Recensione in anteprima – Venezia ’25 – Orizzonti – Al suo secondo film, Carolina Cavalli porta avanti la sua personalissima poetica inaugurata con “Amanda”, segnalandosi come una degli astri nascenti più interessanti nell’attuale panorama cinematografico italiano. Al cinema dal 4 dicembre.
La trama
Holly (Benedetta Porcaroli), ventotto anni, ha sempre creduto di essere la versione sbagliata di sé stessa e che la sua vita non sia andata come avrebbe voluto. Quando incontra una bambina di nome Arabella (Lucrezia Guglielmino), si convince di aver trovato la sé stessa di un tempo. Decisa a scappare di casa, la bambina nasconde la sua identità e asseconda il desiderio di Holly: tornare indietro e diventare qualcuno di speciale.

Un film dalle atmosfere indie che brilla per audacia e freschezza
Carolina Cavalli si era già fatta notare nel 2022, quando aveva portato alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti Extra, il suo film d’esordio Amanda, incentrato sulla solitudine di un’inquieta ragazza di buona famiglia, sempre interpretata da Benedetta Porcaroli. A distanza di tre anni, la regista è tornata al Lido, questa volta nel concorso di Orizzonti: il film è stato ben accolto e Benedetta Porcaroli ha vinto meritatamente il Premio per la miglior interpretazione femminile.
Ciò che colpisce fin da subito de Il rapimento di Arabella è la sua originalità: il film di Carolina Cavalli, infatti, non assomiglia a nulla di ciò che viene prodotto normalmente in Italia. L’autrice va dritta per la sua strada e punta a tirar fuori la propria voce – qui in maniera ancora più estrema che in Amanda -, dando vita a un prodotto che può benissimo non piacere, ma che senza dubbio non lascia indifferenti e colpisce per audacia e freschezza.
Gli ingredienti rimandano a certo cinema indie americano, tra i Coen e Jarmusch, ma fanno pensare anche a un autore come Aki Kaurismaki o a cult-movie come Napoleon Dynamite e Ghost World: umorismo asciutto caratterizzato da battute imprevedibili e taglienti, situazioni assurde raccontate con totale serietà, personaggi eccentrici ma trattati con tenerezza, una provincia stralunata, piatta, monotona ma poetica.

Un surreale (non) luogo
Il taglio surreale e grottesco è accentuato dall’indefinitezza dell’ambientazione, un non-luogo italiano che però ricorda vagamente le regioni al confine tra Stati Uniti e Messico; un posto che non esiste ma che proprio per questo rende ancora più universali i temi della storia.
La regista ha infatti dichiarato che l’idea è nata, oltre che da sensazioni personali, dalla lettura di riflessioni su Reddit e altri forum online, e dalla conseguente constatazione che la generazione dei giovani d’oggi teme che la vita sia sempre altrove: crescere significa scontrarsi con la realtà, rinunciare alle mille vite che ci si immaginava di vivere da ragazzini; significa imboccare una strada che sarà sempre deludente se paragonata alle aspettative infantili.
E’ quel che succede a Holly ed è il motore di questa storia: tramite il “rapimento” di Arabella, la ragazza vuole infatti correggere il passato e proiettarsi verso il futuro radioso che immaginava da piccola. Un desiderio impossibile, che però dà origine a un viaggio catartico per entrambe le protagoniste.

Una boccata d’ossigeno per il cinema italiano
Benedetta Porcaroli era già stata protagonista di Amanda e ora torna ad esserlo in questo nuovo film, interpretando un personaggio diverso ma simile al precedente. Amanda e Holly appartengono a estrazioni sociali differenti, ma condividono la stessa solitudine; sono due anime inquiete, dalla risposta pronta, orgogliose della propria eccentricità ma alla ricerca di un posto nel mondo. Due ragazze desiderose di trovare altre anime affini in grado di capirle, di trovare una propria tribù – emblematica in questo senso la scena della festa.
Tra la regista e l’attrice si è venuta a creare una sintonia evidente, come se la seconda fosse diventata una sorta di alter-ego della prima. Benedetta Porcaroli ha l’espressività e i tempi comici giusti per trasmettere le sfaccettature di un personaggio borderline, allo stesso tempo brillante e ingenuo, divertente e malinconico, e che suscita in egual misura empatia e respingimento. E’ poi bravissima la piccola Lucrezia Guglielmino, che al suo primo ruolo trova già un personaggio a suo modo memorabile e funge da spalla perfetta per la Porcaroli. Da segnalare poi la presenza nel cast di Chris Pine, che sfoggia un’inedita performance in lingua italiana.
Non tutto funziona: la parte centrale gira un po’ a vuoto, le bizzarrie di certi personaggi secondari risultano a volte gratuite e fini sé stesse, al finale manca forse un po’ di mordente. Di contro, la confezione è ammirevole: le capacità visive della regista nella messa in scena – sempre curata e precisa – sono innegabili, così come è ottima la colonna sonora. Alla fine, la sensazione che rimane è quella di aver visto un’opera che nel bene e nel male lascia il segno, che sa essere stralunata, a tratti tenera e a tratti sgradevole, proprio come le sue protagoniste; è un passo importante per Carolina Cavalli, che sta affinando sempre di più la propria voce autoriale e la cui poetica rappresenta davvero una boccata d’ossigeno nel panorama cinematografico italiano contemporaneo.
Voto: 7,5