Recensione in anteprima – Travis Knight affronta una delle sfide più delicate degli ultimi anni: riportare al cinema He‑Man senza tradire la memoria degli anni ’80. The Masters of the Universe non è un reboot perfetto, ma è un film che rispetta l’eredità del franchise Mattel, diverte, sorprende e soprattutto non rovina ciò che i fan temevano potesse essere distrutto. Un’opera che funziona come avventura epica, come prequel delle origini e come omaggio nostalgico. In uscita in Italia il 4 giugno 2026.

Il principe, la spada, il ritorno

Il film apre con un trauma: il giovane Adam Glenn (Nicholas Galitzine), in fuga da una guerra civile su Eternia, viene letteralmente catapultato sulla Terra, separato dalla Spada del Potere. Vent’anni dopo, Nicholas Galitzine interpreta un Adam adulto, diviso tra un passato che continua a ricorda ma a cui non crede nessuno e un destino che non può più evitare.

Il ritorno su Eternia è inevitabile: al fianco della maga Sorceress (Morena Baccarin), di Teela (Camila Mendes), di Duncan/Man‑At‑Arms (Idris Elba) e della tigre Cringer/Battle‑Cat, Adam deve riscoprire la propria identità, diventare He‑Man e liberare Eternia da Skeletor (Jared Leto)

La struttura narrativa è quella classica del viaggio dell’eroe, ma Travis Knight la piega alle esigenze di un film che vuole essere insieme epico e accessibile. La presenza scenica di Jared Leto come Skeletor è uno dei punti più riusciti: trucco,  fisicità costruiscono un antagonista credibile, minaccioso e perfettamente inserito nel tono del film. Con anche quella sua divertente e saltuaria pazzia un po’ alla Joker

Il racconto procede tra rivelazioni, battaglie e momenti più intimi, costruendo un equilibrio che guarda al passato senza esserne schiavo.

Il corpo… del mito anni ’80

La colonna sonora di Tom Holkenborg è già di per sé un motore narrativo, ma l’intervento artistico di Brian May aggiunge quel tocco rock che richiama direttamente gli anni ’80, epoca di nascita del personaggio. L’inserimento di “Princes of the Universe” dei Queen è da applausi. È un’operazione nostalgica, ma mai gratuita: la musica amplifica l’epica, accompagna le trasformazioni, dà peso ai momenti chiave.

La fotografia di Fabian Wagner costruisce un mondo visivamente ricco, tra paesaggi alieni, castelli, deserti e città futuristiche. Il montaggio di Paul Rubell mantiene un ritmo sostenuto, alternando scene d’azione a momenti più leggeri, spesso ironici ma, forse, è l’elemento più debole perchè alcune situazioni rimangono troppo in sospeso. La sceneggiatura, firmata da Butler, i fratelli Nee e Callaham, si diverte a parodiare alcuni eccessi del passato e a estremizzare concetti moderni, sottolineandone l’ipocrisia con un’ironia che funziona.

Alcuni passaggi risultano un po’ forzati o troppo spiegati, come se il film temesse che lo spettatore non cogliesse il sottotesto. Ma l’insieme resta coerente: Masters of the Universe vuole essere un film popolare, non un trattato filosofico.

Il limite dell’origine

Più che un reboot, il film è una vera e propria storia delle origini. Knight forza alcuni elementi del cartone animato per adattarli a un racconto cinematografico moderno, ma lo fa con rispetto: gli appassionati degli anni ’80 ritroveranno personaggi, simboli, battute e dinamiche che conoscono bene.

La sceneggiatura, pur divertente, tende a ripetere alcuni schemi: spiegazioni, rivelazioni, battaglie, ancora spiegazioni. È un ritmo che funziona, ma che a tratti rallenta l’epica. Tuttavia, le sorprese non mancano: una comparsa inattesa nella prima parte e un’apparizione finale molto attesa dai fan.

I discorsi su potere, diplomazia e pace sono accennati e subito abbandonati, lasciando spazio alla lotta tra bene e male, che torna protagonista senza troppi fronzoli. È una scelta coerente con il tono del film: Masters of the Universe non vuole essere complesso, vuole essere spettacolare.

Nicholas Galitzine e Camila Mendes formano una coppia scenica affascinante, ma il film non concede al loro fascino di sovrastare la recitazione. Jared Leto, dal canto suo, costruisce uno Skeletor memorabile, forse il personaggio più riuscito dell’intero cast.

Cast artistico e tecnico

Il cast funziona in modo equilibrato: nessuno domina sugli altri, ma tutti contribuiscono a costruire un mondo credibile. Nicholas Galitzine è più Adam che He‑Man e interpreta un He-Man moderno, Camila Mendes una Teela energica, Idris Elba un Man‑At‑Arms ritrovato. Alison Brie, Morena Baccarin, James Purefoy e Hafþór Júlíus Björnsson completano un ensemble solido.

La produzione Amazon MGM Studios, Mattel Studios e Escape Artists garantisce un livello tecnico elevato: scenografie imponenti, costumi curati, effetti visivi spettacolari anche se alcuni personaggi son realizzati non al meglio. La distribuzione italiana Eagle Pictures e Sony Pictures Entertainment porta in sala un film pensato per il grande schermo, ricco di colori, creature e battaglie.

È un’opera che rispetta il passato, diverte il presente e prepara il terreno per il futuro del franchise. Sì perchè il film ha scene post credit e il sequel, se il film avrà successo, è dietro l’angolo.

Voto: 7,1

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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