Recensione in anteprima – Jon Favreau trasforma la serie The Mandalorian in un film che mantenendo coerenza e continuità. The Mandalorian and Grogu è un’avventura western nello spazio, con la componente fantasy tipica di Star Wars, un’opera che vuole ampliare il mondo narrativo senza tradirne lo spirito. Il risultato è spettacolare, affettuoso, ma anche ripetitivo, come un episodio allungato della serie. In uscita in Italia il 20 maggio 2026.
Il cacciatore, il bambino, la promessa
Din Djarin (Pedro Pascal) lavora ora per la Nuova Repubblica, dando la caccia ai residui dell’Impero nascosti ai margini della galassia. Al suo fianco c’è Grogu, ancora incapace di parlare ma sempre più abile nell’uso della Forza. Dopo una missione rocambolesca, conclusa senza il prigioniero necessario per ottenere informazioni, al Mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, tenuto in ostaggio su un pianeta dominato da arene gladiatorie.
La promessa è allettante: se riuscirà nell’impresa, gli Hutt riveleranno l’identità e il nascondiglio di un pericoloso latitante imperiale. Ma la domanda resta sospesa per tutto il film: ci si può davvero fidare degli Hutt?
Jon Favreau costruisce un racconto che alterna inseguimenti, duelli, tradimenti e momenti di quiete tra Din e Grogu, sempre più legati da un rapporto che ha ormai la forma di una famiglia. Il film mantiene l’atmosfera episodica della serie, ma con una scala più ampia, un respiro più cinematografico. La trama non è originale e non si abbandona a nostalgiche apparizioni. Siamo già oltre e i due personaggi hanno radici nello Star Wars delle origini ma possono vivere da soli.

Il corpo… del western galattico
La regia di Jon Favreau riprende l’estetica western che ha definito la serie: deserti, città polverose, duelli all’arma bianca e sparatorie che, alcune volte, ricordano più Mortal Kombat che Star Wars, soprattutto nella prima parte del film, dove l’azione è continua e quasi ininterrotta. È un approccio spettacolare, ma che rischia di saturare lo spettatore.
La fotografia di David Klein valorizza i contrasti tra gli spazi aperti e le arene claustrofobiche, mentre il montaggio di Rachel Goodlett Katz e Dylan Firshein mantiene un ritmo serrato, quasi compulsivo con le chiusure di scena classiche. Gli effetti speciali di Industrial Light & Magic, Legacy Effects e Tippet Studio costruiscono un mondo credibile, ma è l’animatronic di Grogu a rubare la scena: un ritorno alla creatività artigianale che non nasconde la sua natura, anzi la esibisce come un gesto nostalgico e affettuoso verso la saga originale.
Le musiche di Ludwig Göransson alternano temi epici a momenti più intimi con un rimando elettronico del suono, accompagnando il legame tra Din e Grogu, sempre più simile a quello tra un padre e un figlio. È un rapporto che dà calore al film e che bilancia la durezza delle battaglie.

Il limite della serialità
The Mandalorian and Grogu è un film che vuole ampliare l’universo narrativo, ma finisce per assomigliare troppo a un episodio esteso della serie. La sceneggiatura di Favreau, Filoni e Kloor ripropone dinamiche già viste: missione, tradimento, combattimento, fuga, rivelazione. È una struttura che funziona, ma che non sorprende.
La ripetitività dei duelli, soprattutto nella prima metà, appiattisce il ritmo e riduce l’impatto emotivo della storia. Il film sembra oscillare tra il desiderio di essere un grande blockbuster e la necessità di restare fedele alla formula televisiva che lo ha reso celebre. Il risultato è un’opera che intrattiene, ma che raramente osa.
Il rapporto tra Din e Grogu resta il cuore pulsante del film, ma anche questo elemento rischia di diventare un meccanismo narrativo prevedibile: Grogu è insieme personaggio, mascotte e strumento commerciale, e il film non fa nulla per nasconderlo. Tuttavia, la tenerezza dei loro momenti insieme riesce comunque a dare respiro alla storia.
Sigourney Weaver, nel ruolo di Ward, porta autorevolezza e presenza scenica, mentre Jeremy Allen White dà voce a un Rotta the Hutt sorprendentemente espressivo. Le voci celebri nei doppiaggi, compresa quella di Martin Scorsese, aggiungono un tocco di curiosità, ma non cambiano la sostanza di un film che resta ben ancorato alla sua natura.

Cast artistico e tecnico
Pedro Pascal conferma la solidità del suo Mandaloriano, capace di comunicare emozioni anche dietro l’elmo. Sigourney Weaver aggiunge profondità al mondo narrativo ed entra così a far parte di un’altra saga, mentre Jeremy Allen White, Jonny Coyne e Dave Filoni completano un cast che funziona bene nel contesto dell’universo Star Wars.
La produzione Lucasfilm e Fairview Entertainment garantisce un livello tecnico elevatissimo: scenografie di Doug Chiang, costumi curatissimi di Mary Zophres, effetti speciali di altissimo livello. La distribuzione italiana di Walt Disney Studios Motion Pictures porta in sala un film pensato per il grande schermo, soprattutto nelle grandi sale attrezzate come la sala Energia di Melzo o le sale che supportano le versioni IMAX.
The Mandalorian and Grogu è un’opera che intrattiene, emoziona nei momenti giusti e amplia l’universo narrativo, pur senza trovare una vera autonomia rispetto alla serie. Il che, per questo genere di prodotti, non è affatto un difetto.
Voto: 7