Recensione in anteprima – Venezia 82 – In concorso – Yorgos Lanthimos porta al cinema (e al Lido di Venezia) il remake di “Save the Green Planet!” del sudcoreano Jang Joon-hwan attraverso la lente del cinema assurdista e della black comedy tipica del regista greco. Il film, coproduzione internazionale, vede protagonista Emma Stone, insieme a Jesse Plemons, Al cinema 23 ottobre 2025.

Trama e Ambientazione

Due giovani ossessionati da teorie del complotto, interpretati da Jesse Plemons (Teddy) e Aidan Delbis (Don), rapiscono una potente CEO (Emma Stone nei panni di Michelle), convinti che sia un’aliena intenta a distruggere la Terra. L’assunto iniziale, apparentemente grottesco e surreale, diventa pretesto per una riflessione sulla credulità, sul controllo, sulla fiducia nel potere e nelle istituzioni, e sulla natura stessa della verità nell’epoca della società dell’informazione.

Lanthimos amplifica il tutto in chiave occidentale, puntando l’attenzione su dinamiche psicologiche e sociali contemporanee. La storia si snoda tra follia e lucidità, mescolando comico, grottesco e dramma esistenziale in uno scenario che ricorda tanto le derive antisistema quanto i timori collettivi di controllo globale.

La trama tocca nervi scoperti della società odierna: la sfiducia nelle élite, la ricerca di un senso attraverso la paranoia e la credenza alternativa dei “dimenticati”, la manipolazione dell’informazione e la crisi dell’autorità. Lanthimos, da sempre attento osservatore delle dinamiche di gruppo e dei rapporti di forza, utilizza l’ossessione del complotto come metafora del disagio sociale e del desiderio di rivalsa di chi si sente escluso. Il rapimento della CEO, figura di potere femminile centrale, diventa un atto di ribellione simbolica contro una struttura percepita come aliena, ingiusta e colpevole di sfruttamento.

Regia e azione

Lanthimos conferma la propria cifra stilistica: inquadrature asciutte, colori freddi, scenografie minimaliste ma evocative, uso sapiente dei primi piani per analizzare la psicologia dei personaggi. Le scene-clou del rapimento e del confronto tra rapitori e rapita sono costruite con pianosequenza dall’intensità claustrofobica, che amplificano lo stato mentale dei protagonisti e la sensazione di trappola esistenziale. Il ritmo è volutamente accelerato nei momenti di tensione, mentre si dilata in lunghi silenzi durante le pause riflessive, creando una montagna russa emotiva che ricorda lavori precedenti del regista, ma qui applicata a un materiale ancora più destabilizzante.

Il regista, con “Bugonia”, esaspera ulteriormente la sua tendenza a esplorare il ridicolo e l’assurdo come strumenti di critica sociale. Ben lontano dalle sovrastrutture allegoriche di “Povere creature” o dalla distanza ironica de “La favorita”, Lanthimos qui si concede una maggiore iperbole, ma mantiene la precisione chirurgica nella messa in scena e nel controllo delle emozioni.

Amabili spettatori

“Bugonia” rappresenta un passo nuovo nella carriera di Yorgos Lanthimos, che per la prima volta si confronta con una versione internazionale di un soggetto non originale, ma già denso di stratificazioni narrative. Il regista si avvale nuovamente della capacità recitativa di Emma Stone affiancata da un Jesse Plemons perfetto per il ruolo del paranoico in cerca di riscatto.

Scenografia e sceneggiature sono molto curate anche se nella parte finale il film cerca di incontrare il pubblico in una zona apparentemente confortevole. Il finale, che ovviamente non riveliamo, è forse la parte più debole. Severo ma giusto, come si è soliti dire, sprofonda però in una soluzione antidistopica che ne mina e, per certi versi sconfessa le intenzioni generali.

“Bugonia” di Yorgos Lanthimos è un’opera che mescola satira sociale e paranoia, riflettendo sulle derive complottiste di una società sempre più sfiduciata. Con un cast internazionale e una regia che amplifica l’assurdo quotidiano, il film è un esperimento riuscito di black comedy che offre una critica tagliente, ma mai scontata, sull’attualità politica e sociale. Emma Stone e Jesse Plemons confermano la loro versatilità, mentre Lanthimos conferisce alla storia una profondità visiva e narrativa che ne fa una delle opere più attese dell’anno.

Voto: 7,8

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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