Recensione in anteprima – Venezia ’26 – Orizzonti – Tratto dall’omonimo libro di Nicola Lagioia, il nuovo film di Edoardo Gabbriellini racconta la storia di Luca Varani focalizzandosi sulla vita del ragazzo prima dell’agghiacciante omicidio che gliel’ha stroncata. In concorso nella sezione Orizzonti e in tutte le sale dal 1 ottobre.
La trama
Luca (Emanuele Maria Di Stefano) ha ventitré anni. Vive in una famiglia che lo ha adottato e che lo ama. Si muove con i suoi amici tra la periferia e il centro e ha una fidanzata con cui vive un amore giovane ma importante per entrambi. Luca sta cercando la sua strada, in un’età in cui tutto sembra ancora possibile e al tempo stesso già perduto, e in questa ricerca vive una doppia vita. Una notte, dopo un incontro apparentemente casuale, la traiettoria della vita di Luca si spezza, infrangendosi contro una violenza cieca e insensata.

Un racconto di formazione interrotto
Il brutale omicidio di Luca Varani, avvenuto il 4 marzo 2016, è stato uno dei delitti più sconvolgenti degli ultimi anni. Lo scrittore Nicola Lagioia ha ricostruito la vicenda nel romanzo-inchiesta La città dei vivi, nel quale ha tentato di indagare su ciò che ha portato i due assassini Marco Prato e Manuel Foffo a commettere una tale atrocità. In questa trasposizione, il regista Edoardo Gabbriellini fa invece una scelta opposta e in qualche modo complementare: non prova minimamente a cercare di capire le ragioni del delitto, ma si concentra sul prima, ossia sulle ultime settimane di vita di Luca.
Ne esce quel che Gabbriellini ha definito “un racconto di formazione interrotto”, la storia di un giovane alla ricerca della propria strada la cui crescita viene spezzata da una violenza insensata e inspiegabile. Quello della casualità, d’altronde, è un tema che il film annuncia di voler esplorare sin dalla prima scena, quando vediamo Luca neonato che viene scelto dai suoi genitori adottivi a discapito di altri due bambini.
Ampio spazio, in generale, viene riservato al contesto in cui Luca è cresciuto, ai suoi genitori (interpretati da Valerio Mastandrea e Simona Senzacqua) e alla sua fidanzata (Gaia Merlonghi). L’intento, insomma, è nobile: raccontare chi era Luca prima del suo assassinio, concentrarsi sulla persona che era prima di diventare una vittima. Il tutto senza retorica e senza paura di mostrare, oltre alla solarità e alla bontà, anche i lati controversi del ragazzo, il buio che aveva dentro e che l’ha portato a condurre una doppia vita all’insaputa dei suoi cari. Il film riesce a essere rigoroso e tenero, pudico e lirico, evitando volutamente di mostrare la violenza.

Un film nobile a cui manca qualcosa
Tuttavia, se c’è una vicenda in cui sarebbe importante cercare di capire cosa si cela dietro l’orrore, è proprio quella di Luca Varani. Se dunque da un lato è apprezzabile la scelta di focalizzarsi esclusivamente su Luca e i suoi cari, dall’altro la mancata esplorazione dell’altro lato di questa storia – ossia le figure di Marco Prato e Manuel Foffo, qui ridotti a due personaggi del tutto anonimi – lascia un po’ d’amaro in bocca e la sensazione di un’occasione sprecata.
Proprio perché l’omicidio di Luca è stato così inspiegabile e insensato, si sente la mancanza di un ancorché minimo tentativo di indagarne le cause. E’ interessante in questo senso il fatto che i fratelli D’Innocenzo, autori della sceneggiatura, abbiano disconosciuto il film, spiegando che Gabbriellini ha apportato importanti modifiche allo script senza il loro consenso. Viene dunque spontaneo interrogarsi su come fosse la sceneggiatura originale, se esplorasse maggiormente le figure dei due assassini e se la sensazione che all’opera manchi qualcosa dipenda dalle modifiche apportate dal regista.
Al di là di tutto, comunque, La città dei vivi è un film apprezzabile per intenti e realizzazione, con un cast molto azzeccato (Emanuele Maria Di Stefano e Gaia Merlonghi sono assolutamente credibili e autentici; interessante, tra l’altro, è il fatto che il primo era già stato tra i protagonisti di un film incentrato su un gravissimo caso di cronaca nera italiana, ossia La scuola cattolica, che raccontava il massacro del Circeo) . La sensazione, però, è che con un materiale del genere si potesse fare qualcosa di più, e che nella realizzazione dell’opera la prudenza e la sobrietà abbiano in qualche modo avuto la meglio sulla volontà di scavare davvero.
Voto: 6,5