La seconda giornata della 62esima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema apre la retrospettiva dedicata a Maurizio Nichetti e porta in Piazza del Popolo l’immaginario di Collodi, attraverso le visioni di Gianluigi Toccafondo, Roberto Catani ed Enzo D’Alò. Nel programma anche un confronto sull’intelligenza artificiale e il ritorno di Luigi Comencini sulla spiaggia pesarese.
A Pesaro il cinema non rimane confinato dentro una sala. Attraversa la città, occupa una chiesa, raggiunge la piazza e si spinge fino alla spiaggia. La seconda giornata della 62ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, domenica 14 giugno, restituisce con particolare chiarezza questa natura diffusa del festival, costruendo un percorso nel quale la riscoperta del cinema italiano dialoga con l’animazione, la formazione, la tecnologia e la memoria del territorio.
Il programma sembra organizzarsi intorno a una domanda implicita: che cosa accade quando il cinema smette di rispettare i confini che gli sono stati assegnati? È una questione che attraversa tanto l’opera di Maurizio Nichetti, protagonista dell’evento speciale di questa edizione, quanto le successive metamorfosi di Pinocchio, figura destinata per sua natura a cambiare corpo, linguaggio e interpretazione.

Maurizio Nichetti e l’arte del cortocircuito
La giornata si apre alle 10 al Cinema Solaris con Il bi e il ba, proposto nella formula “colazione e film”. Il lungometraggio del 1986 inaugura il percorso dedicato a Nichetti, autore, interprete e sceneggiatore che ha costruito una parte decisiva della propria filmografia sull’alterazione delle regole della commedia.
Con Nichetti, infatti, la comicità non nasce soltanto dalle situazioni o dai personaggi, ma dal modo in cui il cinema rivela e sabota i propri meccanismi. Il corpo dell’attore può entrare in conflitto con l’inquadratura, l’animazione può invadere il mondo reale, la pubblicità può interrompere e modificare un racconto. Perfino l’omaggio alla tradizione diventa occasione per metterne in discussione i codici.
Il percorso prosegue al Teatro Sperimentale con tre titoli capaci di mostrare registri differenti della sua opera. Alle 15 è la volta di Ho fatto splash, commedia surreale del 1980 ancora legata all’energia inventiva degli esordi; alle 16.45 arriva Palla di neve, incursione del 1995 nel cinema d’avventura per famiglie; alle 21 chiude il programma giornaliero Ladri di saponette, probabilmente il film che più chiaramente sintetizza la riflessione di Nichetti sul rapporto tra cinema, televisione e immaginario pubblicitario.
In Ladri di saponette, il modello neorealista viene progressivamente contaminato dalle immagini della comunicazione commerciale. I personaggi attraversano i confini tra film e réclame, mentre il regista stesso finisce risucchiato nell’opera che vorrebbe presentare e difendere. A distanza di quasi quarant’anni, il film conserva una sorprendente precisione nel descrivere un sistema mediale nel quale le immagini non si limitano a interrompersi, ma si modificano e si consumano reciprocamente.
La retrospettiva pesarese consente così di sottrarre Nichetti alla definizione riduttiva di autore semplicemente “stralunato” o surreale. Dietro l’apparente leggerezza emerge una ricerca coerente sulla costruzione dell’immagine, sulla presenza dell’attore e sulla progressiva erosione della distanza tra realtà e rappresentazione.

La scuola, il cinema e l’intelligenza artificiale
Parallelamente alle proiezioni, la Chiesa della Maddalena ospita il primo appuntamento delle matinée del festival. Alle 10 la tavola rotonda promossa da INDIRE, Documentare l’inclusione – La scuola come attraversamento, riunisce Pamela Giorgi, Elisabetta L’Innocente, Franco Lorenzoni e Roberta Passoni per riflettere sul rapporto tra immagine, esperienza scolastica e pratiche inclusive.
Alle 11.30 il programma si sposta su uno dei temi più urgenti del dibattito contemporaneo: Immaginare il futuro: il cinema di fronte all’intelligenza artificiale. Il convegno promosso da CNA, coordinato da Davide Lomma, coinvolge, tra gli altri, il direttore artistico Pedro Armocida, Andrea Agostini, Antonia Fotaras, Francesco Frisari, Pietro Lafiandra, Flavio Pizzorno e Alessandro Tarabelli.
La collocazione dell’incontro all’interno di una giornata dedicata a Nichetti e a Pinocchio genera, anche involontariamente, una relazione significativa. Da una parte un autore che ha continuamente interrogato il confine tra corpi reali e immagini costruite; dall’altra un personaggio artificiale che desidera diventare umano. In mezzo, le trasformazioni tecnologiche che oggi costringono il settore audiovisivo a ridefinire nozioni come autorialità, lavoro creativo, interpretazione e responsabilità.
Sempre in mattinata, alle 11 al Teatro Sperimentale, viene riproposto Valter Scavolini – La vita come grande impresa di Mattia Zanca. Il documentario ricostruisce la vicenda personale e professionale dell’imprenditore pesarese, legando la dimensione biografica alla storia produttiva e sociale della città. La presenza del film nel programma conferma l’attenzione della Mostra per il rapporto tra cinema e territorio, senza rinunciare alla funzione documentaria dell’immagine.

Pinocchio, un corpo per molte immagini
Il secondo grande asse della giornata prende forma alle 21.30 in Piazza del Popolo, dove il Pesaro Film Festival Circus celebra il bicentenario della nascita di Carlo Collodi attraverso tre interpretazioni animate di Pinocchio.
La serata è preceduta dal videoclip Niente di particolare di Fulminacci, diretto da Bendo, prima di entrare nell’universo del burattino con il Pinocchio realizzato nel 1999 da Gianluigi Toccafondo. Nel breve film dell’illustratore e animatore sanmarinese, la figura collodiana viene assorbita da un segno pittorico instabile, nel quale corpi, colori e superfici sembrano continuamente sul punto di trasformarsi.
Segue Il burattino e la balena di Roberto Catani, cortometraggio del 2024 che prosegue il confronto tra il personaggio letterario e le possibilità materiche dell’animazione contemporanea. Non è secondario che sia proprio Catani ad aver realizzato anche il manifesto e la sigla della 62ª edizione: il suo lavoro, fondato sulla metamorfosi del disegno e sulla memoria delle immagini cinematografiche, trova in Pinocchio un soggetto quasi naturale.
Il momento centrale della serata è la proiezione di Pinocchio di Enzo D’Alò, presentato alla presenza del regista. Uscito nel 2012, il film unisce il disegno di Lorenzo Mattotti alle musiche di Lucio Dalla e riporta la storia dentro un paesaggio esplicitamente italiano, lontano dalla sedimentazione iconografica prodotta dalla versione disneyana.
Quello di D’Alò non è soltanto un adattamento rispettoso del testo. È una rilettura che sposta il centro emotivo della vicenda sul rapporto tra Pinocchio e Geppetto. Padre e figlio devono riconoscersi come individui autonomi, attraversando un percorso nel quale entrambi sono chiamati a cambiare. La ribellione del burattino non viene semplicemente punita o corretta, ma diventa una componente della sua identità.
Il film rilegge anche il tema della menzogna. Pinocchio vive in un mondo popolato da adulti che lo ingannano, ma è l’unico sul quale la bugia lascia un segno immediatamente visibile. La sua colpa coincide, allora, con la trasparenza: non è necessariamente il personaggio più malizioso, ma quello meno capace di nascondere le proprie contraddizioni.
Affiancare Toccafondo, Catani e D’Alò permette alla serata di andare oltre la formula della proiezione per famiglie. Pinocchio diventa un vero laboratorio sul cinema d’animazione italiano: tre poetiche differenti, tre modi di intendere il movimento e tre diverse risposte alla possibilità di tradurre un classico senza immobilizzarlo.

Comencini sulla spiaggia
Mentre Piazza del Popolo accoglie l’omaggio a Collodi, ai Bagni Agata la sezione La Vela Incantata prosegue il proprio viaggio nel cinema italiano con A cavallo della tigre di Luigi Comencini, proiettato da una copia proveniente dal CSC-Cineteca Nazionale.
Il film del 1961, interpretato da Nino Manfredi, trasforma l’evasione carceraria in una commedia amara sulla marginalità, sul fallimento e sull’impossibilità di rientrare ordinatamente nella società. La sua collocazione nell’arena sulla spiaggia conferma una delle intuizioni più riconoscibili della Mostra: far incontrare la conservazione materiale del cinema con una fruizione collettiva, popolare e aperta.
La ricchezza della proposta porta con sé anche la consueta controindicazione dei festival diffusi: la necessità di scegliere. Alle 21 Ladri di saponette occupa il Teatro Sperimentale; mezz’ora più tardi iniziano contemporaneamente Pinocchio in piazza e Comencini sulla spiaggia. Ma proprio questa sovrapposizione definisce la fisionomia della manifestazione, che non cerca un solo pubblico e non propone un’unica idea di cinema.
Tra la metanarrazione di Nichetti, il corpo mutevole di Pinocchio, il confronto sull’intelligenza artificiale e la pellicola che torna a scorrere davanti al mare, la seconda giornata del Pesaro Film Festival costruisce una mappa delle trasformazioni dell’immagine. Il cinema viene osservato come archivio e come futuro, come linguaggio infantile e come dispositivo critico, come esperienza raccolta nella sala e come spettacolo capace di attraversare gli spazi della città.
Più che limitarsi a celebrare autori e opere, Pesaro continua così a mettere le immagini in relazione. Ed è nel passaggio tra una forma e l’altra, tra un luogo e quello successivo, che la Mostra ritrova la propria identità più precisa.
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