Jackie

Recensione in anteprima – Venezia 73 – In concorso – Sbarca al Lido il film biografico su Jackie Kennedy a firma Pablo Larraìn. Film toccante, commovente con un’eccellente Natalie Portman. In uscita nel 2017 anche in Italia.

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Natalie Portman è “Jackie” Kennedy. Un ritratto della First Lady elegante e profondo, descritto attraverso i gesti contenuti e fini, la voce sussurrante e leggera. Il tempo torna indietro agli Stati Uniti degli anni Sessanta, includendo anche filmati originari del 1963, che confondono realtà e finzione, sulle tracce di una donna che è diventata un’icona.

Dopo gli ottimi consensi ottenuti con il suo ultimo film “EL Club”, Pablo Larraìn torna al grande schermo con un film sulla vita della signora Kennedy. È un ritratto compatto, ben confezionato e commovente che lascia ampio spazio ai sentimenti e alle sensazioni della donna durante un arco di tempo brevissimo.

La pellicola infatti si focalizza principalmente sui giorni che vanno dall’attentato al funerale, innescando ricordi che ampliano l’arco narrativo coinvolgendo i precedenti anni di guida del paese da parte di John F. Kennedy e di vita pubblica dei due. Poco è lasciato alla vita privata, qualche racconto di una Jackie (Natalie Portman) che rilascia al giornalista (Billy Crudup) che la sta intervistando nel periodo successivo ai fatti, quando ormai la situazione era un po’ più calma, almeno formalmente.

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Larraìn  mescola bene diverse porzioni temporali, creando uno sviluppo della vicenda sicuramente frammentato ma non dispersivo. La sceneggiatura e il montaggio non seguono una narrazione lineare della vicenda che, quindi, non risulta piatta. Mettendosi totalmente dal punto di vista di Jackie, è attraverso i suoi ricordi che ripercorriamo le immagini e le sensazioni di giorni terribili e felici, di giorni pubblici e privati e mai abbandoniamo questa evidente parzialità.

E’ chiaro l’intento del regista e questa visione ne diventa un punto di forza complice anche una regia perfetta, classica, distinta, pulita nei movimenti di macchina è supportata da un’ottima fotografia. Le immagini di repertorio magistralmente mescolate alle riprese fatte da Larraìn donano quel tocco qualitativo in più che incastrano nella realtà dei fatti quanto, un po’ più inventato, un po’ più romanzato viene descritto dalle scene.

Natalie Portman ci offre una Jackie Kennedy determinata, chiara e decisa nel suo ruolo, smarrita quando più e più volte si ritorna sugli attimi degli spari che hanno ucciso il marito. Scene toccanti e commoventi, scene create ad arte e con un pizzico di ruffianeria e retorica che forse, macchia il film un po’ come le macchie di sangue sul vestito di Jackie. Dal primo piano compassato e triste iniziale di Jackie ai titoli di coda, il personaggio regala momenti combattivi e concreti senza curarsi dei risvolti pubblici, la sua intenzione è dar lustro e rispetto al marito morto, non insegue la celebrità cosa chiara nella frase “Non ho mai voluto la celebrità, sono solo diventata una Kennedy”.

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Per stessa ammissione di Larraìn si è andati alla ricerca di spezzoni di dichiarazioni della Kennedy, di testimonianze, di scritti, di interviste per ricostruire quello che noi vediamo con un po’ di fantasia sullo schermo in una realtà verosimile. È stata creata così una spiritualità di Jackie, una sua relazione con le persone interne ed esterne allo staff del marito. In definitiva una sua presenza politica e sociale che andasse oltre i filmati storici presenti.

E’ altresì vero che si sottace a tutta una serie di eventi poco chiari che fanno da contorno, e qualche volta piatto principale, al delitto stesso, alla vita pubblica della famiglia Kennedy e alla politica interna americana di quegli anni. La sceneggiatura non ne fa cenno concentrandosi come detto sulla figura di Jackie e su un particolare momento della sua vita da moglie divenuto importante per l’intero mondo.

Un film molto bello, stilisticamente ineccepibile con un’ottima interpretazione di Natalie Portman. Ottima la colonna sonora.

Voto: 7,7

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