Downsizing (2017)

Recensione in anteprima – Venezia 74 – In concorso – Film d’apertura della 74esima edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Alexander Payne con la sua solita abilità da sceneggiatore tratteggia una speranza: farsi piccoli per salvare il mondo evidenziando ironicamente i mali e gli interessi del mondo moderno. Dal 22 dicembre nelle sale americane.

Le avventure di Paul Safranek (Matt Damon), un uomo ordinario di Omaha che, insieme alla moglie Audrey (Kristen Wiig), sogna una vita migliore. Per rispondere alla crisi mondiale causata dalla sovrappopolazione, gli scienziati hanno sviluppato una soluzione radicale che permette di rimpicciolire gli essere umani a pochi centimetri d’altezza. Le persone presto scoprono che i loro risparmi valgono di più in un mondo più piccolo e, con la promessa di uno stile di vita lussuoso oltre ogni loro aspettativa, Paul e Audrey decidono di correre il rischio di sottoporsi a questa pratica controversa, imbarcandosi in un’avventura che cambierà le loro vite per sempre.

In una realtà che ci pone quotidianamente di fronte a problemi personali e dell’intero mondo la volontà e la speranza di avere una via d’uscita che possa, in poche mosse, risolverli tutti é il desiderio di ogni abitante di questo pianeta. “Downsizing” di Alexander Payne é soprattutto una fuga dal mondo, una fuga dalla vita che Paul attua più o meno consapevolmente.

Forte di una solida sceneggiatura che forse si dilunga un po’ troppo tra i diversi temi che vengono affrontati, il film é godibile sin dal suo inizio, quei 10-15 minuti in cui ci viene rivelata la scoperta che, in teoria dovrebbe salvare il mondo: la miniaturizzazione dell’intera popolazione mondiale per utilizzare così meno risorse e inquinare di meno.

“La porta della felicità si apre verso l’esterno”

Uscire dalla propria vita per abbracciarne un’altra risulta il messaggio principale della prima parte del film. Perché se é vero che il tema ambientalista é il motore che ha mosso la ricerca verso la miniaturizzazione é, ancor più significativo che la principale motivazione dei “minuscoli”, cioè di coloro che si fanno rimpicciolire, é essenzialmente di natura economica e di insoddisfazione della vita che stanno vivendo; la  “porta d’uscita”.

“Tante persone stanno male in tanti modi diversi”

Diventare minuscoli vuol dire anche azzerare la propria vita e ripartire, incontrare nuova gente e comprendere che i modi di stare male sono diversi, persino quando si fa festa. L’ironia che pervade tutto il film con anche interessanti frecciate rivolte allo stile di vita ipocrita americano sottolineano come si possa anche cambiare vita e farsi più piccoli ma la vita va comunque vissuta e i problemi di sopravvivenza o di semplice “stare al mondo” si ripresentano sia a livello personale, sia a livello globale dove comunque: “se avevi i soldi prima ora sei un minuscolo ricco ma se non avevi niente prima ora sei un minuscolo povero“.

Con una regia accorta, una sceneggiatura solida, una fotografia molto spesso eccezionale e con una cura dei dettagli approfondita per creare l’illusione della miniaturizzazione e del mondo dei minuscoli il film forse pecca nell’eccessiva lunghezza e non voler inserire troppi spunti e temi dovendone sacrificare, per forza di cose, l’approfondimento necessario e, forse pericolosamente tediante.

Una buona recitazione da parte di Matt Damon e, soprattutto di uno straordinario e iconico Christoph Waltz, per una volta non nella parte del cattivo di turno e con quel suo ghigno e quel suo essere cinico che lo hanno fatto apprezzare a livello mondiale.

Alexander Payne con “Downsizing” apre bene questa nuova edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un po’ “Salto nel buio” (e prima ancora l’originale “Viaggio allucinante” il film risulta godibile, divertente, a tratti geniale e fa riflettere. Dobbiamo farci piccoli per risolvere i grandi problemi del nostro mondo?

Voto: 6,7

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Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.
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