Les beaux jours d’aranjuez

Recensione in anteprima – Venezia 73 – In concorso – Scelta coraggiosa di Wim Wenders con un film molto teatrale e un 3D sperimentale sicuramente non adatto a questo genere di film ma ben fatto.

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In un’abitazione con ampio giardino uno scrittore procede nell’estensione di un dialogo tra due personaggi: un uomo e una donna. Costoro prendono vita davanti a lui dicendo le battute che scrive. I due hanno stabilito un patto: a ogni domanda non si potrà rispondere con un semplice si o no ma con ampie argomentazioni e non sarà possibile alcuna azione oltre a quella del parlare. I ricordi, le esperienze nella sfera sessuale, le considerazioni sul senso dell’amore occupano la loro conversazione.

Che Wenders possa dividere la critica è cosa risaputa, infatti, anche per questo film l’estremizazzione di alcune scelte piacciono in alcuni casi e, in altri, lasciano tiepidi. Tratto da un’opera teatrale di Peter Handke il film inizia subito con una calma e una lentezza che mette lo spettatore a dura prova.

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L’estetica, il rigore nella ricerca dell’inquadratura giusta, la mano ferma della macchina da presa rendono la pellicola di una qualità elevatissima mentre l’aggiunta del 3D è una scelta coraggiosa che non serve granchè ma che è realizzata molto bene.

La vicenda è tutta racchiusa nei dialoghi dei due protagonisti, con lo scrittore creatore e spettatore di quanto scrive. L’illusione al paradiso con Adamo ed Eva è confermata dalla presenza della mela, in mezzo ai due. Una lieve poetica e allegorica carica data dalla sceneggiatura.

Rimaniamo interdetti per la lentezza di tutta una serie di situazioni, dalla monotonia dei dialoghi che vanno avanti, ritornano indietro e si interrogano sempre in un logorroico susseguirsi di pensieri della protagonista. Il tono della voce, neutrale, piatto non aiuta. Il finale troppo frettoloso e senza spiegazioni non convince anche se fa pensare volutamente lo spettatore.

Un film difficile per il pubblico generalista, molto più adatto ad un pubblico di genere, ad un pubblico abituato alle opere teatrali filosofeggianti e agli estimatori del regista.

Voto: 5,2

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