Recensione in anteprima – Realizzare un giallo in cui le vere detective sono… pecore, è un rischio enorme. Kyle Balda sceglie la via dell’ironia intelligente, evitando la farsa e puntando su ritmo, mistero e un sorprendente calore emotivo. Il risultato è un film che non è un capolavoro, ma sa divertire e coinvolgere, trascinando lo spettatore in un’indagine insolita e tenera. Al cinema dal 7 maggio 2026.
Dal pascolo al delitto
La storia si apre con George Hardy, un pastore solitario interpretato da Hugh Jackman, che vive in compagnia del suo gregge, trattato come una piccola famiglia: ogni pecora ha un nome, un carattere, un posto preciso nella sua routine. Ogni sera George legge loro capitoli di romanzi gialli, convinto che quelle storie servano solo a tenergli compagnia.
Quando però George viene trovato morto, la comunità rurale in cui viveva si ritrova scossa da un delitto che nessuno sa spiegare. Il poliziotto locale, Tim Derry (Nicholas Braun), è goffo e impreparato; il giovane reporter Elliot Matthews (Nicholas Galitzine) fiuta la possibilità di uno scoop; la figlia di George, Rebecca (Molly Gordon), torna per capire cosa sia successo davvero. Ma la svolta arriva da dove nessuno la aspetterebbe: il gregge.
Le pecore, che George credeva semplici spettatrici, hanno invece assorbito anni di trame, indizi e logiche deduttive. E decidono di usarle. Il film colpisce già dai titoli di testa con un leone della Metro Goldwyn Mayer un po’ “rivisitato”. Nel corso del film qualche lieve citazione ogni tanto e, quello che pensiamo possa essere anche un momento omaggio a “Il Re leone”

Il corpo… del gregge come mente investigativa
La regia di Balda sceglie di far parlare gli sguardi, i movimenti e le dinamiche interne del gregge. Le pecore non sono gag ambulanti: sono personaggi veri, con voci e personalità distinte. Lily (Julia Louis-Dreyfus) emerge come leader naturale, Sebastian (Bryan Cranston) porta un carisma ruvido, Mopple (Chris O’Dowd) aggiunge un tocco di comicità malinconica, mentre Cloud (Regina Hall) e Sir Richfield (Sir Patrick Stewart) completano un ensemble sorprendentemente affiatato.
Il film alterna momenti di leggerezza a passaggi più emotivi, soprattutto quando si esplora il legame tra George e le sue pecore. Il ritmo è continuo, senza cadute, e l’indagine procede con una logica coerente: le pecore sfruttano la loro invisibilità sociale per osservare gli umani, seguire tracce, ricostruire movimenti e comportamenti.
La fotografia di George Steel valorizza la campagna inglese come un luogo sospeso, quasi fiabesco, mentre il montaggio di Martin Walsh, Paul Machliss e Al LeVine mantiene la narrazione fluida e vivace. Le musiche di Christophe Beck accompagnano con discrezione, lasciando spazio ai silenzi, ai rumori del pascolo e alle voci del gregge.

Il limite della leggerezza
Il film si presenta come un grande intrattenimento per famiglie, con un occhio particolare agli spettatori che amano i gialli classici. La scelta di mantenere un tono leggero e accessibile rende la storia scorrevole, ma limita la possibilità di esplorare davvero il lato più oscuro del delitto. L’indagine è costruita con cura, ma non affonda mai in territori troppo complessi o disturbanti.
Questa scelta, se da un lato rende il film godibile e adatto a un pubblico ampio, dall’altro lo priva di quella profondità che avrebbe potuto renderlo più incisivo. Craig Mazin, lo sceneggiatore e Kyle Balda, il regista, preferiscono costruire un racconto che celebri il legame tra George e il suo gregge, trasformando la risoluzione del mistero in un atto di amore e riconoscenza.
Il risultato è un’opera che funziona come commedia investigativa, capace di far sorridere e affezionare, ma che non cerca mai di essere qualcosa di diverso da ciò che promette: un giallo gentile, curioso, originale nella premessa e rassicurante nello sviluppo.

Cast artistico e tecnico
Il film convince anche grazie a un cast umano di livello: Hugh Jackman dona a George una dolcezza malinconica; Nicholas Braun costruisce un poliziotto buffo ma sincero; Nicholas Galitzine porta energia e ambizione; Molly Gordon dà spessore emotivo al ruolo della figlia. Hong Chau, Emma Thompson, Kobna Holdbrook-Smith, Conleth Hill e Mandeep Dhillon completano un quadro di personaggi secondari eccentrici e ben calibrati.
Il reparto vocale è uno dei punti di forza: Julia Louis-Dreyfus, Bryan Cranston, Chris O’Dowd, Regina Hall, Patrick Stewart, Bella Ramsey, Brett Goldstein e Rhys Darby danno vita a un gregge memorabile, ognuno con un timbro e un ritmo che definiscono la personalità della propria pecora.
La produzione Working Title Films, Three Strange Angels e Lord Miller Productions costruisce un mondo credibile e affettuoso, mentre la distribuzione internazionale Sony Pictures Releasing e Amazon MGM Studio portano il film nelle sale con un taglio da grande intrattenimento.
Il film è un lavoro corale che punta a restituire un giallo atipico, tenero e brillante, senza mai perdere di vista il cuore della storia: il legame tra un uomo e le sue pecore, trasformato in un’indagine che parla di fiducia, memoria e comunità. Un film perfetto per le famiglie.
Voto: 6,6