Il ragazzo invisibile seconda generazione

Recensione in anteprima – Secondo capitolo dell’esperimento iniziato nel 2014 da Gabriele Salvatores. Il cinema dei supereroi in chiave italiana ritorna e lo fa con gli stessi problemi del primo capitolo. La strada è giusta ma i passi da fare sembrano ancora tanti. Al cinema dal 4 gennaio.

Michele Silenzi (Ludovico Girardello) è cresciuto: ora ha 16 anni e il temperamento tipico dell’adolescente scontroso, anche perché, oltre alla crisi di crescita comune a tutti i teenager, ha gravi problemi da affrontare. Il primo è un lutto, di cui è impossibile parlare senza fare spoiler. Il secondo è il dono dell’invisibilità, abbinato a quella forza incontrollata che gli ha permesso, al termine de Il ragazzo invisibile”, di distruggere un sottomarino. Il terzo è un passato scomodo del quale fanno parte una madre biologica russa (Ksenia Rappoport) e una gemella (Galatèa Bellugi) cresciuta in Marocco della quale non sospettava l’esistenza. Ora Michele dovrà capire se essere uno “speciale” sia davvero un dono o una dannazione, scoprire chi vuole essere davvero, e fare i conti con il suo lato oscuro – “si chiama diventare adulti”, in un universo in cui “l’evoluzione della specie non è mai indolore”.

Era la fine del 2014 quando Gabriele Salvatores sbarca al cinema con il suo “Il ragazzo invisibile”. Film, che, in un certo senso, (ri)apre una nuova strada nella cinematografia italiana. Una strada che riguarda i supereroi in salsa nostrana, una strada poco battuta dal cinema italiano e che, successivamente, è stata intrapresa anche da “Lo chiamavano Jeeg Robot” con miglior successo sia di pubblico che di critica.

A tre anni di distanza, il discreto successo del primo capitolo ha permesso al regista di andare avanti con la sua storia e con il suo progetto. “Il ragazzo invisibile – seconda generazione” continua la storia da dove era stata lasciata e cerca di spingersi oltre. Da film di formazione del supereroe si passa al film della consapevolezza dei propri poteri e delle proprie responsabilità.

Consapevolezza che, forse, arriva in maniera anche troppo tardiva soffermandosi sull’adolescenza dei poteri troppo a lungo minando un po’ il ritmo di tutto il film. Si tratta di momenti in cui si rischia la noia, complice una sceneggiatura che da’ molto spazio ad elementi di racconto, flashback che appesantiscono tutto il racconto.

La trama semplice, gli effetti “all’americana” si scontrano con un ritmo lento, una sceneggiatura dalle battute spesso banali e da una recitazione, che, seppur migliorata, dimostra molte lacune sia in dizione che in interpretazione. E’ chiara la ricerca, lo studio e lo sviluppo di molte scene ma non tutte riescono nel migliore dei modi.

“Il ragazzo invisibile seconda generazione” ha i pregi e i difetti del capitolo precedente confermando le buone intenzioni nel creare un’antologia del cinema supereroistico italiano. Purtroppo il prodotto finito non sempre centra l’obiettivo e la realizzazione finale diverte e interessa solo a tratti.

Voto: 5,5

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