Recensione in anteprima – Pesaro ’26 – In concorso – Masterclass segna l’esordio alla regia di Gabriel Montesi e approda in concorso al 62° Pesaro Film Festival con un lavoro che unisce ricerca attoriale, sperimentazione visiva e riflessione sul rapporto tra teatro e cinema. Un cortometraggio che non osserva: interroga.

Tra Artaud e Brecht: il dispositivo scenico come pensiero

Alla base del progetto c’è una lunga ricerca intorno ad Antonin Artaud e Bertolt Brecht, due poli opposti e complementari che Gabriel Montesi (attore in “Ammazzare stanza”, “Campo di battaglia”) incrocia per generare nuove possibilità di lavoro attoriale. Il cortometraggio nasce infatti dalla documentazione di una Masterclass teatrale durata due giorni, filmata con una Mini DV Panasonic e una Fujifilm XT3 collegata a un proiettore.

La scelta tecnica non è un vezzo: è un manifesto. Lo schermo cinematografico di cinque metri, fissato alle americane, crea un doppio piano,  quello filmico e quello teatrale, che non si sovrappongono, ma si interrogano. Da un lato la proiezione, dall’altro i corpi e le voci degli attori. È un dialogo tra presenza e rappresentazione, tra immediatezza e mediazione, tra gesto vivo e immagine registrata.

Una delle camere è puntata sugli interpreti mentre leggono estratti di Phaedra’s Love di Sarah Kane, autrice che per radicalità e densità emotiva si presta perfettamente a un’indagine sul limite. La sonorizzazione dal vivo, curata da Ginevra Nervi con sintetizzatori, aggiunge un ulteriore livello di vibrazione: non accompagna, ma disturba, amplifica, incrina.

Il cortometraggio recupera il teatro classico, la tragedia, il pensiero, ma lo fa attraverso un linguaggio ibrido, contaminato, volutamente instabile. Un terreno ideale per un festival come Pesaro, da sempre attento alle nuove cinematografie e alle forme che cercano strade alternative.

Corpi nudi, scena nuda

La messa in scena è volutamente scarna, quasi ascetica. Gli attori: Giulia Acerbo, Claudia Achilli, Martina Acerbo, Alex Andrescu, Lorenzo Brugnoni appaiono “nudi” non nel senso letterale, ma nella riduzione delle azioni, nella sottrazione dei gesti, nella vulnerabilità esposta.

Gabriel Montesi costruisce un ambiente in cui il limite diventa linguaggio: i corpi sono trattenuti, le azioni minime, ma il dialogo, tra loro, con il testo, con la macchina da presa, è costante. Lo spettatore rimane in una condizione di straniamento che non respinge, ma attrae. Il testo di Sarah Kane, con la sua brutalità emotiva e la sua lucidità feroce, amplifica questa tensione. La lettura non è mai illustrativa: è un attraversamento. Gli attori non “interpretano” la tragedia, la abitano, la sfiorano, la lasciano filtrare.

Il risultato è un’esperienza percettiva che non cerca la narrazione, ma la frattura. Non cerca la storia, ma la presenza. È qui che la ricerca attoriale di Gabriel Montesi trova il suo punto più alto: nel rendere visibile il processo, non il prodotto.

Pesaro, la sperimentazione e il valore di un esordio

Masterclass è un cortometraggio perfetto per un festival come Pesaro, che da sempre accoglie opere capaci di proporre nuove contaminazioni tra generi, strumenti e linguaggi. Gabriel Montesi firma un esordio che non si limita a documentare una Masterclass, ma la trasforma in un oggetto filmico autonomo, in cui cinema e teatro convergono senza annullarsi.

La direzione della fotografia di Sandra Bidoli valorizza la doppia natura del progetto: la grana della Mini DV dialoga con la pulizia della XT3, creando un contrasto che diventa estetica. Il montaggio di Lorenzo Faggiolati mantiene la tensione tra i due piani, senza mai risolverla. La produzione NerviTesi e la distribuzione Esen Studios collocano il film in un circuito che valorizza la ricerca, e questo esordio conferma Gabriel Montesi come autore da seguire: consapevole e capace di rischiare.

La visione è a tratti sconcertante, a tratti illuminante, sempre stimolante. È un buon tentativo e una buona regia, soprattutto perché non cerca la perfezione, ma l’apertura: un cinema che non chiude, ma spalanca.

Voto: 7

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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