Torno indietro e cambio vita

Recensione – Operazione nostalgia nel nuovo film dei Vanzina. Attraverso l’espediente del viaggio nel tempo la commedia con Raoul Bova, Ricky Menphis e Giulia Michelini ci riporta all’inizio degli anni 90 quando non c’erano smartphone, euro, skype, facebook. Tutto questo per amore, manco a dirlo, e per cambiare vita.

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Marco (Raoul Bova) e Claudio (Ricky Menphis) sono amici da una vita. Marco è sposato con Giulia (Giulia Michelini), conosciuta ai tempi del liceo, e si dichiara uomo felice e realizzato. Claudio invece è single e insoddisfatto perché non può staccarsi dal fianco della madre alcolista. Quando, a sorpresa, Giulia annuncia al marito di volersi separare perché si è innamorata di un altro Marco, disperato, racconta l’accaduto a Claudio, chiedendo al cielo di poter tornare indietro nel tempo, al momento prima del suo incontro con Giulia. Miracolosamente un incidente riporta i due amici ai 17 anni, dando loro la possibilità di riscrivere il passato, come desiderato da Marco. Ma si sa, bisogna stare attenti a ciò che si desidera, perché potrebbe realizzarsi non nel modo sperato.

Nella pluridecennale cinematografia dei fratelli Vanzina e di Carlo (anche qui regista) in particolare, esistono diversi film ai quali “Torno indietro e cambio vita” rimanda. Inutile negare che il primo accostamento, quando si tratta di viaggi nel tempo, lo si fa con “A spasso nel tempo”. Film con una sensibilità comica diversa che vira più sul demenziale che sulla commedia come invece vuole essere l’ultimo film di Vanzina.

Ritornare, con un salto spaziotemporale, negli anni 90 e raccontarli con nostalgia è un po’ quanto succede anche in uno dei film di maggiore successo dei fratelli Vanzina, quel “Sapore di mare” del 1982 ambientato negli anni 60. L’operazione nostalgia non è quindi nuova ai due autori anche se il movente e la poesia sono diversi nella sostanza e nella realizzazione finale.

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Se la regia non ha né grandi intuizioni né grandi problemi, qualche difetto è presentato dal montaggio: abbiamo infatti notato un’ inspiegabile coppia che per ben tre volte nello spazio di tre inquadrature diverse nella stessa scena in pochi secondi passa correndo dietro i due protagonisti. La scenografia e la creazione degli interni e degli esterni del 1990 molte volte lasciano a desiderare e presentano evidenti sviste come la pubblicità vodafone, i circuiti di pagamento recenti sulle vetrine, le auto degli anni 2000 come la nuova Fiat Panda, l’ assenza di riferimenti in cartellonistica o altrove degli imminenti mondiali 1990 e soprattutto delle elezioni amministrative e regionali del 6 maggio 1990. Tutti elementi che non identificano con precisione scenica l’anno che vuole essere rappresentato. Se si aggiunge una, seppur brava, Giulia Michelini che in 25 anni non invecchia di una ruga il gioco perde di credibilità.

Vengono invece sottolineate le assenze di cellulari, internet, skype, facebook, gps citandoli esplicitamente ma non approfondendo mai la questione. Ecco allora che seppure partendo da un soggetto interessante la sceneggiatura si mantiene nella superficialità di voler raccontare solo la volontà di Marco di non innamorarsi di nuovo di Giulia, senza approfondire troppo i molti spunti interessanti che vengono toccati, dall’abbandono all’impatto con il primo amore, dal contatto con i vecchi compagni al ritrovamento di abitudini tipiche degli anni 90. Una marea di possibilità non sfruttate e limitandosi invece a citare il più famoso dei film sui viaggi nel tempo: “Ritorno al futuro” senza legarlo, senza vincolarlo a un ragionamento.

Anche il cast soffre un po’ i passaggi a vuoto della sceneggiatura. Raoul Bova (che le ragazze che avevo in sala non si capacitano come possa essere lasciato per un altro) fa il suo lavoro senza infamia e senza lode. Ricky Menphis e soprattutto Max Tortora coprono la parte comica e divertente del film grazie alle battute di spirito e alla mimica facciale ma appaiono limitati e rinchiusi nel poco spazio a disposizione. Giulia Michelini si affanna oltre ogni misura per dimostrare di essere quella brava attrice che è ma non è questo il film che può mettere meglio in evidenza le sue doti e infatti va spesso in una sorta di “fuorigiri”.

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“Torno indietro e cambio vita” quindi è un film che si lascia vedere, non verrà ricordato tra i migliori film dei fratelli Vanzina ma ha il pregio di durare poco (che, vista la sceneggiatura è anche un difetto) per 90 minuti di un’operazione nostalgia che può piacere in parte solo a chi quegli anni li ha vissuti. Nota di demerito per l’effetto (poco) speciale del viaggio nel tempo: pessimo.

Voto: 5,4

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