Recensione in anteprima – Coyote vs Acme riporta Willy il Coyote al centro della scena trasformando la sua eterna sfortuna in una guerra legale surreale e irresistibile. La tecnica mista e l’ironia rispettosa dei Looney Tunes creano un divertimento intelligente che parla direttamente all’infanzia di chiunque. Un film che nasce da una storia produttiva rocambolesca e che, una volta salvato, dimostra perché meritava di vedere la luce. Al cinema dal 2 settembre.
Il ritorno del più sfortunato dei Looney Tunes
Coyote vs Acme è un film che parte da un presupposto irresistibile: Willy il Coyote, stanco di fallimenti esplosivi e cadute nel vuoto, decide di fare causa alla ACME Corporation per i continui malfunzionamenti dei suoi prodotti. È l’occasione perfetta per riportare sullo schermo uno dei personaggi più iconici dei Looney Tunes, quello che da decenni suscita una pietà universale ogni volta che, dopo aver inseguito Beep Beep, finisce schiacciato da un masso o precipita in un canyon con un cartello che recita “Help!”.
Il film riprende la dinamica classica del cartone: Willy pianifica, costruisce, ordina gadget improbabili, e tutto gli esplode in faccia. La citazione più evidente è quella del celebre razzo ACME che nel cartone lo lanciava contro una parete dipinta, mentre qui diventa una prova schiacciante nel processo. Oppure la scena del “Super Elastic Rubber Band”, che nel cartone lo catapultava nel nulla e qui viene mostrata come uno dei tanti prodotti difettosi portati in tribunale. Sono momenti che parlano direttamente all’infanzia di chiunque abbia visto almeno una volta il Coyote alzare un cartello un attimo prima di cadere nel vuoto per l’ennesima volta.
Il film è basato sull’articolo Coyote v. Acme di Ian Frazier, pubblicato su The New Yorker nel 1990, che immaginava proprio una causa legale contro la ACME Corporation. Ci sono voluti anni per convincere la Warner Bros. a trasformare quell’idea in un film, e altri anni per scrivere un copione che rispettasse sia l’eredità dei Looney Tunes sia la struttura narrativa contemporanea.

Un divertimento intelligente e immediato
Il film è spassosissimo. Non si limita a essere divertente: è un divertimento intelligente, immediato, costruito con una consapevolezza profonda del materiale originale e con un uso esilerante dei cartelli e delle scritti di Willy Coyote. La tecnica mista ricorda inevitabilmente Chi ha incastrato Roger Rabbit, e l’integrazione tra animazione e attori in carne e ossa è sorprendentemente fluida. Merito della regia di Dave Green e di una sceneggiatura che non si prende mai troppo sul serio, ma che sa esattamente quando colpire con una gag, quando citare il cartone e quando lasciare spazio ai personaggi.
La presenza di Beep Beep, centellinata e attesa, continua a sfrecciare lasciando dietro di sé il suo inconfondibile “Meep Meep!”, ed è gestita con rispetto e ironia. Ogni apparizione di ogni famoso personaggio animato dei Looney Tunes è una piccola festa, un richiamo diretto ai corti originali, e allo stesso tempo un modo per ricordare che il Coyote, per quanto si sforzi, non vincerà mai. È proprio questa consapevolezza che rende il film così efficace: non tradisce la natura del personaggio, ma la porta in un contesto nuovo e narrativamente ricco di novità.
La storia produttiva è quasi un film nel film. Una volta completato, la Warner decide di chiuderlo in un cassetto come già accaduto con Batgirl. La decisione scatena indignazione, con proteste da parte di Hollywood e del pubblico. Christopher Lord e Phil Miller si espongono pubblicamente, mentre sui social si riaccende una campagna di sostegno. Will Forte, protagonista del film, dopo averlo visto lo definisce “un’opera toccante” e sostiene apertamente la causa per salvarlo.

Un film che funziona
Coyote vs Acme è un film che riesce a essere fedele ai Looney Tunes senza diventare un esercizio nostalgico. È un’opera che si diverte e che fa divertire, che rispetta i personaggi e li porta in un contesto nuovo senza snaturarli. La tecnica mista è brillante, il ritmo è solido, e l’umorismo è calibrato con cura.
Il risultato è un film che non solo intrattiene, ma che restituisce dignità narrativa a uno dei personaggi più sfortunati della storia dell’animazione. Willy il Coyote, per una volta, non è solo una gag: è protagonista di una storia che lo mette al centro, che lo ascolta, che gli dà voce. E anche se continua a perdere, lo fa con una consapevolezza nuova, che rende il film affettuoso e, per certi versi, sorprendente. Willy il Coyote perderà anche questa volta?
Voto: 8,5