Recensione in anteprima (NO spoiler) – Nuovo e interessante capitolo del mago per eccellenza dell’universo Marvel. Un film che, con il passare dei minuti diventa sempre più opera di un ritrovato Sam Raimi. Il regista aggiunge a poco a poco elementi del suo “fare cinema” modificando, per quanto necessario, il mondo Marvel e instradandolo verso nuove realtà. Al cinema dal 4 maggio.

La storia

Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) fa terribili incubi, in cui un suo alter ego fugge con una ragazzina (Xochiti Gomez) in uno scenario surreale. Cerca di raggiungere un arcano libro bianco, ma un demone vuole invece prendere il controllo della ragazza e rubarle i poteri transdimensionali – uccidendola nel mentre. Quando si risveglia, Strange si reca al matrimonio della sua amata Christine (Rachel McAdams) con un altro uomo.

Il mago cerca con scarso successo di nascondere il proprio dolore e, quasi per fortuna, arriva a toglierlo d’impiccio un enorme mostro che insegue la stessa ragazzina del suo sogno. Strange e Wong (Benedict Wong) fanno così la conoscenza della giovane: America Chavez, che dovranno proteggere da una minaccia nascosta nel multiverso. In cerca di aiuto, il mago si reca così da Wanda Maximoff (Elizabeth Olsen).

Non si può svelare nient’altro della trama di questo atteso nuovo capitolo dell’MCU con protagonista uno dei personaggi che ha riscosso maggiore successo tra il pubblico. L’attesa è data anche dal ritorno di Sam Raimi alla regia di un film riguardante un personaggio Marvel dai tempi, ormai proprio 20 anni fa, del suo primo primo “Spider-man” che aveva tutt’altri produttori, anche se in qualche modo è stato fatto rientrare nell’universo filmico.

Multiverso e follia

Sam Raimi accetta una sfida che non è facile portare a termine: coniugare il suo stile con le esigenze di continuazione dell’universo Marvel già ampiamente preimpostato e nel quale gli spettatori devono ritrovarsi. L’espansione della fantasia a diversi universi rappresenta un’opportunità di regia, sceneggiatura, scenografia da non farsi sfuggire e questo film riesce in parte a sfruttare l’occasione anche se, per ovvie ragioni di tempo, non vengono mai approfonditi tutti gli universi di passaggio. In realtà non lo è nemmeno troppo quello di arrivo..

E’ una follia che monta pian piano durante tutta la visione scombinando piani, mondi, la fisica, la geometria, persino la logica in un racconto fintamente disordinato ma sempre ben direzionato al netto di possibili ed eventuali incongruenze con i precedenti capitoli dell’MCU. Incongruenze che, diciamolo apertamente, risultano essere un nuovo passatempo dei più attenti. Scovarle può essere, come sempre, sia indizio di qualcosa che devono ancora raccontarci oppure di sondaggio di nuove possibilità di sviluppo.

Raimi dissemina elementi del “suo universo” pian piano lungo tutto il film fino ad arrivare all’ultima mezz’ora dove esplode in figure e rappresentazioni dell’oltretomba, immaginifiche, magiche a lui care. L’imbrigliato dall’MCU Marvel iniziale diventa regista che porta la Marvel in un bagno nel suo mondo ed è sicuramente la parte più riuscita del film. La più originale, quella che, senza mezzi termini esalta anche le prove sontuose di Benedict Cumberbatch, Elizabeth Olsen, la giovane Xochiti Gomez e dell’intramontabile (non è spoiler) Patrick Stewart. Da apprezzare maggiormente in lingua originale.

A suon di musica

La prova di Benedict Cumberbatch è messa sotto esame nell’interpretazioni di svariati alter-ego con caratteristiche psico-fisiche molto diverse. Si ritrova felicemente la  brava e bella Rachel McAdams con il suo personaggio impregnato in una relazione con il mago mai risolta. Vengono presentati altri nuovi supereroi (o reindirizzando qualche vecchia conoscenza). Ci sono delle comparse d’obbligo (c’è da stare in sala fino all’ultimo momento della proiezioni dopo tutti i titoli di coda).

Questi due aspetti però sono veramente relegati a un momentaneo “wow” da parte del pubblico. La straordinaria colonna sonora di Danny Elfman fantastica in generale, esalta una particolare scena. Un reparto musicale che non invade mai troppo l’azione, che, forse, contribuisce, soprattutto nella prima parte, a un’atmosfera da anni 90 primi 2000. Non c’è un motivo ben identificabile ma la musica esalta le scene, le accompagna e diviene anche protagonista.

In una sorprendente scena la musica prende letteralmente forma, si fa magia funzionale, diviene arma, scudo. Probabilmente la parte più bella di un film che rimane nei solchi dell’MCU senza strafare ma cercando interessanti evasioni dettate dal regista. A tratti horror senza esagerare (ma la visione ai bambini  piccoli potrebbe essere sconsigliata) “Doctor Strange nel multiverso della follia” non è il miglior Raimi ma poco ci manca come risulta essere anche un buon film ma non il migliore dell’universo Marvel.

Piccola avvertenza: è (quasi) fondamentale aver visto la serie “Wanda Vision” oltre ovviamente al precedente capitolo di Doctor Strange.

Voto: 7,2

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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