Recensione – Richard Donner reinterpreta “Canto di Natale” di Dickens trasformando la parabola morale in una satira del mezzo televisivo: il network diventa palcoscenico e specchio deformante del cinismo contemporaneo. L’ennesima trasposizione del celebre racconto diventa una fantastica narrazione moderna di fine anni ’80. Un cult con la brillante interpretazione di Bill Murray.
La storia (rivisitata)
Il film è una rivisitazione in chiave moderna del Canto di Natale di Charles Dickens, come si può dedurre dal titolo in lingua originale, Scrooged, il quale fa riferimento al protagonista della novella Ebenezer Scrooge, le cui caratteristiche sono riprese dal protagonista del film Francis Xavier Cross, interpretato da Bill Murray. Cross è un avaro egoista al vertice di un network televisivo che ha scelto di allontanare tutti coloro a cui voleva bene e che gli volevano bene.
La struttura replica in modo preciso le tre visite dei fantasmi (Passato, Presente, Futuro), innervandole di linguaggio pop e ritmo metropolitano. Ogni segmento spinge Cross a guardare in faccia una diversa forma di responsabilità: memoria, empatia, conseguenze, senza perdere l’ironia corrosiva che innerva il film.
Il titolo italiano è una diretta conseguenza del successo di “Ghostbusters” del 1984 che vedeva protagonista lo stesso Bill Murray. La preferenza verso un titolo che richiamasse i fantasmi è stata utilizzata non solo nel titolo ma anche nella campagna pubblicitaria italiana, francese e persino quella statunitense.

La sceneggiatura e la tripartizione dickensiana
La sceneggiatura di Mitch Glazer e Michael O’Donoghue aggiorna Dickens con una critica ai media sensata e feroce: il network dello stesso Cross, che produce un proprio “Canto di Natale” violento e kitsch diventa metafora del protagonista e di un tema molto in voga in quegli anni: il consumismo. Le gag aggiunte all’apparire dei fantasmi ampliano la tripartizione in Passato/Presente/Futuro che funziona come macchina comica e, ovviamente anche sociale e morale. Il finale sfocia in un monologo sentito e, forse, un po’ retorico ma, comunque, in fin dei conti, efficace.
Il racconto dialoga con i classici natalizi mantenendo l’architettura etica dell’originale ma piegandola al tempo dell’audience e degli spot. Dove Dickens usava l’ufficio di Scrooge, Donner usa la diretta televisiva: telecamere come occhi giudicanti, share come moneta emotiva, set come città interiore.
I fantasmi definiscono il tono del film con presenza scenica nitida: David Johansen (Passato) è uno spirito rock’n’roll, abrasivo e comico; Carol Kane (Presente) alterna grazia e brutalità slapstick; il vecchio socio Lew Hayward (John Forsythe) apre il viaggio con un cinismo spettrale che buca lo schermo. Letteralmente.

I fantastici Donner e Murray
S.O.S. Fantasmi si incastra nella filmografia di Richard Donner come deviazione brillante verso la commedia fantastica, senza abbandonare la sua predilezione per ritmo e spettacolo. L’equilibrio tra satira e favola natalizia parla del suo interesse per l’intrattenimento come spazio di etica pop.
Questo è un film cucito addosso a Bill Murray. Il film consolida la sua interpretazione di un corpo comico capace di fendere la superficie ironica e arrivare alla tenerezza in modo preciso. La performance è perfettamente in parte e la coralità del cast amplifica la sua centralità senza il rischio di soffocarla.
Il film è spesso considerato un “classico minore” di Natale più per affetto del pubblico e ricorrenza televisiva che per riconoscimenti. La dimensione natalizia è pienamente riconoscibile: Il film entra nel canone proprio per il modo in cui riesce a parlare ai riti contemporanei mantenendo l’ossatura morale dickensiana e inserendosi perfettamente nel filone tipoco dei film di fine anni ’80.

… non tutto brilla
Gli eccessi visivi e alcune gag risultano datati; l’iperbole comica a tratti sovrasta l’arco emotivo di Cross, riducendo l’impatto di passaggi più intimi. Il crescendo finale può apparire un po’ stucchevole, e non sempre la satira bilancia la commozione. Tuttavia, la regia di Donner e la prova di Murray tengono insieme tutto il film offrendo una rilettura vivace e moderna di un classico intramontabile.
In sintesi, S.O.S. Fantasmi è un innesto intelligente di Dickens nell’ecosistema televisivo: un film che diverte e punge, sbaglia per generosità e vince per sincerità. Un buon modo per vedere in un’altra veste un racconto che insegna sempre qualcosa e che ricorda la vera essenza di una festa e la sincerità dei rapporti.
Voto: 6,7