Recensione in anteprima – Venezia 82 – In concorso – Piccolo, intimo e introspettivo, a dispetto del cast importante: con questo film, Jim Jarmusch ha vinto il Leone d’Oro all’82a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un’opera interessante, ma il premio è fin troppo generoso. Al cinema dal 18 dicembre.

La trama

Father Mother Sister Brother è un lungometraggio, seppur attentamente costruito in forma di trittico. Tre storie che raccontano le relazioni tra figli adulti e genitori piuttosto distanti, e tra fratelli. Ognuna delle tre parti è ambientata nel presente e ciascuna si svolge in un paese diverso.

Father è ambientato nel nord-est degli Stati UnitiMother a Dublino, e Sister Brother a Parigi. Una serie di ritratti intimi, osservati senza esprimere giudizi, in cui la commedia è attraversata da sottili momenti di malinconia.

Jim Jarmusch è un autore che non ha bisogno di presentazioni: forte di uno stile personalissimo, molto amato nel circuito dei festival, si è imposto negli ultimi decenni come uno dei più importanti registi di cinema indipendente. Assiduo frequentatore di Cannes, non aveva mai portato film al Lido di Venezia prima di quest’anno, ma questa prima esperienza gli è andata alquanto bene, dal momento che si è portato a casa il Leone d’Oro.

Tre quadri familiari

Father Mother Sister Brother è un film a episodi: tre ritratti familiari, ambientati in città differenti, il primo sul rapporto tra un fratello, una sorella e il loro padre, il secondo sul rapporto tra due sorelle e la madre, il terzo sul rapporto tra due gemelli rimasti orfani.

Jarmusch ha definito quest’opera un “anti-film d’azione”, e in effetti in tutti e tre gli episodi accade ben poco: ogni storia è basata essenzialmente sui dialoghi. Le prime due sono molto simili: parlano entrambe di figli che vanno a trovare un anziano genitore (un padre interpretato da Tom Waits nella prima, una madre interpretata da Charlotte Rampling nella seconda), con cui vi è un rapporto di sostanziale incomunicabilità; la terza ha un taglio differente, e laddove nelle prime due le dinamiche familiari che emergono dalle conversazioni hanno qualcosa di palesemente disfunzionale, in quest’ultima il legame tra i gemelli è invece solido e positivo.

Al di là delle tematiche – l’esplorazione per l’appunto delle dinamiche tra genitori e figli e tra fratelli – gli episodi sono collegati anche da alcuni elementi ricorrenti: c’è sempre qualcuno che indossa abiti rossi, qualcuno che osserva dei ragazzi andare in skateboard, qualcuno che ripete certi modi di dire – oltre a esserci un tema musicale ripetuto. Il ricorrere di certi dettagli fa sorridere e riporta tutte le storie alla medesima dimensione narrativa, trasmettendo una sensazione di unità (e di surrealtà) complessiva.

Un Leone d’Oro generoso

Il tono del film, com’è tipico nel cinema di Jarmusch, oscilla tra la malinconia e il sorriso. Il primo episodio è senza dubbio il più divertente, e forse anche il più riuscito: Tom Waits è splendido nei panni di un padre che dietro un’apparenza di miseria nasconde ben altro. Nel secondo l’atmosfera si fa più seria, e nel terzo – con i due gemelli che ricordano i genitori scomparsi da poco – la malinconia prende il sopravvento. Tutt’e tre, ad ogni modo, brillano per scrittura e interpretazioni: a Jarmusch non interessa raccontare grandi cose, ma accumulare dettagli quotidiani che acquistano pian piano sempre più significato. Il cast, poi, è composto di grandi nomi: oltre ai già citati Waits e Rampling, ci sono Adam Driver, Cate Blanchett e Vicky Krieps.

La sensazione finale è che la pellicola sia tutto sommato riuscita per quelle che erano le intenzioni del suo autore, ossia fare un film piccolo, intimo, con una serie di dettagli che valorizzano il tutto

“come fiori disposti con cura in tre delicate composizioni”,

per usare le parole dello stesso Jarmusch. E’ pur vero, però, che si tratta di un’opera semplice e poco ambiziosa, che non spicca particolarmente nell’ottima filmografia del suo autore. Che il presidente di giuria Alexander Payne, paladino del cinema indie, volesse assegnare un premio a Father Mother Sister Brother era senz’altro previsto, ma l’attribuzione del Leone d’Oro appare fin troppo generosa.

Voto: 6,5

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