi rurali alle pareti, una scrivania su cui sono poggiati dei taccuini e alcuni libri aperti a metà, accanto al letto una piccola libreria in legno stipata di volumi.

Kenneth si alza: sul comodino è poggiato un pacchetto di sigari ammezzati. Kenneth ne prende uno, apre la porta finestra, uscendo così sul balcone, poggia i gomiti sulla ringhiera e accende il sigaro.

Il cielo è terso e l’atmosfera cittadina tranquilla.

Dall’altro lato della strada, una villetta. Kenneth, d’istinto, guarda nella finestra a lui più vicina: la camera da letto della famiglia che vive nella casa.

Una donna sta vestendosi. Vediamo la donna, inquadrata in campo medio: la donna, una bella donna castana, nota che Kenneth la guarda e alza la gonna, mostrandogli così le natiche nude.

Vediamo Kenneth, che getta il mozzicone del sigaro e torna nella stanza.

INT. ABITAZIONE KENNETH

 

Kenneth, vestito con un discreto completo scuro, scende le scale: Kenneth vive in un albergo tranquillo e silenzioso, che non sembra frequentato da turisti. L’albergo è arredato in maniera semplice ed è molto pulito.

Kenneth arriva nella hall dell’albergo.

Con una carrellata in avanti, vediamo una donna sui 60 anni, ancora molto bella (Dominque Sanda), dietro il banco dell’accettazione. Indossa un vestito a fiori e ha i capelli biondi raccolti. La donna è la proprietaria dell’albergo in cui vive Kenneth, che passa oltre il banco. A vederlo, la proprietaria sorride radiosa.

PADRONA ALBERGO

Buongiorno signor Kenneth.

Kenneth, visto in primo piano, risponde al sorriso.

KENNETH

Buongiorno, signora Hanna.

INT. SALA COLAZIONE

 

Kenneth è seduto a un tavolo, da solo. Una cameriera sudamericana sui 19 anni passa tra i tavoli, li prepara o li sparecchia. Nella sala, oltre Kenneth, un paio di altri clienti dell’albergo.

Kenneth mangia la colazione.

La bocca, inquadrata in dettaglio, mastica senza voracità sia i cibi salati che quelli dolci.

Nella sala entra un uomo, coetaneo di Kenneth, con capelli ricci corti e neri, una mosca di barba, jeans e camicia bianca (Guillaume Canet).

L’uomo siede al tavolo accanto a quello di Kenneth e gli fa un cenno di saluto.

CLIENTE

Salve, Kenneth.

Kenneth risponde.

KENNETH

Salve, Aaron.

Aaron, visto in mezza figura, le mani appena chiuse sul tavolo, annuisce.

INT. AULA UNIVERSITARIA

 

Kenneth è in piedi davanti alla scrivania. Dietro di lui, una vecchia lavagna. Le studentesse e gli studenti, seduti ai loro posto e sparpagliati lungo la sala, prendono appunti, attenti. La mdp ce li mostra con una carrellata laterale.

KENNETH

Il primo grande testo magico religioso che si conosco delle culture sudamericane illumina in modo nuovissimo alcuni aspetti della cultura sciamanistica e pone problemi di interpretazione teorica che non sono stati ancora esauriti. Si tratta di un lungo incantesimo, la cui versione indigena occupa diciotto pagine scandite da 535 versetti, raccolto da un vecchio informatore della sua tribù da parte di un indiano cuna. Scopo del canto è di aiutare un parto difficile. Il suo impiego è eccezionale, poiché le donne indigene dell’America centrale e meridionale partoriscono più facilmente di quelle delle società occidentali. L’intervento dello sciamano è quindi raro e avviene per i casi più difficili, su richiesta della levatrice.

Kenneth si ferma per aspettare che gli studenti abbiano scritto tutto, poi riprende.

INT. BAR – SERA

 

Kenneth, visto in piano americano, è seduto al banco di un bar. La tv è accesa, il barista, un uomo sui 60 anni, la guarda, le braccia incrociate sul petto.

Il locale, visto con un totale, è semivuoto.

Kenneth, visto di nuovo in piano americano, sta bevendo del gin.

Dietro lui, prende distintamente forma un Uomo di poco più di 35 anni, biondo e magro, senza un filo di barba: è appena entrato e va a sederglisi accanto (Tom Hiddleston). Sentiamo Spleen Street di Howard Shore.

UOMO

Ciao Kenneth.

KENNETH

Ciao Ian, come va?

Ian non risponde: il barista gli si avvicina. Ian è inquadrata in primo piano.

BARISTA

Che prendi, Ian?

IAN

Una birra. La solita.

Il barista prende un bicchiere e lo riempie di birra, porgendolo a Ian, che beve.

Kenneth, visto in primo piano, accende un sigaro ammezzato: dettaglio della fiamma che accende il tabacco.

KENNETH

Allora, come va, Ian?

IAN

Leggo, scrivo, vado nei cinema aperti tutta la notte nel quartiere cinese, passeggio. Quando torno a casa, e poggio la mia testa sul cuscino, sembra una notte tranquilla, e invece… il sogno si ripresenta, puntualmente.

Ian porta il bicchiere di birra, visto in dettaglio, alle labbra.

 

IAN

Sì, come hai capito, continuo a non dormire bene. Faccio sempre il solito sogno. Sono in una stanza con una ragazza bellissima, dai neri capelli serici e il viso delicato e perfetto. Non ci scambiamo una parola, e all’improvviso dal corpo di questa ragazza, che ho conosciuto un giorno della mia vita ne sono sicuro, comincia a colare del sangue verdastro e fetido che appesta l’aria. Mi ritrovo sulla spiaggia, ma sto affondando i piedi in quel sangue, mentre la testa viene inondata dal nord, mentre sorge il sole, di cavallette con le chele.

KENNETH

Non sai che potrebbe significare?

IAN

No, so solo che non riesco a sostenerlo.

Kenneth, sigaro in una mano e visto in piano americano, finisce il suo bicchiere. Ian continua a bere la sua birra con lentezza.

KENNETH

E come hai fatto finora?

IAN

Non lo so, credo non ci sia una risposta.

Kenneth non dice nulla.

Dettaglio degli occhi di Ian: sono pieni di tensione e paura. La musica finisce.

EST. STRADA – POMERIGGIO

 

Pioggia battente. Kenneth è all’interno di una libreria: viene inquadrato dall’esterno mentre gira per i corridoi, controlla gli scaffali, prende dei libri, paga ed esce.

La mdp segue Kenneth in piano americano mentre cammina per la strada semivuota. Rivoli d’acqua, inquadrati in dettaglio, scorrono lungo la strada in discesa.

I passanti, visti mentre riprendiamo a seguire Kenneth, si affrettano proteggendosi come possono con gli ombrelli. Qualcuno è sotto i portoni di condomini, in attesa della fine della pioggia.

Kenneth si guarda attorno, poi entra in una sala da tè.

INT. SALA DA TÈ

 

Vediamo dall’alto l’interno del locale: la sala da tè è a due piani, il piano superiore è tuttavia vuoto, mentre a quello inferiore i tavoli sono occupati.

Kenneth è al centro della sala, quindi va a sedersi a un tavolo.

Gli avventori parlano a voce sommessa, bevono, fumano.

Quadri dal soggetto naturalistico alle pareti, fotografie della città come era anni prima.

Una cameriera, vista in piano americano, gli si avvicina. Kenneth la guarda, in primo piano. Inizia Like a Place in the Bible di Howard Shore.

KENNETH

Una cioccolata calda.

La cameriera segna l’ordinazione su un bloc notes e va via.

Kenneth prende l’accendino e il pacchetto da una tasca: se ne accende uno, cominciando allo stesso tempo a sfogliare uno dei libri che ha comprato: dettaglio delle pagine sfogliate.

Kenneth alza lo sguardo: con una carrellata semicircolare che parte da Kenneth, notiamo al tavolo di fronte una Donna sui 30 anni, capelli lunghi neri, con camicetta e gonna, anche lei da sola (Rebecca Hall).

La donna tiene a mezz’aria una sigaretta di circa 7 centimetri, appena accesa.

Vediamo la cameriera tornare da Kenneth, che paga la sua cioccolata, e quindi riprende a guardare la donna, che spegne la sua sigaretta.

La donna si alza e gli va incontro: la vediamo avvicinarsi a Kenneth nella sua soggettiva, passando da una figura intera a un primo piano, quando la donna abbassa la testa per parlargli.

DONNA

È solo?

Kenneth annuisce. La donna scosta un sedia e si siede. La mdp li inquadra in campo medio.

DONNA

Scusi se risulto sfacciata.

KENNETH

Non si preoccupi.

DONNA

Sa, questi posti non sono fatti per i solitari.

Kenneth non dice nulla. La donna prende un’altra sigaretta e Kenneth gliel’accende. Primo piano della donna che tira una boccata.

DONNA

Io sono Victoria.

KENNETH

Kenneth.

 

La stessa cameriera si avvicina al tavolo di Kenneth e Victoria.

CAMERIERA

(a Victoria)

Desidera?

VICTORIA

Un tè.

La cameriera va via.

Kenneth e Victoria si guardano.

VICTORIA

Di cosa si occupa, lei?

KENNETH

Insegno antropologia culturale all’Università.

Victoria sorride.

VICTORIA

Io invece lavoro in un ufficio del ministero delle finanze. Immaginerà la tensione che stiamo vivendo in questi giorni.

Kenneth annuisce.

Vediamo tornare la cameriera con il tè e porgerlo a Victoria, che viene vista d’ora in avanti di spalle, da una angolazione leggermente obliqua, le gambe accavallate e la testa inquadrata per metà, la destra.

VICTORIA

Questa è la prima giornata di libertà che mi concedo da un bel po’ di giorni.

KENNETH

Capisco.

Victoria spegne la sigaretta, poi beve un sorso di tè.

VICTORIA

(indicando il mozzicone)

Dovrei smetterla di fumare.

Kenneth si stringe nelle spalle.

KENNETH

Sono cose cui è difficile rinunciare.

Victoria annuisce con vigore.

VICTORIA

Sei fidanzato?

KENNETH

No. Lo ero, ma abbiamo rotto circa un anno fa.

VICTORIA

Anche io ho rotto un anno fa con il mio uomo. Una coincidenza.

Kenneth alza le spalle. La musica finisce.

EST. STRADA

 

Kenneth e Victoria stanno camminando, e vengono visto in figura intera.

Ha smesso di piovere, ma il manto stradale è pieno di pozzanghere e il cielo è gravido di nubi. Gocce cadono dalle foglie degli alberi.

La mdp li inquadra in campo lungo.

VICTORIA

Ti piace ballare?

Prima di rispondere, Kenneth, visto ancora una volta in piano americano, dà uno sguardo a un gruppo di soldati ubriachi: sono rintanati in un angolo sotto dei portici, addossati a negozi chiusi, ridono e scherzano, in mezzo a loro ci sono due ragazze, una rossa e un’altra mora, vestite in abiti succinti.

KENNETH

Sì, mi piace, ma non lo faccio spesso.

VICTORIA

Dovremmo andarci, qualche volta. Sarà divertente.

Kenneth annuisce, distratto. I soldati, visti in campo medio, continuano con i loro schiamazzi.

KENNETH

Potremmo andare anche al cinema…

VICTORIA

Certo…

Victoria e Kenneth, inquadrati in figura intera, passano davanti a una villa immersa nell’oscurità, con davanti un grande prato, curatissimo e rigoglioso. La villa, dallo stile art nouveau, sembra disabitata. Kenneth la guarda e si ferma, affascinato.

Victoria che ha continuato a camminare dopo un po’ si ferma e gli si avvicina, guardando a sua volta la villa. La mdp li inquadra entrambi in primo piano, i volti appena poggiati alle sbarre di ferro del cancello.

VICTORIA

Bella, vero?

Kenneth annuisce.

La mdp ci mostra in campo medio la villa.

EST. CASA DI VICTORIA

 

Kenneth e Victoria sono davanti a un condominio a tre piani: le mura sono dipinte in una sfumatura rossastra. Una luce proviene da una finestra al secondo piano. Silenzio in strada.

VICTORIA

Bene, io sono arrivata: è stato bello conoscerti.

KENNETH

Anche per me.

VICTORIA

Rivediamoci.

Kenneth annuisce. Victoria prende da una tasca della camicetta un pezzo di carta e una penna: scrive qualcosa.

VICTORIA

Il mio numero di telefono.

Kenneth infila il pezzettino in una tasca del giubbotto.

Victoria entra nel condominio.

Kenneth guarda un attimo il condominio, poi va via.

EST. STRADA

 

Kenneth percorre la stessa strada di prima, visto di nuovo in campo lungo: sentiamo ancora gli schiamazzi dei soldati ubriachi e vediamo di nuovo la villa, accanto a dei palazzi di recente costruzione.

INT. UFFICIO DI KENNETH – MATTINA

 

Kenneth, visto in mezza figura, è nel suo ufficio, una stanza quadrata con le pareti dipinte in colori pastello. Una scrivania, un attaccapanni, piccoli quadri e fotografie che attestano la partecipazione a convegni alle pareti, una libreria con dei libri e documenti. Una finestra dà sul giardino.

Kenneth è seduto alla scrivania, fuma un sigaro e scrive su un taccuino. Nella stanza, anche una ragazza sui 30 anni, capelli ramati. La ragazza è seduta a un banchetto e dà le spalle a Kenneth: scrive. Sul banchetto, la ragazza ha un pupazzo di lana, giallo e verde: ogni tanto la ragazza, che non guarda Kenneth si ferma e lo colpisce con la punta di una matita, che vediamo in dettaglio.

Il telefono sulla scrivania di Kenneth squilla, dopo due squilli Kenneth alza la cornetta e ascolta.

Dopo qualche istante, Kenneth chiude la comunicazione, si alza ed esce dalla stanza senza dire una parola.

Vediamo la ragazza, sempre di spalle: continua a scrivere, poi si ferma e colpisce di nuovo il pupazzo.

INT. UFFICIO RETTORE

 

Vediamo dall’alto l’ufficio del rettore: è ampio e dall’arredamento formale e austero. Il rettore, un uomo sui 70 anni con occhiali e capelli argentati, è seduto dietro la scrivania. Davanti alla scrivania, un Uomo di 35 anni, con occhiali e capelli scuri corti (Cillian Murphy), indossa un elegante abito.

L’uomo fuma una sigaretta, mentre il rettore beve un brandy.

Kenneth entra. Inizia A Benevolent Psychopathology di Howard Shore.

RETTORE

(alzandosi e andando incontro a Kenneth)

Oh, Kenneth, è venuto subito. Mi scusi se l’ho importunata, ma ci tenevo a renderla partecipe della cosa.

I due si stringono la mano. Ora la scena è vista in campo medio.

KENNETH

Non si preoccupi, signor Reed. Non ero impegnato al momento.

Il rettore, ora di nuovo dietro la scrivania, gli fa cenno di sedersi: Kenneth si siede e guarda l’uomo seduto, che gli fa un educato cenno di saluto con la testa.

RETTORE

Sono proprio felice. Kenneth, le presento Paul Wilkinson, giovane ma già affermato professore di filosofia che aumenterà il prestigio della nostra Università.

Kenneth e Paul si stringono la mano.

KENNETH

È un piacere conoscerla, signor Wilkinson. Seguo da tempo il suo lavoro ed è un onore lavorare con lei.

Paul increspa le labbra in un sorriso.

PAUL

Ti prego, diamoci del tu. Le formalità non mi sono mai piaciute.

Kenneth abbozza un sorriso di rimando.

PAUL

È un onore anche per me, Kenneth. Seguo da tempo il tuo lavoro, trovo molto interessanti i tuoi saggi. Mi piacerebbe discutere del tuo lavoro, prima o poi, perché antropologia e filosofia sono due sorelle che devono procedere di pari passo.

Kenneth annuisce con convinzione. Paul prende il suo pacchetto di sigarette, di colore nero, e ne offre una a Kenneth, che rifiuta. Paul si accende un’altra sigaretta, quindi si alza.

PAUL

Signori, scusate, se ho la maleducazione di lasciarvi, ma ho un impegno.

(guarda prima il rettore, poi Kenneth)

Grazie, e a presto.

Paul esce dalla stanza. La musica finisce.

Kenneth e il rettore si guardano, restando in silenzio per un momento.

RETTORE

Wilkinson è davvero un ottimo colpo: ha rifiutato università più prestigiose per venire a lavorare qui.

Kenneth non dice nulla e si limita ad accendere un sigaro.

KENNETH

Sì, sono d’accordo: il suo spessore intellettuale è incomparabile.

Il rettore riprende a sorseggiare il suo brandy. Dettaglio delle mani che stringono il bicchiere.

EST. TEATRO – SERA

 

Kenneth, in un impeccabile completo scuro, è davanti a un teatro lirico. Kenneth, visto in figura intera dal basso, fuma un sigaro e ha l’aria rilassata. Davanti all’ingresso e nel foyer, persone dall’aria distinta ed elegante.

Victoria arriva: anche lei indossa un bell’abito che mette in mostra le sue gambe tornite, inquadrate in dettaglio. I capelli sono raccolti in uno chignon, il trucco del volto leggero. Victoria fuma una Gitanes: quando si avvicina a Kenneth la spegne.

VICTORIA

Scusa, sono in ritardo.

Kenneth sorride, affabile.

KENNETH

Figurati, lo spettacolo deve ancora iniziare.

VICTORIA

Non sapevo ti piacesse l’opera.

KENNETH

(sorridendo)

Oh, sì: è stato mio padre a trasmettermi questa passione. Fin da bambino.

Victoria sorride. Kenneth tira qualche altra boccata, poi getta il sigaro, che viene inquadrato in dettaglio: dei piedi lo scalciano facendolo finire .

I due entrano nel teatro.

INT. SALA TEATRO

 

La sala è grande e sta riempiendosi. Kenneth e Victoria, inquadrati dalla sinistra dello schermo, si siedono ai loro posti, un paio di file sotto il palco. La mdp poi ce li mostra in mezza figura: attorno e dietro i loro posti, spettatori che parlano. Victoria guarda appena il suo accompagnatore.

VICTORIA

Ti piace Wagner?

KENNETH

Sì.

Un lieve sorriso appare sulla bocca di Kenneth.

KENNETH

Altro prodotto dell’influenza di mio padre.

Un uomo, seduto accanto a Kenneth accende una sigaretta a sua moglie.

VICTORIA

I tuoi genitori sono stati molto severi, a quanto vedo.

KENNETH

No, affatto. Ero solo un bambino ubbidiente.

Victoria annuisce pensierosa. A questo punto le luci del teatro, viste in dettaglio, si spengono. Il sipario si alza e iniziamo a sentire le prime note.

EST. STRADA

 

Inquadrato dal lato della strada, l’esterno del teatro: è passata da poco la mezzanotte. Kenneth e Victoria escono e noi li seguiamo frontalmente mentre camminano. Kenneth accende un sigaro. Inizia Something Unforgivable di Howard Shore.

VICTORIA

Ottima esecuzione, non trovi?

KENNETH

Sì. Tutto davvero perfetto.

Victoria si accende una sigaretta.

VICTORIA

Però lo spettacolo in sé mi ha anche inquietato.

KENNETH

Cosa vuoi dire?

Primo piano di Victoria.

VICTORIA

La grotta spaziosa e che sembra non finire mai, Venere e Tannhäuser distesi abbracciati sul talamo, contornate da Grazie, Amorini, Naiadi e Sirene. Sembrava uno di quei film che proiettano nei cinema del quartiere cinese. Filmini osceni.

KENNETH

Ho capito cosa intendi.

VICTORIA

Per non parlare di quando le Ninfe hanno cominciato a danzare, mezze nude.

KENNETH

Non hai amato quel momento?

Victoria scuote la testa.

VICTORIA

Troppo esplicitamente sessuale.

KENNETH

Non ami che il sesso venga rappresentato in teatro?

VICTORIA

No. Trovo il sesso una faccenda privata, poco incline a essere rappresentata. Anche perché il sesso ci mostra per quel che siamo davvero. Mostra il nostro vero ego. Un ego violento, animalesco.

Victoria non dice nulla, limitandosi a continuare a fumare.

VICTORIA

Tutti questi ultimi anni hanno portato una libertà sessuale eccessiva.

KENNETH

Vorresti allora che si tornasse a vent’anni fa?

VICTORIA

Perché, tu sì?

Kenneth getta via il sigaro.

Gruppi di persone sono riunite fuori bar e pub, bevono e parlano. Alcune delle donne di questi gruppi sono vestite in maniera discinta e provocante.

KENNETH

Non direi. Sono anche io assolutamente contrario a questa eccessiva esposizione di carne.

Victoria sorride, tira l’ultima boccata e getta il mozzicone. Dettagli dei piedi di entrambi che passeggiano sul selciato, mentre continuano a parlare.

VICTORIA

Una metafora forte e probabilmente rozza, ma che ha la sua validità. Eppure tu sei un antropologo, non dovresti approvare?

KENNETH

No, non direi: io studio le culture, ma non vuol dire che le approvo.

VICTORIA

Capisco.

Kenneth e Victoria si fermano un attimo e si guardano. La mdp sale dai loro piedi fino a inquadrarli in primo piano.

KENNETH

Eppure la libertà che abbiamo così faticosamente conquistato non bisognerebbe mai barattarla, specialmente se tornassimo a vent’anni fa.

VICTORIA

La libertà è sopravvalutata. Nessuno vuole mantenere un fardello così grande.

Victoria indica delle donne discinte, che ridono in maniera sguaiata, davanti a un pub. Le donne vengono viste in figura intera e si muovono con gesti impastati e lenti.

VICTORIA

E poi, chi vorrebbe questa libertà?

KENNETH

Io no.

Victoria si accende un’altra sigaretta.

VICTORIA

Nemmeno io. Non dico si debba tornare a vent’anni fa, ma così è eccessivo.

Vediamo a questo punto 6 soldati che passano lungo la strada: chi fuma, chi beve, tutti ridono. In mezzo a loro, spunta una ragazza sudata, in top scollato e con minigonna di pelle, le calze a rete, scarpe col tacco alto, capelli fulvi. Alcuni soldati le toccano le parti intime.

I soldati passano oltre Kenneth e Victoria.

KENNETH

Lo credo anche io.

Kenneth si accende un altro sigaro. Victoria e Kenneth riprendono a camminare, e vengono inquadrati in primo piano.

VICTORIA

Tu hai mai fatto sesso?

KENNETH

Sì. Tu?

VICTORIA

Sì, ovvio. Ti è piaciuto?

Kenneth fuma.

KENNETH

Non posso dire che mi sia piaciuto, ma che nemmeno l’abbia odiato. Tu?

VICTORIA

L’ho trovato sopravvalutato. Corpi che si toccano, sudati, bocche che gemono e urlano. Una perdita di tempo ed energie.

Kenneth annuisce. La musica finisce.

EST. GIARDINO DELL’UNIVERSITÀ – POMERIGGIO

 

Kenneth è nel giardino dell’Università, visto in campo lungo, seduto a una panchina. Il cielo è terso. Alberi secolari e rigogliosi, prati fioriti e ben curati, inquadrati in brevi inquadrature. Alcuni studenti sono seduti sotto gli alberi o sul prato, a gambe incrociate, a gruppi o da soli: alcuni parlano, studiano, fumano.

Kenneth è pensieroso.

Uno studente con gli occhiali e i capelli castani gli si avvicina.

STUDENTE

Professore?

Kenneth si volta e gli sorride, affabile.

KENNETH

Sì?

Primo piano dello studente: dietro di lui, il tronco dell’albero con le foglie frondose.

STUDENTE

Mi scusi se la disturbo, ma ho mancato alla lezione in cui ha spiegato le modalità d’esame. E mi chiedevo se potesse dirmeli ora…

Kenneth gli sorride, affabile, di nuovo, mentre lo studente prende un taccuino e una penna.

KENNETH

Certo. L’esame si svolgerà in due momenti: uno scritto, dovrà presentarmi una relazione scritta su un argomento a sua scelta. Il secondo momento, orale, si terrà qualche giorno dopo e verterà su un colloquio sul manuale e sulla relazione. Per sostenere la sessione orale deve ovviamente passare la sessione scritta.

Lo studente appunta tutto, fa un cenno di ringraziamento e va via.

Kenneth, visto in primo piano, accende un sigaro ammezzato, tira una boccata e dà uno sguardo agli alberi: alcune foglie cadono a terra e vengono mosse dal vento.

Dettaglio della cenere che cade sull’erba. Inizia Chromium Bower di Howard Shore.

Allo stesso tempo, udiamo la voce fuori campo di Paul.

PAUL
Come va?

Kenneth si volta: Paul è davanti allo stesso albero di prima e indossa una sobria giacca, una cravatta e pantaloni di velluto.

Paul siede accanto a Kenneth.

KENNETH

Tutto bene. Una pausa tra una lezione e l’altra.

PAUL

Io ho appena terminato di tenerne una.

Paul prende il pacchetto di sigarette, ne tira fuori una e la porta alla bocca: dettaglio della sigaretta e della fiamma dell’accendino porto da Kenneth.

PAUL

Grazie.

KENNETH

Allora, come ti trovi qui, Paul?

PAUL

(aspirando il fumo)

Molto bene. La classe docente è intellettualmente stimolante, e l’alloggio che il rettore mi ha messo a disposizione è davvero fantastico. Arredamento lussuoso, e poi le cameriere sono una più bella dell’altra. Belle e brave.

Un sorriso un po’ lascivo compare sulle labbra di Paul.

PAUL

Capisci cosa intendo, vero?

Kenneth resta in silenzio, fumando: annuisce. Paul viene inquadrato in primo piano.

PAUL

Il sesso è una cosa straordinaria, non credi?

Primo piano di Kenneth.

KENNETH

Trovo il sesso piuttosto sopravvalutato, come mi ha detto la donna che sto frequentando da qualche mese.

PAUL

La stai frequentando da qualche mese e non siete ancora andati a letto?

Kenneth fa cenno di sì con la testa, il sigaro che pende da un lato della bocca. Paul resta un attimo interdetto.

PAUL

Incredibile. Eppure pensavo che finalmente gente come voi fosse scomparsa.

KENNETH

Gente come noi?

PAUL

Sì, hai capito cosa intendo.

Kenneth fuma. Dettaglio della bocca di Paul che tira una lunga boccata.

KENNETH

Eppure mi sembra che non facciamo nulla di male.

PAUL

Non fate nulla di male? Vivete in un modo oltremodo antiquato. Roba di vent’anni fa.

Paul getta la cenere della sigaretta nel pacchetto.

KENNETH

Perché, tu che fai, vai a letto con una donna fin dal primo momento?

Di nuovo, Paul sorride lascivo.

PAUL

Certo, è un piacere. Una cosa che potrà sembrarti inimmaginabile, ma è bellissima. Non sai quanto.

KENNETH

Trovi bello passare da una donna all’altra, senza provare amore per nessuna di esse?

 

Paul guarda una studentessa carina, seduta sotto un albero: i capelli ricci, i seni sodi, il naso elegante e il volto perfetto. La studentessa legge un romanzo: Le memorie di Barry Lyndon.

 

PAUL

L’amore è un concetto superato. Mi meraviglio che un uomo con la tua cultura possa ancora crederci. Lo sai meglio di me che le parole sono soltanto l’insieme di suoni privi di significato.

Kenneth getta il sigaro. I due uomini sono ora inquadrati in figura intera, di lato.

KENNETH

Credo che condivido la credenza con parecchia altra gente, Paul.

PAUL

Edward Laeddis non vi ha insegnato proprio niente.

KENNETH

Lo scrittore che si suicidò in diretta televisiva vent’anni fa?

Paul annuisce.

KENNETH

Dovremmo prendere esempio da uno scrittore fanatico e fascista che si tolse la vita, e per cosa poi?

PAUL

Anzitutto, credo che definire fascista l’opera di Laeddis sia quantomeno azzardato. Io l’ho letto e studiato approfonditamente e credo che la definizione più adatta sia anarchico decadente.

KENNETH

Questo è capzioso.

PAUL

È la verità. E Laeddis si è tolto la vita per insegnarci la libertà. Anche io ero della tua stessa idea, ma poi ho capito che gesto bellissimo fosse il suo. Un gesto puro e cristallino. E cerco di farlo capire a chiunque.

Paul spegne il mozzicone di sigaretta.

PAUL

Ricordi cosa scrisse Laeddis?

KENNETH

«La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre».

PAUL

Sì.

Kenneth si accende un altro mezzo sigaro.

PAUL

È proprio questo che cerco di inculcare agli studenti, nelle lezioni. Ho peraltro da tempo lasciato i filosofi classici, pedanti e inutili, ed espongo queste teorie, oserei dire con un successo che a volte sorprende persino me.

KENNETH

E come fai con gli esami?

PAUL

Promossi tutti, dopo una semplice chiacchierate sulle nostre idee. Il sapere è scambio, non un proiettile sparato da qualcuno contro qualcun altro.

Breve momento di pausa. Primo piano di Paul che ha un sorriso un po’ sarcastico.

PAUL

Ti scandalizzo, forse, Kenneth?

Primo piano di Kenneth, che lo guarda di sottecchi.

KENNETH

No, è che…

PAUL

Avremo molto da discutere, io e te.

Paul getta via la sigaretta.

PAUL

Senti, dopo la nostra morte, c’è il nulla: nessun Dio, nessun Paradiso. Non c’è nessuno che giudica la moralità delle proprie azioni.

Paul si alza e guarda Kenneth, che è ancora dubbioso.

KENNETH

E quindi, secondo te dobbiamo vivere allo stato brado?

PAUL

Sì, in totale libertà.

KENNETH

Anche nel fare sesso?

PAUL

Soprattutto quando si fa sesso. Tutto è concesso, in quel momento.

Paul va via. Kenneth lo guarda e resta in silenzio, a fumare. La musica finisce.

INT. BAR – SERA

 

Kenneth, inquadrato in piano americano, è seduto a un tavolo del bar. Accanto all’accendino e al pacchetto di sigari, una bottiglia di whisky.

Kenneth riempie un bicchiere e lo beve tutto d’un fiato.

Il barista è dietro il bancone e pulisce i bicchieri. Il bar è poco frequentato: i pochi clienti trascorrono il tempo chi a giocare a biliardo, chi a bere e fumare, chi a chiacchierare.

Kenneth beve un altro sorso di whisky e poi si accende un sigaro.

La porta del bar si apre ed entra Ian: lo seguiamo mentre va al banco, ordinare qualcosa e poi sedersi di fronte a Kenneth.

IAN

Come va, Kenneth?

KENNETH

Tutto bene.

Kenneth annuisce, poi vediamo in primo piano Ian.

KENNETH

Come stai tu, Ian?

IAN

Solite robe: provo a lavorare. Sai, il governo ha messo a disposizione dei posti di lavoro per reduci di guerra.

Kenneth annuisce.

KENNETH

Che tipo di lavoro?

IAN

Lavori di ufficio: segretario, archivista. O anche cameriere, cose del genere. Lavori umili. Il governo tiene in gran cura i suoi reduci.

Kenneth spegne il sigaro. Dettaglio della bocca di Ian che beve, poi primo piano di Kenneth.

KENNETH

E quindi, hai trovato lavoro?

IAN

No. Sono andato ai colloqui, ma quando dico a quali battaglie ho partecipato e che sono stati tra quelli che hanno scovato il campo, balbettano tutti qualche scusa.

Kenneth riempie di nuovo il bicchiere e lo beve. Ian beve un sorso di birra.

KENNETH

Capisco.

Kenneth accende un altro sigaro. Primissimo piano di Ian.

IAN

Dormo male, lo sai?

KENNETH

Sì, lo so. Sempre il solito incubo?

IAN

No, qualcosa di diverso, stavolta. Qualcosa che ha a che fare con quello che ho vissuto in guerra.

Kenneth ascolta attento. Ora la mdp ci mostra entrambi in campo medio e di profilo: Kenneth tiene il sigaro in mano, appena poggiato sul posacenere, Ian stringe con le mani il bicchiere.

IAN

Sono su una spiaggia e tira vento: non è estate, ma inverno. Lo capisco da come sono vestito. C’è una casupola poco lontana, le mura piene di crepe, il tetto spiovente cui mancano mattonelle, cadute a terra da chissà quanto tempo. Poco prima di stare sulla spiaggia, ci sono passato per quella casupola, ho preso in mano una delle mattonelle: le mani mi si sono sporcate di rosso. Mi alzo e vado in mare, per sciacquarmele. L’acqua del mare, a perdita d’occhio, si colora di rosso. E noto a questo punto che i pesci hanno forme mostruose, fauci gigantesche e denti aguzzi e sono impegnati in una battaglia furiosa nel mare.

Ian, inquadrato in primo piano, ha la fronte sudata.

KENNETH

Cosa credi possa significare?

IAN

Non lo so. Non lo so. Ma credo abbia a che fare con quello che ho vissuto in guerra.

KENNETH

Scusa, dopo essere tornato, il comando militare ha disposto una visita psichiatrica a tutti i reduci, l’hai sostenuta, vero?

Ian annuisce col capo, lento.

KENNETH

E non hanno sospettato niente?

IAN

No. Al ritorno dal fronte, nonostante quello che ho vissuto lì coi miei commilitoni, ero sano e stabile. Lavoravo, dormivo, avevo anche una sana vita sessuale. Gli incubi sono cominciati molto dopo.

KENNETH

E non cerchi aiuto?

IAN

E chi potrebbe mai aiutarmi? Quello che ho non può essere curato.

Kenneth fuma.

KENNETH

Dici?

Ian annuisce: con un dettaglio della sua bocca, beve l’ultimo sorso di birra e allontana da sé il bicchiere.

IAN

Sono senza alcuna speranza.

Kenneth non dice nulla.

INT. SALA COLAZIONE – MATTINA

 

Kenneth e Victoria sono seduti uno di fronte all’altra a un tavolo nella sala colazione dell’albergo. I due mangiano senza dire molto: Victoria è poco truccata, Kenneth ha una barba lunga di due giorni.

Un posacenere è sul limitare del tavolo: la sigaretta di Victoria e il sigaro di Kenneth sono posati una di fronte all’altra, vengono inquadrati in dettaglio. Ogni tanto Kenneth prende il sigaro e lo fuma, invece la sigaretta di Victoria si consuma al bordo del posacenere.

Aaron entra nella sala e va a sedersi al tavolo accanto a quello occupato da Kenneth e Victoria. Si volta appena e rivolge un sorriso a Kenneth e Victoria.

AARON

Buongiorno.

KENNETH

Salve, Aaron.

Aaron sorride, con timidezza, a Victoria.

AARON

Come va? Si trova bene qui?

Victoria, prima di rispondere, prende la sigaretta. In dettaglio vediamo la sua bocca: Victoria fa una boccata, poi spegne la sigaretta.

VICTORIA

Bene, ambiente pulito, albergo silenzioso, poco lontano dal centro.

AARON

Soprattutto silenzioso: il rumore è malsano. Soprattutto per chi fa il mio mestiere: sono uno scrittore, e sono nel bel mezzo del mio romanzo più impegnativo.

Kenneth ascolta: finisce di mangiare un po’ d’uovo, poi beve del caffè.

AARON

Oggi mi aspetta una lunga giornata di lavoro. Voi no?

Victoria e Kenneth annuiscono. Aaron si alza per andare al buffet.

VICTORIA
(sussurrando)

Che persona gentile e perbene.

Kenneth si limita ad annuire.

Aaron ritorna al suo tavolo con un piatto colmo di cibo dolce e salato e una tazza di caffè: siede al suo tavolo e comincia a mangiare in silenzio. Dettaglio della sua bocca che mastica con voracità.

VICTORIA

Sei occupato oggi?

KENNETH

Ho una lezione e ricevimento, poi una breve riunione con il rettore. Perché?

VICTORIA

Pensavo potessimo andare al cinema.

Kenneth annuisce.

VICTORIA

Bene. Dopo controllo la programmazione e ti faccio sapere.

Kenneth annuisce ancora.

Dietro di lui, vediamo entrare Hanna, la padrona: indossa una semplice veste a fiori. Hanna si avvicina al tavolo di Kenneth e Victoria.

DONNA

(con un sorriso gentile)

Tutto a posto?

Victoria, inquadrata in primo piano, annuisce.

VICTORIA

Tutto perfetto come sempre, signora Hanna.

HANNA

Mi fa piacere. Per il pranzo…?

KENNETH

Io pranzo all’università, Hanna.

VICTORIA

Anche io non torno a pranzo: mi vedo con le colleghe del ministero.

Hanna prende mentalmente nota della cosa, un po’ dispiaciuta, poi si rivolge ad Aaron, inquadrata in mezza figura: volge le spalle a Kenneth e Victoria.

HANNA

E lei, Aaron?

AARON
(fuori campo)

Nulla da ridire. Per il pranzo, mi va bene qualunque cosa.

Hanna annuisce, quindi si volta verso Kenneth e pone con fare materno la mano sinistra, inquadrata in dettaglio, sulla testa di Kenneth, che non oppone resistenza.

HANNA

Victoria, lei è proprio fortunata ad aver trovato un uomo come Kenneth.

Victoria sorride.

VICTORIA

Lo so.

Hanna accende quindi una pipa.

HANNA

Gentile, educato, colto, silenzioso, e sempre puntuale coi pagamenti.

Victoria, di nuovo, si limita a sorridere. Kenneth guarda prima la compagna, poi Hanna.

KENNETH

E io sono stato fortunato a trovare lei, Hanna.

HANNA

Oh, non lo metto in dubbio.

Hanna va via: la seguiamo entrare in cucina.

Victoria e Kenneth si stringono appena le dita (viste in dettaglio) e sorridono.

EST. STRADA – SERA

 

La mdp ci mostra Kenneth in campo lungo: cammina per strada, in bocca un sigaro.

L’uomo, inquadrato ora in mezza figura, è pensieroso.

Di nuovo in campo lungo, vediamo la strada: è vuota, alcune foglie cadute dagli alberi vengono mosse dal vento.

Un tram passa, oscillando e producendo un gran rumore.

Kenneth, e noi con lui, vediamo il tram passare: a parte il conducente, è semivuoto.

In campo lungo, di nuovo, vediamo la strada che Kenneth percorre: è la stessa percorsa da lui con Victoria. Vediamo poco lontano da Kenneth, la villa, immersa come sempre nell’oscurità.

Qualcuno è davanti al cancello.

Kenneth, affrettando il passo, lo raggiunge

Paul, inquadrato in piano americano, lo aspetta davanti al cancello: è vestito in maniera sobria e sta fumando una sigaretta.

PAUL

(sorridendo)

Sono lieto che tu abbia accettato il mio invito, Kenneth.

Kenneth non risponde.

PAUL

Vedrai che non te ne pentirai, di questa cosa.

KENNETH

Dici?

Paul annuisce, tranquillo, poi pigia un bottone del citofono.

VOCE

Chi è?

PAUL

Tannhäuser

Dopo qualche istante, il cancello si apre. Paul fa cenno con la mano (inquadrata in dettaglio) a Kenneth di entrare per primo. Kenneth entra dopo aver gettato il sigaro, poi Paul lo segue.

EST. GIARDINO

 

Nella soggettiva di Kenneth, vediamo il giardino all’inglese che si apre davanti all’ottocentesca villa: alberi rigogliosi, tronchi possenti, erba curatissima, statue di marmo bianco.

La porta della villa è aperta.

Mentre ci avviciniamo man mano, vediamo Paul.

PAUL

Lo chiamano la Dimora della Bambole, ne hai mai sentito parlare?

KENNETH

No, mai. Tu come l’hai scoperto?

Paul, in primo piano sempre nella soggettiva di Kenneth, ammicca.

PAUL

Me ne hanno parlato.

Vediamo ora entrambi in piano americano: Kenneth non risponde.

Paul e Kenneth, visti in campo lungo, entrano nella casa.

INT. CASA

Il salone d’ingresso della sala è immerso nel silenzio. Una scala porta al piano di sopra. L’arredamento del salone è fine e costoso, curato in ogni minimo dettaglio. La luce è data da candele poste ovunque.

Vediamo in figura intera una donna sui 50 anni, con i capelli rossi corti, aria aristocratica, in un sobrio tailleur grigio (Tilda Swinton). Accanto, a una donna di circa 60 anni ancora piacente, in tailleur blu (Dominique Sanda).

La donna coi capelli rossi parla con un accento lievemente russo.

DONNA

Benvenuti nella Dimora delle Bambole. Io sono Lydia, la padrona. Spero potrete godere della nostra ospitalità.

Paul le si avvicina e le bacia la mano sinistra con educazione: bocca e mani sono inquadrati in dettaglio.

PAUL

Non lo metto in dubbio.

Lydia sorride, in una maniera però sottilmente inquietante.

Kenneth, inquadrato in primo piano, deglutisce teso.

La mdp riprende Lydia, in primo piano, inquadrandola da destra.

LYDIA

(rivolgendosi alla donna accanto a lei)

Betsy, accompagna i signori dalle Bambole.

Betsy, vista in primo piano, guarda accigliata per un attimo Kenneth, poi si avvia lungo il corridoio, seguita da Paul, che la segue per primo, e Kenneth.

Il corridoio trasmette la stessa aura di ricchezza e classe del salone d’ingresso: statue di bronzo sono poste su piedistalli di marmo istoriato. Inizia Rat Men di Howard Shore.

Vediamo in dettaglio una statua: riproduce il volto di un bambino, gli occhi sono costituiti da due pietre di rubino verde. Anche nel corridoio la luce è data da candele poste sulle pareti.

BETSY

Non vi pentirete di essere venuti qui stasera.

Betsy parla con un vago accento tedesco.

BETSY

La qualità delle Bambole è incomparabile per bellezza e bravura. Lo scoprirete.

Paul, inquadrato in primo piano (dietro di lui Kenneth è fuori fuoco) sorride.

PAUL

Lo spero. Sono una persona molto esigente in materia.

BETSY

Lydia tiene molto a cura la soddisfazione del cliente, vedrete.

Kenneth non dice nulla e sembra decisamente pentito di essere in quel posto.

Il trio arriva in una grande sala circolare, vista dall’alto. Spessi drappi rossi coprono le pareti.

Betsy, Paul e Kenneth (questi ultimi due rispettivamente alla sinistra e alla destra della donna), sono al centro della sala, che vediamo ora in totale: ci sono poltrone e divani di pelle, e alcuni tavolini, su cui sono seduti uomini dall’aria distinta e vestiti in maniera elegante.

Al centro della stanza, una decina di ragazze: bianche, nere, asiatiche, sudamericane. Bionde, castane, rosse, coi capelli scuri.

Le vediamo in figura intera con una carrellata laterale: sono una più bella dell’altra e indossano guêpière, reggicalze, giarrettiere, in vari colori.

Spicca però una bella ragazza bionda ragazza bionda (Mélanie Laurent): non solo per la sua notevole bellezza, ma anche perché indossa un sari arancione. I capelli lunghi biondi, le labbra rosse.

Betsy, inquadrata in primo piano, schiocca le labbra.

BETSY

Le Bambole.

Paul e Kenneth siedono accanto agli altri uomini, il primo estasiato, il secondo guarda le ragazze e si indugia moltissimo sulla ragazza bionda.

LYDIA
(f. c.)

Le Bambole sono a vostra completa disposizione.

In totale vediamo gli uomini alzarsi e andare verso le ragazze, che stringono loro le mani e li guidano nelle loro stanze.

Vediamo tra gli altri Paul con una donna di colore, mentre Kenneth resta seduto.

LYDIA
(avvicinandoglisi)

Lei non sceglie nessuna ragazza?

La scena è inquadrata da destra, in posizione obliqua: vediamo in figura intera la ragazza bionda rifiutare la mano di un uomo panciuto e con barba, mentre Kenneth guarda Lydia e non le risponde.

Primo piano di Lydia.

 

LYDIA

(perentoria)

Guardi che deve scegliere una ragazza.

KENNETH

Io…

Dettaglio della bocca di Lydia.

LYDIA

Se non sceglie una ragazza, dovrò chiederle di andarsene.

Kenneth, in primo piano, guarda la ragazza bionda, che risponde al suo sguardo.

KENNETH

(con riluttanza)

Scelgo lei…

Lydia e Betsy sorridono, inquietanti.

Kenneth, seguito dalla mdp, si alza e va incontro alla ragazza, che gli stringe la mano e lo conduce alle sua stanza. La musica finisce.

INT. CORRIDOIO

 

La ragazza bionda guida Kenneth lungo il corridoio. Vediamo nella soggettiva di Paul una porta socchiusa: senza volere, Kenneth guarda dentro.

La stanza è immersa nell’oscurità, ma si distingue chiaramente Paul a torso nudo sul letto, steso supino. La ragazza di colore, con indosso ancora il suo bustino aperto però sui seni piccoli e sodi, lo sta cavalcando e urla in maniera selvaggia.

Paul ha un tatuaggio, inquadrato in ogni suo dettaglio: il tatuaggio, dai colori accesi e vivi, parte poco sopra il pube e occupa tutto il busto dell’uomo, fino alle clavicole e riproduce un uomo occidentale che giace con una donna orientale a petto nudo nella posizione della stella variante.

Kenneth guarda, disgustato e sottilmente affascinato, ma quasi a forza, Kenneth viene spinto dalla ragazza nel suo appartamento.

INT. STANZA RAGAZZA

 

Anche la stanza della ragazza, vista in campo medio, è immersa nell’oscurità: una finestra dà sull’altro lato della villa, ma non si vede nulla. Le tende nere sono mosse dal vento: sono di seta. Anche le coperte del letto basso, di colore rosso, sono di seta.

La ragazza fa sedere Kenneth sul letto e lo guarda. Inizia Pins and Needles di Howard Shore

RAGAZZA

Cominciamo?

Kenneth è interdetto. Ora la mdp alterna i primi piani dell’uno e dell’altra.

KENNETH

Ma…

RAGAZZA

Cosa?

Kenneth apre la bocca, fa per parlare ma non dice nulla.

KENNETH

Non so nemmeno come ti chiami, da dove vieni…

RAGAZZA

Non hanno importanza.

KENNETH

Ma…

La ragazza è decisamente infastidita.

RAGAZZA

Mi chiamo Emma, va bene? Possiamo cominciare?

Kenneth non sa che fare.

KENNETH

Ma non vorresti prima parlare un po’? Sei una ragazza così bella, perché ti sei ridotta così?

Emma, sbuffando, prende dall’interno del sari un pacchetto di sigarette, di colore celeste, e ne accende una. Dettaglio del pacchetto, su cui è scritto “Liberté Toujours”.

Emma, la bocca inquadrata in dettaglio, tira languidamente una boccata.

EMMA

Ah, sei uno di quei tipi…

Kenneth non dice nulla. Emma gli si siede accanto e continua a fumare: come per caso, la ragazza mette una mano sulla gamba di Kenneth.

KENNETH

Devo andare…

Kenneth si alza e va alla porta, visto in figura intera: d’istinto si volta a guardare Emma.

EMMA

Ritornerai?

Kenneth non dice nulla ed esce. Emma, inquadrata in piano americano, continua a fumare. La musica finisce.

INT. STANZA ALBERGO

 

Victoria è nel letto della stanza d’albergo: fuma e legge. Tutta la scena è inquadrata in campo medio.

Victoria spegne la sigaretta.

La porta si apre ed entra Kenneth.

VICTORIA

(sistemandosi sul letto)

Dov’eri finito?

Kenneth siede sul letto, dando le spalle a Victoria. Kenneth è pensieroso, gli occhi distratti.

KENNETH

Sono stato con Paul, in giro.

Victoria guarda l’orologio.

VICTORIA

Capisco.

Kenneth si accende un sigaro e prova a sorridere.

KENNETH

È colpa di Paul: quando comincio a parlare con lui, il tempo vola. Ha uno spessore intellettuale tale che mi costringe a usare tanto di quel tempo per stargli dietro, nei ragionamenti.

Kenneth fuma, sempre pensieroso.

VICTORIA

Sicuro che non sia successo nient’altro?

Kenneth posa il sigaro, si alza e comincia a spogliarsi. Guarda Victoria.

KENNETH

No, ti giuro che non è successo nient’altro.

VICTORIA

Ti vedo… scosso. Qualcosa deve averti turbato.

Kenneth si toglie la camicia e comincia a tastarsi il petto.

KENNETH

(con un sorriso forzato)

No, macché turbato. Semplici divergenze intellettuali con Paul.

Victoria stira le labbra in una parvenza di sorriso.

VICTORIA

Hai legato molto con questo Paul.

Kenneth indossa il pigiama e riprende a fumare.

KENNETH

È un filosofo di caratura mondiale: ha insegnato in università prestigiose e i suoi saggi sono letti e studiati da tutti. Per me è un onore essergli amico.

Victoria si accende un’altra sigaretta.

VICTORIA

Scusami, ero così preoccupata.

Kenneth le si avvicina e la guarda, con una strana espressione.

KENNETH

Figurati, amore mio. Anzi, scusami tu se non mi sono fatto sentire.

Victoria sorride, tranquilla.

VICTORIA

Dovremmo trascorrere più tempo, insieme.

Kenneth annuisce, con lentezza, quasi come se non avesse sentito.

VICTORIA

Magari potresti farmi conoscere questo Paul.

KENNETH

Vedremo: credo che forse non ti piacerebbe.

VICTORIA

Perché?

Kenneth gesticola, fa per parlare ma chiude la bocca.

VICTORIA

(con un sorriso radioso)

Come vuoi.

Kenneth sembra sollevato dalla reazione.

Victoria spegne la sigaretta.

Kenneth si infila sotto le coperte e guarda davanti a sé, sempre pensieroso.

INT. BAR – SERA

 

Kenneth, inquadrato in piano americano, è seduto al bancone del bar. L’atmosfera del locale è tranquilla: chi gioca a biliardo, chi beve, chi parla con altri avventori.

Kenneth beve un brandy. Il barista è dietro il bancone.

Kenneth dà l’ultimo sorso.

KENNETH

(al barista)

Un altro, per favore.

Il barista versa dell’altro brandy, inquadrato in dettaglio, nel bicchiere di Kenneth, che comincia a berlo.

Poi Kenneth si accende un sigaro.

IAN

(f. c.)

Ciao, Kenneth.

Kenneth si volta: Ian ha in mano un boccale di birra.

KENNETH

Ciao, Ian. Non ti avevo visto.

Ian sorride, serafico.

IAN

Non ti preoccupare, ero in un cantuccio a bere.

Kenneth annuisce mentre fa un lungo tiro di sigaro: dettaglio della cenere prodotta.

IAN

Poi mi sono detto di andare dal mio amico Kenneth.

Kenneth annuisce ancora. Ian siede accanto a lui. Ora entrambi vengono inquadrati in primo piano.

IAN

Stai bene, Kenneth?

KENNETH

Sì.

Nel dirlo, però, Kenneth alza d’istinto le spalle.

KENNETH

E tu, come stai?

IAN

Sempre lo stesso. Incubi, incubi, incubi.

Kenneth annuisce.

KENNETH

Credi ancora che nessuno possa aiutarti?

IAN

E chi potrebbe, Kenneth? Sono andato da un medico.

KENNETH

E cosa ti ha detto?

Ian beve prima di rispondere.

IAN

Quello che già sapevo: che sono senza speranza.

KENNETH

Ma gli hai raccontato i tuoi incubi?

IAN

Sì, e li ha ascoltati con un sentimento che oserei definire di ostile indifferenza.

Kenneth fuma.

IAN

Gli ho raccontato tutto: le battaglie, la scoperta del campo, gli incubi. Tutto. Ma non ha ascoltato.

Kenneth finisce il suo brandy. Dettaglio del bicchiere vuoto, poi primo piano di Ian.

IAN

Ho un nuovo incubo, in questi giorni. Sono qui, in questa città, è sera. Ha appena finito di nevicare: pensa, la neve in questa città. Tutto è ammantato e coperto dal bianco. Mi muovo con lentezza, come se fossi al rallentatore. Incrocio un bambino biondo e un bambino indiano: sono mano nella mano. Sono dolcissimi e bellissimi. Li guardo e ritrovo la speranza perduta nell’umanità, quella che avevo perso durante la guerra. Poi però il bambino biondo attacca il suo amico: lo morde alle braccia, al collo. Il sangue sgorga dall’altro bambino e sporca la neve. Il bambino biondo sguazza nelle carni maciullate di quello che era l’amico, ne mangia gli organi. Io assisto a tutto, cerco di muovermi, di fermarlo, ma non ci riesco, qualcosa mi blocca nella neve: radici nodose e irte di spine di qualche albero. Le spine mi graffiano, mi penetrano nella carne. Vedo che il bambino biondo, una volta finito con l’amico, comincia a liquefarsi, tutti i suoi organi scoppiano, rilasciando sangue giallastro e un odore mefitico. Le spine intanto mi penetrano nel corpo, divento tutt’uno con l’albero, mentre gli edifici intorno a me scoppiano, investiti da qualche esplosione.

Kenneth non dice nulla, si limita a spegnere il sigaro.

IAN

Tutto questo dura per ore.

Ian finisce la sua birra tutta d’un fiato e si alza, poggia una mano sulla spalla di Kenneth.

IAN

Sei un buon amico, Kenneth.

Kenneth fa per parlare, ma si blocca.

Ian esce dal bar.

INT. UFFICIO DI KENNETH – POMERIGGIO

 

Kenneth, inquadrato in mezza figura, è seduto alla sua scrivania e sta scrivendo su un taccuino: dettaglio della punta della penna che passa sui fogli. La ragazza con i capelli ramati gli dà le spalle: sta scrivendo, un orsacchiotto sul banchetto; ogni tanto la ragazza si ferma e lo con una matita appuntita, inquadrata in dettaglio mentre penetra la pezza.

Un sigaro quasi finito è poggiato sul posacenere: dettaglio della cenere che cade.

Il telefono sulla scrivania di Kenneth squilla.

KENNETH

Sì?

All’altro capo del telefono, Paul.

PAUL

Puoi venire in ufficio, Kenneth, per favore?

KENNETH

Va bene.

Kenneth chiude la comunicazione, chiude il taccuino ed esce dal suo ufficio.

La ragazza con i capelli ramati, senza dargli un’occhiata, continua a scrivere e a tormentare ogni tanto il peluche.

INT. UFFICIO DI PAUL

 

L’ufficio di Paul, pareti bianche e disadorne, è grande più o meno quanto quello di Kenneth.

Paul è solo in ufficio, seduto comodamente dietro la sua scrivania, sta fumando una sigaretta.

Kenneth entra. L’ufficio di Paul è lungo un corridoio.

PAUL

Ciao Kenneth.

Kenneth risponde con un cenno del capo e fa per chiudere la porta.

PAUL
No, lasciala aperta.

Kenneth lascia la porta aperta e va a sedersi di fronte a Paul.

PAUL

Allora, come va?

KENNETH

Tutto bene. Perché volevi vedermi, Paul?

Paul sorride. Kenneth si sistema sulla sedia, trovandosi a disagio.

PAUL

C’è forse un motivo per vedersi con un amico?

KENNETH

Sono molto impegnato: stavo preparando una lezione e devo controllare alcune tesi.

Paul tira un paio di rapide boccate.

PAUL

C’è tempo, per quello. Tu sei sempre così ligio.

KENNETH

Immagino che la cosa ti sconvolga.

PAUL

Non quanto negli altri. La tua, Kenneth, è una maschera.

Kenneth resta in silenzio: prende il pacchetto di sigari e ne accende uno.

La mdp inquadra la porta dell’ufficio di Paul: passano alcuni studenti.

PAUL

Sento il desiderio di libertà che emerge prepotente, in te.

Kenneth non dice nulla.

KENNETH

Credo tu stia sbagliano, Paul.

Paul spegne la sigaretta. Kenneth continua a fumare.

PAUL

(sporgendosi e sussurrando)
Ho visto la tua espressione alla Dimora delle Bambole. Eri inorridito e allo stesso tempo desideroso.

Kenneth posa il sigaro nel posacenere: si alza una nuvola di fumo.

KENNETH

È un luogo malsano, quello.

PAUL

Eppure sei venuto, e sei stato con una ragazza.

Paul a questo punto sorride, lascivo.

PAUL

Una gran bella ragazza, se posso permettermi, la migliore del gruppo. Migliore anche di quella con cui sono stato. Una puledra selvaggia, la mia: è stato bellissimo. Ha provato con me tante cose strane ed eccitanti. Cose che nemmeno io conoscevo. E credimi che ho provato di tutto, nella mia vita.

Paul si accende un’altra sigaretta.

Kenneth riprende il suo sigaro.

PAUL

Davvero il migliore nel suo genere, quel luogo, la Dimora delle Bambole. Non trovi?

KENNETH

Non lo so, io non ho termini di paragone. Non sono mai stato prima in luoghi del genere.

PAUL

Credimi, lo è.

Kenneth fuma. Silenzio tra i due. Kenneth accavalla le gambe, viste in dettaglio: cerca di sistemarsi meglio sulla sedia, mentre Paul resta immobile nella sua posizione.

KENNETH

Be’, mi hai fatto venire qui solo per dirmi questo?

PAUL

Perché, credi che sia poco?

Kenneth riflette prima di rispondere, poi annuisce convinto.

Paul spegne la sigaretta, inquadrata in dettaglio.

PAUL

Io non credo.

KENNETH

(sistemandosi ancora)

Se lo dici tu.

Paul si alza e gli si pone di fronte. Primissimi piani di entrambi.

PAUL

Ascolta, tu finalmente stai cominciando a vivere. Vivere liberamente, così come siamo nati. Non puoi, non devi, ingabbiarti.

KENNETH

Parli di libertà. Se amore è una parola priva di significato, anche libertà lo è.

PAUL

Libertà non è una parola, libertà è un comportamento.

Kenneth lo guarda, senza capire. Paul si allontana da lui e torna a sedersi, sempre fermo e comodo.

PAUL

Dobbiamo tornare, stasera.

Primo piano di Kenneth.

KENNETH

Va bene.

INT. DIMORA DELLE BAMBOLE – SERA

 

Dall’alto, vediamo il soggiorno della Dimora delle Bambole: clienti e ragazze al centro della sala. Emma non c’è. Inizia The Shape of Rage di Howard Shore.

Lydia e Betsy, entrambe in tailleur (la prima ne indossa uno celeste, la seconda uno grigio) sono in giro per la stanza e parlano con alcuni clienti.

Paul e Kenneth entrano nella stanza, ora vista in campo medio.

Lydia va loro incontro.

LYDIA

(con un largo sorriso)

Sapevo sareste tornati.

Paul, compito, le bacia la mano.

PAUL

I buongustai non si lasciano scappare le pietanze migliori, non crede?

Lydia annuisce, poi si rivolge a Betsy.

LYDIA

Betsy, prepara ai signori qualcosa da bere.

Lydia guarda prima Paul, poi Kenneth, più a lungo.

LYDIA

Le ragazze sono per lo più occupate, dovrete aspettare.

PAUL

Attendiamo con calma. L’attesa in questo posto verrà ben ripagata.

Lydia esce dalla stanza, mentre Betsy si avvicina a loro due: in mano un vassoio di argento su cui sono posati due bicchieri con cognac.

Kenneth guarda Betsy.

KENNETH

Emma non c’è?

Betsy lo guarda, inespressiva.

BETSY

Emma è impegnata, per ora: si libererà presto.

Paul prende il suo bicchiere e beve.

PAUL

Ragazze latine ne avete?

BETSY

Abbiamo ogni tipo di ragazza che i clienti pretendono.

Betsy esce poi dalla stanza.

La mdp inquadra Emma: entra dalla sinistra di Kenneth, che ha la mano a mezz’aria. Emma indossa un cheongsam a maniche corte dorato.

Emma guarda Kenneth e lo riconosce.

Kenneth beve d’un fiato il suo cognac, posa il bicchiere su un tavolino e va incontro a Emma, che gli sorride.

Dettaglio delle mani di entrambi che si stringono.

INT. STANZA DI EMMA

 

La musica continua.

La stanza di Emma è immersa nella oscurità. Emma è sul letto, Kenneth in piedi.

EMMA

Sei tornato.

KENNETH

Mi hai riconosciuto?

Emma annuisce.

EMMA

Credevo non ti fosse piaciuto, l’altra volta.

KENNETH

Non abbiamo fatto nulla, insieme.

Emma annuisce ancora.

EMMA

Adesso vuoi farlo?

Kenneth resta spiazzato dalla sfumatura di brutalità nella voce di Emma.

KENNETH

Ma…

EMMA

Cosa?

Kenneth alza le spalle, non sa che dire.

EMMA

Guarda che se anche stavolta non fai niente con me dovrò chiamare Lydia o Betsy.

Kenneth si accende un sigaro, a disagio.

KENNETH

Ma io non ho…

EMMA

Perché vieni, allora?

Kenneth non risponde.

Emma, in primo piano, prende una sigaretta, senza filtro, e l’accende con un fiammifero, fumandola poi con voluttà.

EMMA

Hai paura che le tue fantasie più nascoste possano spaventarmi?

 

Kenneth non capisce.

 

KENNETH

Fantasie nascoste…?

EMMA

Chiunque ha fantasie sessuali nascoste. E ha paura di metterle in pratica.

Kenneth resta col sigaro a mezz’aria.

EMMA

Tu sei sposato?

KENNETH

(annuendo)

Convivo.

Emma fuma.

EMMA

Com’è l’amore con lei?

Kenneth non risponde. Figura intera di Emma: accavalla le gambe, la sigaretta che pende dalle labbra.

EMMA

Io sono qui per soddisfare ogni tuo desiderio. Adoro farlo.

Emma spegne la sigaretta, si alza e si pone di fronte a Kenneth: primi piani di entrambi.

EMMA

Sono la tua schiava, non devi avere remore.

Kenneth, a disagio, si allontana da Emma. Restiamo per un attimo sul primo piano di Emma, poi inquadriamo Kenneth che si muove a piccoli passi per la stanza, teso.

EMMA

Amo esserlo.

KENNETH

Ma cosa dici?

Emma gli si avvicina di nuovo. La mdp li inquadra entrambi in figura intera: Emma ci dà le spalle, ha la testa leggermente inclinata rispetto a quella di Kenneth.

EMMA

Hai ancora dubbi? Non devi averne: non con me.

Kenneth deglutisce, teso.

Emma viene inquadrata in primo piano.

EMMA

Cosa aspetti?

Kenneth, ancor più teso, fa per uscire dalla stanza e nel farlo fa cadere il sigaro. Emma lo prende e comincia a fumarlo.

Kenneth apre la porta ed esce dalla stanza.

INT. CORRIDOIO

 

La musica continua.

Kenneth, seguito dalla mdp, cammina lungo il corridoio, guardandosi dietro: Emma non esce dalla stanza.

Kenneth passa davanti a un’altra stanza, la porta è socchiusa e d’istinto, Kenneth guarda: vediamo Paul possedere da dietro una giovane ragazza latinoamericana. Entrambi sono a torso nudo. Paul sta graffiando la schiena della ragazza.

Kenneth si ritrae.

La musica finisce.

 

INT. SALONE D’INGRESSO

 

Kenneth è ora nel salone d’ingresso della Dimora delle Bambole: Lydia e Betsy non ci sono. Kenneth si avvia verso l’uscita, e nel farlo getta uno sguardo agli altri clienti, e nota, non visto, Aaron, seduto su una poltrona di pelle: una ragazza orientale è seduta sulle sue gambe e Aaron le carezza con grande languore la spalla.

INT. STANZA DA PRANZO ALBERGO – MATTINA

 

Kenneth e Victoria, inquadrati in campo medio, sono seduti uno di fronte all’altra a un tavolo delle sala da colazione dell’albergo: stanno bevendo entrambi un caffè.

Kenneth, visto nella soggettiva di Victoria, appare stanco.

VICTORIA

E quindi, oggi ho una riunione per discutere del bilancio del governo.

Kenneth, sovrappensiero, annuisce.

VICTORIA

Che dici, pranziamo insieme?

Kenneth non risponde. Victoria si sporge appena.

VICTORIA

Kenneth?

L’uomo si scuote dai pensieri. Gli occhi sono spenti, visti in dettaglio.

KENNETH

Sì?

 

Victoria lo guarda negli occhi, sembra notare la sua stanchezza.

 

VICTORIA

Ti ho chiesto: pranziamo insieme?

KENNETH

Se vuoi…

Victoria si accende una sigaretta.

VICTORIA

Tanto, dopo la riunione non ho molto da fare: il capoufficio ci ha dato la giornata libera.

KENNETH

E perché?

Kenneth ha pronunciato le parole con un’ansia esagerata.

VICTORIA

Mah, con la crisi di governo dice che è inutile lavorare. Anche perché davvero non lavoriamo.

KENNETH

Capisco.

Victoria guarda il fidanzato: prima gli occhi stanchi, poi le labbra screpolate, il mento con una barba lunga.

VICTORIA

Tu sei impegnato, oggi?

KENNETH

Ho appuntamento con qualche studente, ma niente di importante: per pranzo dovrei liberarmi facilmente.

Victoria nota il tono esausto nella voce di Kenneth.

VICTORIA

Bene, poi magari dopo pranzo potremmo fare qualcosa: un museo, un concerto, un film…

KENNETH

Sì, come vuoi, per me non ci sono problemi.

Victoria posa la sigaretta nel posacenere.

VICTORIA

Vorrei tanto andare al museo di storia naturale.

KENNETH

Va bene: ho collaborato con loro, in passato, per una mostra sui Samo. Davvero un’istituzione seria.

Victoria, in primo piano, sorride.

VICTORIA

E allora vada per il museo.

Kenneth alza le spalle. Victoria spegne la sigaretta.

KENNETH

Ci vediamo qui o da qualche altra parte?

Victoria guarda il fidanzato, che ansima piano, teso.

VICTORIA

Direi davanti al ristorante, no?

Kenneth annuisce con lentezza e con fatica eccessive.

 

KENNETH

Sempre il solito?

VICTORIA

Direi di sì.

Kenneth si accende un sigaro, ma lo fuma svogliato. Victoria si alza: ora la mdp li inquadra entrambi in campo medio.

VICTORIA

Bene. Io vado, perché altrimenti perdo la metro.

Kenneth annuisce, distratto. Victoria si alza, stringe appena Kenneth e va via. Primo piano del suo volto, pensieroso.

INT. DIMORA DELLE BAMBOLE – SERA

 

Kenneth e Paul sono nel salotto della Dimora delle Bambole. Le ragazze, tra cui Emma in niqab a capo scoperto, come al solito sono al centro della stanza.

Dopo una sedia occupata da un uomo con grandi baffi, è seduto Aaron, che rivolge un cenno di saluto a Kenneth, che risponde con un pronto sorriso.

INT. STANZA DI EMMA

 

Inizia Sexual Logic di Howard Shore.

Emma, con addosso la tunica, è a letto con Kenneth, che ha addosso pantaloni e camicia. Entrambi sono inquadrati dall’alto in figura intera.

Emma è alla nostra sinistra, Kenneth alla nostra destra: sono entrambi sdraiati sul fianco. Kenneth sta penetrando Emma da dietro.

EMMA

Il sesso ci mostra per quel che siamo davvero. Mostra il nostro vero ego. Un ego violento, animalesco. Per questo fa paura.

Emma muove il bacino e geme.

EMMA

Ma è meglio mostrarsi per quello che si è in realtà o indossare una maschera?

Kenneth non risponde.

EMMA

Il desiderio del sesso è implacabile. Il desiderio di libertà è implacabile. Lo sento scorrere dentro di te e arrivare in me.

Emma si volta appena e mordicchia il lobo dell’orecchio sinistro di Kenneth. La musica finisce.

INT. SOGGIORNO DELLA DIMORA DELLE BAMBOLE

 

Kenneth, Paul e Aaron, inquadrati in campo medio (Kenneth è al centro dell’inquadratura, Paul alla sua destra e Aaron alla sua sinistra) sono seduti a un tavolino, nel soggiorno della Dimora delle Bambole. Kenneth fuma un sigaro, Paul e Aaron delle sigarette.

Passa Lydia, in un tailleur rosso. Si ferma tra Kenneth e Paul.

LYDIA

I signori gradiscono qualcosa da bere?

I tre annuiscono all’unisono.

KENNETH

Una birra.

PAUL

Un whisky.

AARON

Un bicchiere di vino.

Lydia prende nota della cosa e va via.

Kenneth osserva prima Paul poi Aaron.

Aaron viene inquadrato in primo piano.

AARON
(a Kenneth)

Mi racconti qualcosa. Parli di quello che preferisce, senza problemi.

KENNETH

Iniziate voi.

Nel frattempo, arriva Betsy in un elegante tailleur nero con un vassoio con sopra le bevande ordinate dai tre: una volta serviti, la donna va via.

Primo piano di Aaron.

AARON

(sorseggiando il vino, a Paul)

D’accordo, inizi lei.

Primo piano di Paul, che beve prima di parlare.

PAUL

Io sono un professore di filosofia, ma sono nato in una famiglia che gestiva varie tintorie, sono io stesso proprietario di una tintoria: ho creato una nuova tintura che presto sarà messa sul mercato. Non è la prima: vi prego di andare a vedere le mie creazioni, sono opere d’arte. Non so perché, ma sono davvero sensibile alla bellezza di un corpo sezionato. Femminile, ovvio. Così quest’anno ho creato con la tintura di cui parlavo un motivo di viscere filettate da capelli. Mi sembra che crei un effetto di freschezza.

Paul beve, poi riprende. Primo piano di Kenneth, quindi di Aaron.

PAUL

Tutti i rossi sono ottenuti dalla raffinazione del sangue delle donne che ho ucciso o scarificato. Grazie agli enormi progressi della tecnica è ormai facile impedire alle stoffe di stingere. Il problema è l’azzurro, il delicato azzurro delle interiora: è stato arduo riprodurre quel colore. Per studiarlo ho ucciso diciotto donne e ne ho deformate altrettante. Sono giunto alla conclusione che l’unico sistema sia estrarne una gran quantità di viscere.

Aaron ha ascoltato rapito, mentre Kenneth senza particolari emozioni. Dettaglio delle mani di Aaron, che stringono il bicchiere mentre parla.

AARON

Io sono uno scrittore e ho ideato vari metodi per giustiziare una donna. L’ultimo che ho escogitato e molto efficace e quindi intendo adottarlo definitivamente. Sono stanco di denudare donne: ho pensato dunque di vestirle. Ho iniziato a usare questo metodo poco tempo fa: le donne ne sono entusiaste. Anzitutto, si prende una rivista di moda e si lascia scegliere l’abito alla donna, perché l’abito deve avere un’aderenza perfetta al corpo. Per vestirla bisogna denudarla del tutto: l’abito è un tatuaggio.

Paul inizia anche a fumare: dettaglio della sua bocca.

 

AARON

Rivesto la donna con tatuaggi: la donna soffre e geme. Finito il lavoro, si giace ripetutamente con lei. In principio la pelle è infiammata, ma dopo alcuni giorni diviene fredda come quella di un serpente. Accoppiarsi con una donna vestita è un piacere raffinato.

Kenneth beve la sua birra: dettaglio delle sue labbra.

AARON

Si esegue quindi la condanna a morte: le compro e un fazzoletto e un portacipria e gliele infilo nelle tasche del vestito. È semplicissimo: basta incidere con un coltello all’altezza del taschino sul petto una linea orizzontale e infilarvi il fazzoletto accuratamente ripiegato. Il fazzoletto si imbeve di sangue, uno splendido effetto. Poi si incide un profondo taglio all’altezza della tasca tatuata sul fianco e vi si inserisce il portacipria. Dopo non molto lo si estrae e si gode della vista abbagliante del sangue che filtra sulla cipria. La donna muore in cinque o sei ore.

 

La mdp ci mostra in totale i tre.

 

KENNETH

Com’è il suo volto riflesso nello specchietto del portacipria?

Aaron sorride, cordiale.

AARON

Nulla a che vedere con le sembianze di un diavolo: è il pregiudizio più erroneo che la gente ha sul sadismo. Io, oso dire, ho un’espressione davvero gentile. E lei, cosa ha da raccontarci?

KENNETH

Io… nulla. Non ho nulla da raccontare. Ho però un desiderio: desidero lacerare la carne di Emma, godere del suo corpo magnifico e perfetto ma c’è ancora qualcosa che mi blocca, nonostante abbia cominciato a fare l’amore con lei.

Sia Paul che Aaron sorridono benevoli.

PAUL

Sei ancora schiavo di preconcetti, Kenneth.

 

Primo piano di Aaron.

 

AARON

La libertà interiore e quella di espressione sono nostre prerogative. È nostro orgoglio far coincidere il gusto dell’amore universale con quello della ferocia. Nutriamo sentimenti gentili: nessuno è più alieno di noi dalla crudeltà mentale. La sede dell’amore è nella carne. L’amore si muta senza eccezioni in crudeltà: amare è uccidere.

Paul annuisce vigorosamente.

Lydia, seguita da Betsy, torna al loro tavolo: stavolta si ferma tra Paul e Aaron.

LYDIA

I signori hanno trovato di loro gradimento il servizio?

AARON

Oh, sì, signora Lydia.

PAUL

Il miglior servizio che possa esserci in questo paese, senza ombra di dubbio.

Kenneth non risponde, è occupato a osservare Emma, seduta sule gambe di un cliente, che le carezza il naso.

BETSY

Se volete un altro incontro con delle ragazze, non avete che da chiedere.

Emma, sempre vista nella soggettiva di Kenneth, si alza e si apparta con l’uomo.

 

PAUL

Oh, no: io ho purtroppo un impegno. Peccato declinare il vostro gentile invito.

AARON

Io resto.

(a Kenneth)

E lei?

Kenneth si scuote e guarda prima Paul, poi Aaron, poi Lydia, poi Betsy, tutti in brevissimi primi piani: turbato, scuote la testa in segno di diniego.

INT. BAR – SERA

 

Kenneth è seduto a un tavolo del bar: beve una birra scura. Un sigaro è abbandonato sul posacenere, quasi del tutto.

Kenneth, inquadrato in campo medio, appare pensieroso.

Nel bar, entra Ian: saluta con un largo sorriso il barista, poi vede Kenneth e va al suo tavolo.

KENNETH

Ciao Ian.

IAN

Ciao Kenneth.

Ian si siede. Il barista si avvicina al loro tavolo.

IAN

(indicando la birra di Kenneth)

Quello che ha preso lui.

Il barista va via.

IAN

Come va, Kenneth? Non ci vedevamo da un po’.

KENNETH

Già, Ian. Tutto bene. Tu?

Ian, inquadrato in primo piano, sorride.

IAN

Sto benissimo.

KENNETH

Davvero?

Ian annuisce: nel frattempo, torna il barista con la pinta di birra. Dettaglio della pinta di birra.

IAN

(bevendo un sorso)

Sì.

Kenneth sorride.

IAN

È da un bel po’ che non ho incubi, anzi, posso dire che dormo benissimo.

KENNETH

Sono davvero felice per te, Ian.

Ian fa un lungo sorso.

IAN

Tutto ha avuto inizio poco dopo il nostro ultimo incontro: quella sera sono andato a casa, sono andato a letto e ho preso subito sonno. Mi sono svegliato alle 10 del mattino successivo. Non mi sono mai alzato, durante il sonno. E non ho avuto incubi, mai più da allora: solo bellissimi sogni.

Kenneth si accende un altro sigaro.

KENNETH

Sono davvero felice per te.

IAN

Lo so. E ti ringrazio.

Kenneth fa un gesto con la mano.

Ian guarda alcuni clienti nel bar.

IAN

Sono tornato in vita, Kenneth.

INT. STANZA D’ALBERGO – MATTINA

 

Victoria e Kenneth, inquadrati in piano americano, sono a letto.

Kenneth indossa il pigiama, Victoria è in reggiseno e mutandine.

I due stanno facendo sesso.

Victoria ha un piccolo orgasmo, nel momento in cui Kenneth viene.

La ragazza quindi si scosta dal fidanzato e si stende su un fianco, guardandolo.

Kenneth e Victoria restano in silenzio per qualche secondo, riflettendo.

VICTORIA

Lo desideravi da molto, vero?

Kenneth si accende un sigaro e annuisce.

Victoria non dice nulla e si alza dal letto. Dettaglio della schiena.

VICTORIA

Devo andare al lavoro.

KENNETH

Sì, devo andare anche io.

Victoria, però, non comincia a vestirsi: si accende una sigaretta.

VICTORIA

Ti sentivo distante, sai…

Primo piano di Kenneth.

KENNETH

Cosa vuoi dire?

Victoria fuma prima di rispondere.

KENNETH

Io sentivo distante te.

Dettaglio dei piedi nudi di Victoria: si muove di qualche passo.

VICTORIA

Come, scusa?

KENNETH

Ti sentivo distante, poco coinvolta.

Kenneth si avvicina a Victoria.

KENNETH

Quasi come se la cosa non ti riguardasse. Perché?

Victoria spegne la sigaretta.

VICTORIA

Credo di averti spiegato il perché, Kenneth. La prima volta che siamo usciti insieme, ricordi?

Victoria guarda Kenneth, muove appena le labbra.

VICTORIA

Sai, non te l’ho mai detto prima, ma ho visto come sei cambiato in questi mesi.

KENNETH

Cambiato?

VICTORIA

Sì, cambiato. Prima non eri così.

KENNETH

Non capisco.

Momento di silenzio.

Kenneth, inquadrato in piano americano, si sistema a sedersi nel letto sfatto.

Victoria si accende un’altra sigaretta.

KENNETH

E tu, perché non sei libera, Victoria?

Perché continui a vivere nella struttura che ti è stata imposta?

Victoria fuma, senza rispondere.

 

KENNETH

Tu non sei libera, Victoria.

Victoria alza le spalle.

INT. DIMORA DELLE BAMBOLE – POMERIGGIO

 

Kenneth e Paul, uno di fronte all’altro, visti in campo medio, sono seduti a un tavolino, nel soggiorno della Dimora delle Bambole. Le ragazze non ci sono.

I due non si parlano.

Lydia arriva nella sala: indossa come sempre un tailleur, questa volta nero.

LYDIA

I signori nell’attesa delle ragazze vogliono qualcosa da bere?

Kenneth e Paul annuiscono.

PAUL

Per me un bicchiere di vino.

KENNETH

Anche per me.

Lydia va via.

Kenneth si accende un sigaro, Paul una sigaretta.

PAUL

Vedo che questo posto sta cominciando a piacerti, Kenneth.

KENNETH

Sì. Sei stato molto bravo a convincermi.

Vediamo Betsy, in tailleur verde, andare al loro tavolino, con un vassoio su cui sono posati due bicchieri di vino.

Paul si limita a sorridere: prende i due bicchiere, ne porge uno a Kenneth. Betsy va via.

 

PAUL

Però, devo comunque rimproverarti.

KENNETH

E perché?

Paul indica con la mano il corridoio che porta alle stanze, inquadrato dalla mdp: immerso nell’oscurità e circondato dai drappi rossi che coprono le pareti del soggiorno.

PAUL

Ci sono un sacco di belle ragazze qui e tu vai sempre con la solita.

Kenneth non dice nulla.

PAUL

Fissarsi con una sola persona non è la cosa migliore, Kenneth.

KENNETH

Forse per te.

Paul sorride.

PAUL

Forse. Ma questo non è altro che il solito comportamento che hai avuto finora.

Lydia e Betsy entrano di nuovo nella stanza, hanno ascoltato l’ultima parte del dialogo tra i due.

LYDIA

Oh, avere il signor Kenneth tra i nostri clienti è un grande onore, non è vero, Betsy?

BETSY

Sì, verissimo.

Kenneth, visto in primo piano, accoglie la cosa senza particolari emozioni.

Lydia pone entrambe le mani, viste in dettaglio, sulla testa di Kenneth.

LYDIA

Un cliente così gentile, educato, colto. Sempre in regola coi pagamenti. Non può non essere un onore averlo con noi.

Kenneth e Paul (Betsy è accanto a quest’ultimo, Lydia accanto a Kenneth) bevono il vino: Betsy riempie loro i bicchieri.

BETSY

Qui i nostri clienti sono trattati come meritano.

PAUL

Lo sappiamo, Besty, e vi ringraziamo.

Sia Betsy che Lydia fanno un compito inchino.

Le ragazze tornano, tra esse Emma che, inquadrata in figura intere, va incontro a Kenneth. La ragazza indossa un bustino e gonna, neri entrambi.

KENNETH

Ciao Emma.

EMMA

Ciao Kenneth.

Emma siede sulle gambe di Kenneth. Inizia Bondage di Howard Shore.

EMMA

Ti aspettavo tanto.

Kenneth non dice nulla: prende un sigaro e lo accende.

Emma glielo toglie di bocca e comincia a fumarlo: dettaglio delle sue labbra.

EMMA

Pensavo non venissi più, stasera.

Vediamo una ragazza asiatica sedersi sulle gambe di Paul: le dita dell’uomo cominciano a percorrerle le gambe.

EMMA

Sono stata con molti uomini stasera.

La ragazza asiatica carezza il volto di Paul: dettaglio delle dita della donna che passano tra i capelli di Paul.

EMMA

Ti dà fastidio?

KENNETH

No…

Paul massaggia con lentezza la schiena della ragazza asiatica. Dettaglio della bocca di Emma che sussurra all’orecchio di Kenneth.

EMMA

Se vuoi che smetta, sarò disponibile solo per te.

La ragazza asiatica bacia Paul sulla guancia, più volte.

Emma comincia a dondolare la gamba, i piedi oscillanti vengono inquadrati in dettaglio, mentre Kenneth ha la sua mano sulla coscia della ragazza.

EMMA

Sei il mio uomo, Kenneth, il mio amore. Non voglio dividerti con nessuno.

Paul carezza il collo della ragazza asiatica con il dito indice.

Kenneth comincia a carezzare il viso di Emma con la mano destra.

EMMA

Sono la tua donna.

Paul passa un dito sulla curva dei seni della ragazza asiatica.

Emma bacia il collo di Kenneth, mentre lui le carezza la pancia.

EMMA

Sono questo e questo soltanto.

KENNETH

Lo so.

Paul bacia la ragazza asiatica, le mordicchia il labbro superiore.

Emma lecca il lobo dell’orecchio di Kenneth.

Paul passa le mani tra i capelli della ragazza asiatica, mentre continua a baciarla: si toglie la camicia, mostrando il tatuaggio pulsante.

Emma alza la gonna fino a quasi le mutandine, scoprendo le gambe nude.

EMMA

Era questo l’amore che desideravi, vero?

KENNETH

Sì…

Fine musica.

INT. UFFICIO DI KENNETH – POMERIGGIO

 

Kenneth è alla scrivania del suo ufficio nell’Università e fuma un sigaro.

La ragazza coi capelli ramati gli dà come sempre le spalle e scrive: sul banchetto il peluche. La ragazza si ferma a volte e lo colpisce con la matita, inquadrata in dettaglio mentre penetra nella pezza.

Kenneth riprende a fumare. Inizia anche a scrivere su un taccuino nero.

Squilla il telefono sulla scrivania.

KENNETH

Sì?

Kenneth resta in ascolto, poi dopo qualche secondo posa la cornetta ed esce dall’ufficio.

La ragazza coi capelli ramati continua a scrivere e a colpire il peluche con la matita.

INT. UFFICIO DI PAUL

 

Kenneth entra nell’ufficio di Paul. Vari scatoloni sono nella stanza: alcuni sono già chiusi e accatastati l’uno sull’altro. Paul sta riponendo in uno di essi dei libri. Alza la testa e vede Kenneth.

PAUL

(sorridendo)

Kenneth…

Kenneth si guarda attorno.

PAUL

Sono stato trasferito in un’altra Università, quella in cui ho studiato e iniziato la mia attività di ricerca. Parto domani. Nel nostro lavoro capita sempre così, lo sai.

Kenneth annuisce, mentre Paul si accende una sigaretta.

Primi piani alternati di entrambi.

PAUL

Ti chiedo una cosa: continua a essere libero.

Kenneth e Paul si guardano, senza dire una parola.

INT. STANZA DI EMMA – NOTTE

 

Inizia Main Theme from Crash di Howard Shore.

È notte inoltrata.

Emma e Kenneth, inquadrati dall’alto, giacciono a letto. Lui, alla nostra sinistra, è in camicia e pantaloni, lei, alla nostra destra, indossa un cheongsam rosso bordato di nero.

Sono abbracciati e non dicono una parola.

I loro corpi si sfiorano.

Kenneth carezza con la guancia destra la guancia sinistra di Emma.

Le gambe di entrambi si toccano.

I corpi di entrambi fremono.

Emma passa un dito sulle labbra di Kenneth.

La ragazza carezza il collo di Kenneth.

La musica finisce

INT. SALA COLAZIONE ALBERGO – MATTINA

 

Kenneth e Victoria, inquadrati in campo medio, sono seduti uno di fronte all’altra al loro tavolo nella sala da colazione dell’albergo.

La coppia non scambia una parola.

Nella sala entra Aaron, che scambia un fugace sguardo con Kenneth.

Aaron si riempie una tazza di caffè e va a sedersi al tavolo accanto a quello di Kenneth e Victoria. Aaron ha di fronte lei.

AARON

Buongiorno.

Victoria gli sorride.

VICTORIA

Buongiorno, Aaron.

Kenneth accende un sigaro, dimentico della conversazione.

AARON

Tutto bene?

Victoria annuisce.

Aaron sorride di rimando.

AARON

Bene.

Nella stanza entra Hanna, che si avvia al tavolo di Kenneth e Victoria.

HANNA

Signor Kenneth, le è arrivato un messaggio.

Hanna trae da una tasca un telegramma e lo porge a Kenneth, che lo legge, inquadrato in primo piano.

Kenneth alza la testa dal telegramma e guarda prima Aaron, poi Hanna e infine Victoria.

KENNETH

Ian si è suicidato.

INT. CAMERA ARDENTE – POMERIGGIO

Kenneth è davanti alla salma di Ian: è l’unica persona presente.

Kenneth guarda la salma dell’amico, si siede e resta a guardarlo, in silenzio.

Primo piano del volto senza vita di Ian.

EST. PARCO – POMERIGGIO

 

È una bellissima giornata assolata.

In basso, appare una scritta: Qualche mese dopo.

Kenneth, visto in campo medio, è seduto a una panchina e guarda davanti a sé, pensieroso: dietro di lui alberi e cespugli, alcuni rigogliosi, altri no. Un sigaro spento pende dalle sue labbra.

Victoria appare dietro di lui.

VICTORIA

Ciao.

Kenneth si volta, guardandola dal basso verso l’alto. Victoria va a sedersi di fianco a lui: che viene vista d’ora in avanti di spalle, da una angolazione leggermente obliqua, le gambe accavallate e la testa inquadrata per metà, la sinistra.

VICTORIA

Dobbiamo parlare, credo.

Kenneth annuisce, con lentezza.

VICTORIA

Penso che la nostra storia, se mai sia stata tale, è finita.

Kenneth non dice nulla.

VICTORIA

In questi ultimi mesi, sei stato… assente. Ho cercato di venirti incontro, e tu mi hai respinto.

Kenneth accende il sigaro.

VICTORIA

Non credo dovremmo continuare a vederci.

KENNETH

Va bene.

Victoria si alza e se ne va. Kenneth la guarda andare via.

INT. DIMORA DELLE BAMBOLE – SERA

 

Kenneth è nel salotto della Dimora delle Bambole: è seduto su una poltrona, beve un tè e fuma.

Gli si avvicina Lydia, in un tailleur rosa.

LYDIA

Ha fatto proprio bene a venire, signor Kenneth. Lei dovrebbe venir sempre a farci visita.

Kenneth la guarda.

KENNETH

Ultimamente sono stato un po’ impegnato.

Lydia sorride, mentre Betsy, in un tailleur ocra, le si avvicina. Le vediamo entrambe in primo piano.

LYDIA

Emma chiedeva sempre di lei. Non è vero, Betsy?

BETSY

Oh, sì. Sempre di lei: è arrivata a rifiutare dei clienti.

Kenneth non dice nulla.

Aaron, visto a fuoco, è seduto poco più in là, e sta carezzando le gambe di una ragazza.

BETSY

Gradisce dei dolci assieme al tè, signor Kenneth?

LYDIA

Abbiamo dei dolci buonissimi.

BETSY

Dolci che non si trovano da nessuna altra parte in città.

Kenneth guarda il corridoio che porta agli appartamenti delle ragazze (immerso nell’oscurità e circondato dai drappi rossi che coprono le pareti del soggiorno).

KENNETH

(fuori campo)

Grazie, sto bene così.

Emma emerge dal corriodio ed entra nella stanza: indossa un kimono color arcobaleno con un obi di seta crespata giallo limone, annodato a farfalla.

La vediamo in primo piano: si accorge di Kenneth e il suo sguardo si illumina. Emma va da Kenneth e gli si siede sulle ginocchia. Inizia Main Theme from Eastern Promises di Howard Shore.

EMMA

Amore mio.

Emma comincia a giocare con le dita di Kenneth.

EMMA

Da quanto tempo non venivi, ho sentito la tua mancanza.

KENNETH

Ho avuto da fare.

Emma sorride, un sorriso gioioso e puro.

EMMA

Andiamo in stanza.

Kenneth la guarda.

KENNETH

No, restiamo qui.

Emma annuisce e si accende una sigaretta: dettaglio della labbra.

EMMA

Tutto per il mio amore.

Kenneth non dice nulla.

EMMA

Eri così scostante e impaurito quando ci siamo conosciuti.

Vediamo Aaron: passa una mano sul viso della ragazza.

Primo piano di Kenneth.

KENNETH

Non ti conoscevo, poi ho capito quanto eri importante per me.

EMMA

Adesso non hai più paura, vero?

Emma fissa Kenneth e gli sorride.

KENNETH

No, non ho più paura.

Aaron, sempre a fuoco, si alza e va con la ragazza negli appartamenti delle Bambole.

Emma, in primo piano, ride.

Kenneth le abbraccia le spalle con forza: lei si irrigidisce, poi si rilassa. Kenneth continua a stringere le spalle della ragazza, con forza crescente. Emma continua a opporre resistenza.

Dettaglio dei suoi occhi, in cui risplende una luce eccitata e malsana.

Kenneth lascia andare le mani dalle spalle di Emma e la bacia.

Quindi, Kenneth poggia una mano sotto le cosce di Emma e la alza: lascia poi andare la mano della ragazza che stringeva la sua e si alza alza a sua volta.

EMMA

Cosa fai, amore mio?

Kenneth la guarda. Primo piano del suo volto, distorto dall’eccitazione.

KENNETH

(con un tono normalissimo)

È meglio che io non torni più: è l’ultima volta che ci vediamo. Preferisco non reincontrarti. Per il mio bene, ma soprattutto per il tuo.

Emma non dice nulla, inerte.

KENNETH

Addio.

Kenneth si allontana da lei, mentre Emma resta immobile, sgomenta e triste.

Kenneth, rapidamente, va al corridoio che porta all’ingresso.

Lydia e Betsy se ne accorgono e lo seguono.

La mdp inquadra i tre frontalmente: Kenneth al centro, Lydia alla destra, Betsy alla sinistra.

LYDIA

Se ne va così presto? Non deve.

BETSY

Già, signor Kenneth. Non deve andarsene così presto.

Kenneth non sta a sentirle e accelera il passo, cosa che fanno anche le due donne.

LYDIA

Se ne va così presto? Non deve.

BETSY

Già, signor Kenneth. Non deve andarsene così presto.

Kenneth raggiunge la porta d’ingresso: la apre.

LYDIA

Se ne va così presto? Non deve.

BETSY

Già, signor Kenneth. Non deve andarsene così presto.

Kenneth esce, richiudendo la porta dietro di sé.

La mdp resta sulla porta. La musica termina.

A poco a poco, lo schermo diventa nero e partono i titoli di coda, mentre la mdp vaga attraverso il quadro Summer Interior di Edward Hopper. In sottofondo sentiamo End Theme from Dead Ringers di Howard Shore.

Arcadia Productions

ha presentato

 

Un film di

David Cronenberg

 

IL DESIDERIO

liberamente ispirato al racconto Una stanza chiusa a chiave di Yukio Mishima

Una produzione di

Gennaro Saviano

per conto dell’Arcadia Productions

 

Scritto e prodotto da

David Cronenbrg

Gennaro Saviano

 

Jude Law…Kenneth

Mélanie Laurent…Emma

Rebecca Hall…Victoria

Cillian Murphy…Paul

Tom Hiddleston…Ian

Guillaume Canet…Aaron

Tilda Swinton…Lydia

Dominique Sanda…Hanna/Betsy

 

Musica

Howard Shore

Fotografia

Peter Suschitzky

Montaggio

Ronald Sanders

Casting

Deirdre Bowen

Scenografia

James McAteer

Costumi

Denise Cronenberg

 

La produzione desidera ringraziare

 

Andrea Carbone e le ragazze e i ragazzi di Cinematik

la famiglia Saviano: Mario, Carmela, Orazio e la sua fidanzata Carmela

Teresa Ascenzi, Barbara e Marianna Capasso, Maria Rosaria Capasso, Pasquale Capasso, Raffaela Felicia Cerisoli, Massimo D’Aponte, Luca De Cristofaro, Angela Del Prete, Nadia e Silvia Guarino, Maria Pellegrino, Michele, Francesco e Angelo Perotta, Domenico Tarantino

 

 

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