Recensione in anteprima – Venezia ’25 – Fuori concorso – Presentato fuori concorso all’82a Mostra internazionale d’arte Cinematografia di Venezia, Scarlet è un film ambizioso ma poco riuscito. Al cinema dal 19 febbraio.

La trama

La protagonista di quest’avventura animata tra le pieghe del tempo è Scarlet (Mana Ashida), principessa medievale ed esperta spadaccina che intraprende una pericolosa missione per vendicare la morte del padre. Si ritrova sconfitta e ferita a morte in un mondo surreale, dove incontra un giovane idealista dei nostri giorni che non solo la aiuta a guarire, ma le mostra anche la possibilità di un futuro libero da rabbia e amarezza.

Quando si trova nuovamente di fronte all’assassino di suo padre, Scarlet deve affrontare la sua battaglia più ardua: riuscirà a spezzare il ciclo dell’odio e a trovare un senso alla vita al di là della vendetta?

Un’opera trasversale  

Mamoru Hosoda, maestro del cinema d’animazione nipponico, autore di opere di alto livello come Wolf Children The Boy and the Beast, ha portato alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia il suo nuovo film, Scarlet, al quale ha lavorato ben quattro anni.

L’intento era quello di realizzare una pellicola capace di unire stilemi culturali tipici degli anime ad archetipi narrativi occidentali, in modo da coinvolgere un pubblico trasversale e internazionale: infatti, se da un lato Scarlet contiene al suo interno tutte le caratteristiche tipiche dell’animazione giapponese, dall’altro l’impianto narrativo si rifà esplicitamente all’Amleto di Shakespeare e all’immaginario dantesco, ossia due capisaldi della cultura occidentale.

Il punto di partenza è quello tipico di molti isekai: la protagonista, in questo caso morendo, passa dal suo mondo ad un altro – una sorta di limbo ultraterreno – dove, oltre ai suoi nemici, incontra però anche un ragazzo proveniente dalla nostra realtà contemporanea, un giovane paramedico. Il film segue dunque il percorso di questa strana coppia – una guerriera medievale in cerca di vendetta e un idealista del nostro mondo abituato a prendersi cura degli altri -, fino allo scontro finale in cui la nostra eroina, di fronte all’assassino del padre, dovrà fare una scelta.

Un racconto poco appassionante 

Il soggetto aveva forti potenzialità, anche grazie all’interessante coppia di protagonisti, ovviamente costruiti in modo da avere due personalità agli antipodi. Il problema è che manca quasi del tutto un lavoro di world-building: le regole, i meccanismi e il funzionamento del mondo ultraterreno in cui i protagonisti finiscono non sono affatto chiare, cosa che rende difficile mantenere la sospensione dell’incredulità e di conseguenza appassionarsi alla vicenda.

Il racconto soffre poi di ripetizioni e ridondanze: scene di viaggio si susseguono a scene di combattimento e a qualche momento più introspettivo, ma il ritmo fatica a reggere l’intera durata; mancano svolte sorprendenti e vero pathos, sostituito invece da fastidiosi iperbolismi tipici degli anime. L’impressione, insomma, è che la trama sia troppo esile per sostenere un lungometraggio. E anche l’animazione, per quanto visivamente spettacolare in alcune scene, appare in altre troppo statica.

Nonostante il messaggio pacifista sia assolutamente apprezzabile, soprattutto in tempi come quelli attuali, da un autore talentuoso come Hosoda era lecito aspettarsi qualcosa di più.

Voto: 5,5

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *