La felicità è un sistema complesso

Recensione in anteprima – 7 anni dopo “Non pensarci”, sua opera prima che ha raccolto consensi in diverse situazioni il regista Gianni Zanasi torna con la sua opera seconda. E’ un nuovo film che vede un Mastandrea show, capace di esaltare un buon film che si sfilaccia un po’ nel finale. Esce il 26 novembre.

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Enrico Giusti (Valerio Mastandrea) avvicina per lavoro dei dirigenti totalmente incompetenti e irresponsabili che rischiano ogni volta di mandare in rovina le imprese che gestiscono. Lui li frequenta, gli diventa amico e infine li convince ad andarsene evitando così il fallimento delle aziende e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. E’ il lavoro più strano e utile che potesse inventarsi e non sbaglia un colpo, mai. Ma una mattina un’auto cade in un lago e tutto cambia. Filippo e Camilla, due fratelli di 18 e 13 anni, rimangono orfani di un’importante coppia di imprenditori. Enrico viene chiamato col compito di impedire che due adolescenti possano diventare i dirigenti di un gruppo industriale d’importanza nazionale. Dovrebbe essere il caso più facile, il coronamento di una carriera ma tutto si complica e l’arrivo inatteso della fidanzata straniera di suo fratello rende le cose ancora più difficili. In realtà sarà il caso che Enrico aspettava da tanto tempo, quello che cambierà tutto, per sempre.

Presentato oggi (22 ottobre) al 33° Torino Film Festival nella sezione “Festa Mobile”, il film è stato da noi visto nell’anteprima stampa milanese di qualche giorno fa. Subito ne siamo rimasti fulminati. Almeno per quella sua prima parte e quel Valerio Mastandrea che erige un vero e proprio one man show all’interno del film stesso. Quando poi interviene nella vicenda anche la bravura e bellezza di Hadas Yaron, coppa volpi a Venezia nel 2012 per “La sposa promessa” allora il film ingrana una marcia fantastica e i siparietti fra i due son sempre molto divertenti, commoventi, maturi, moderni.

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Complice uno script che prende spunto da una verosimile situazione aziendale e la trasforma in una sceneggiatura che dialoga molto con i personaggi, il film scorre molto bene, si lascia vedere ed entusiasma. Zanasi lascia al suo mattatore Mastandrea molti spazi di manovra per la sua inesauribile verve artistica. Vi sono anche delle belle scene stilisticamente ricercate come la scena iniziale della morte e del funerale degli industriali, una lunga sequenza fatta di silenzi e rallenty riempiti solo dalla musica, ottima di sottofondo.

Se Giuseppe Battiston si defila e non ci ha convinto più di tanto, i due esordienti Filippo De Carli, 18 anni e Camilla Martini 13 anni si difendono bene nella loro prima apparizione sul grande schermo. Soprattutto Camilla Martini presenta già una certa naturalezza anche in scene complesse emotivamente.

Il finale del film purtroppo non mantiene lo stesso livello creativo ed emotivo di buona parte del film, sembra un po’ arrivare con il fiato corto anche se il film rimane pur sempre interessante fino alla fine per capire come le diverse storie aperte vanno a finire.

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Un buon film quindi, interpretazione magnifica di Mastandrea e Hadas Yaron in un film divertente, ben fatto e che non disdegna qualche riflessione approfondita.

Voto: 7,2

Fom per chi? Per adolescenti, giovani e adulti, c’è un bello specchio della realtà giovanile e imprenditoriale da guardare e su quello interrogarsi

Fom perché? Per comprendere un po’ meglio la situazione lavorativa dei giorni nostri affrontandola anche in modo non troppo pesante

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