Recensione in anteprima – Senza spoiler – Terzo capitolo della saga iniziata da James Cameron nel 2009. “Avatar Fuoco e Cenere” è il film più lungo e, nonostante siano solo 3 i minuti in più del precedente capitolo, il film sembra narrare meno focalizzandosi sull’aspetto visivo e sulle relazioni tra i personaggi. Un film oltre la media e visivamente perfetto da vedere in un cinema adeguato (noi lo abbiamo visto in sala Energia). Il 3D è funzionale ed immersivo. Al cinema dal 17 dicembre.
La storia continua
Jake Sully (Sam Worthington) e Neytiri (Zoe Saldana) stanno elaborando, ognuno a modo proprio, il lutto del figlio Neteyam (Jamie Flatters). Jake allena se stesso e i figli a combattere, mentre Neytiri affronta un intenso periodo di lutto. Entrambi sono però convinti che Spider (Jack Champion), il ragazzo umano adottato, debba tornare alla base clandestina dove vivono gli altri alleati umani dei Na’vi e dove si trovano container in cui può fare a meno della maschera.
Nel viaggio verso la vecchia base, i Sully e la tribù nomade dei Windriders vengono attaccati dal feroce clan vulcanico dei Mangkwan, guidato dalla terribile Varang (Oona Chaplin). Allo stesso tempo il colonnello Quaritch (Stephen Lang) cerca di catturare Sully, ma quando Kiri (Sigourney Weaver) compie un miracolo, tutto cambia.
Il terzo capitolo della saga si presenta come un trionfo estetico, dove la fotografia digitale e l’uso del motion capture raggiungono livelli di raffinatezza mai visti. Cosa che, abituati ai due precedenti film sembra sempre non essere possibile eppure, in almeno due scene, il regista sorprende ancora.
Cameron porta lo spettatore in un Pandora ancora più stratificato, con paesaggi dominati da tonalità incandescenti e atmosfere sulfuree che contrappongono la fluidità acquatica del precedente film alla densità visiva del fuoco e della cenere. La resa tecnica è impeccabile: ogni dettaglio, dalle espressioni facciali dei Na’vi alle dinamiche di luce e particelle, contribuisce a un’esperienza immersiva e rende fondamentale e funzionale il 3D… in sala!
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Temi da fantascienza (e attuali)
“Avatar, la via dell’acqua” aveva presentato la famiglia di Jake e Neytiri e il loro essere uniti nel gioco, nell’apprendimento, nella fuga e nel dolore rappresenta la colonna portante del film.
In “Avatar fuoco e cenere” si esplora il dolore e l’odio come forze contaminanti. In Neytiry troviamo il dolore di madre, in Jake il rancore di padre, nel colonnello Quaritch la vendetta, nella nuova figura di Varang la sete di potere e dominio. La fantascienza di Cameron non è mai fine a sé stessa: Pandora diventa specchio delle tensioni umane e si fa strada la tematica ambientalista e politica.
Jake Sully, interpretato da Sam Worthington, appare segnato dal lutto e dalla responsabilità di proteggere la sua famiglia. Zoe Saldana, nei panni di Neytiri, incarna la forza materna e guerriera, oscillando tra dolore e determinazione. I figli Lo’ak (Britain Dalton), Tuk (Trinity Jo-Li Bliss) e Kiri portano nuove sfumature generazionali, mentre Spider, umano cresciuto tra i Na’vi, diventa un elemento di tensione narrativa.
Tutto il cast si dimostra abile nell’interpretare dei personaggi che vivono su un pianeta e hanno parvenze che, nella realtà gli attori non possono avere ma devono immaginare perchè create digitalmente.
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…storia e fantasia
“Avatar Fuoco e Cenere” si incastra come contraltare ai capitoli precedenti: se il primo “Avatar” era la scoperta e “Avatar, la via dell’acqua” l’unione, questo terzo episodio è la frattura, il momento in cui la saga si fa più aspra. Probabilmente si tratta del capitolo più difficile e maggiormente mancante di una narrazione. La storia infatti, pur presentando nuovi personaggi (sottolineando soprattutto gli antagonisti) e nuovi scorci di Pandora non avanza come nei primi due capitoli.
Vi è un maggior spazio per l’introspezione dei protagonisti che, all’atto pratico, si trovano nuovamente ostaggi, nuovamente in fuga e poi ancora in battaglia e poi nuovamente in fuga. Il “già visto” incide sulla durata che, forse, sarebbe stata meglio ridimensionare ma che, comunque, in un buon cinema, alla prima visione non annoia mai.
L’aspetto scenografico, alcune volte, prende troppo il sopravvento ma non è mai banale e si rimane affascinati da tanta cura dei particolari che, se non fossimo consapevoli di essere su Pandora, sarebbero molto vicini alla realtà pur essendo creati digitalmente.
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La tecnica
La regia è precisa e rigorosa. Cameron orchestra sequenze d’azione con una precisione quasi chirurgica, anche se non riesce a ripetere l’epicità di altri combattimenti degli altri capitoli. Questo deriva dal fatto che ci si arriva con poco slancio perchè il regista alterna momenti di intimità familiare e momenti che ripetono un certo “addestramento”.
Ogni inquadratura è “Cinema” con la C maiuscola, di grande qualità, ma dietro la perfezione tecnica si percepisce anche una certa urgenza narrativa: il regista sembra voler imprimere una direzione definitiva alla saga, consapevole dei limiti temporali e produttivi.
In definitiva, “Avatar: Fuoco e Cenere” è un film più cupo e riflessivo. Non è privo di difetti narrativi, ma conferma Cameron come maestro della visione cinematografica. L’esperienza è, ancora una volta, unica e imperdibile.
Voto: 8,3