Recensione in anteprima – Sesto film della saga Predator iniziata nel 1987, quarto all’interno della “serie principale” e terzo film della saga diretto da Dan Trachtenberg dopo i due prequel “Prey” e “Predator killer of the killers”. Un film che aggiunge alla saga un aspetto Disney alla narrazione e ai personaggi. Riuscito in parte. Al cinema dal 6 novembre.

La storia (continua)

Considerato ancora troppo giovane e debole dal fratello maggiore, Dek (Dimitrius Schuster-Koloamatangi) è uno Yautja che vuole disperatamente dimostrare il proprio valore e guadagnare il “mantello”, ossia il sistema di invisibilità che fa della sua specie una delle più pericolose della galassia. Quando suo padre chiede la sua testa e suo fratello maggiore (Mike Homik) si oppone, il genitore decide che il fratello è a sua volta troppo debole per il clan e lo sfida in un duello mortale.

Dek viene intrappolato nella nave del fratello, e il velivolo parte per “il pianeta più pericoloso dell’universo” dove si trova il mitico Kalisk, una creatura dotata di straordinarie capacità rigenerative che nessun Yautja è mai riuscito a uccidere. Su questo mondo ricchissimo di insidie, Dek troverà due inattesi alleati: una piccola creatura simile a un primate ma con un duro guscio sulla schiena; e un’androide rimasta senza gambe, incapace di camminare ma ricca di informazioni sul mondo in cui si trovano.

Quello tracciato dal regista Dan Trachtenberg è un Predator diverso da quelli dei due precedenti capitoli da lui diretti. La narrazione di questo film arricchisce la saga con i canoni Disney, nuova proprietaria in questa serie principale. Il film sembra indirizzarsi verso un pubblico più ampio e, se non diventa un film per famiglie (con figli almeno adolescenti), poco ci manca.

Doppi che si specchiano

Dek, il predator protagonista, soprattutto nella prima parte del film, fa fede al suo essere totalmente invasato dalla sua indole di dover diventare un predatore infallibile e rispettabile. Il suo viaggio, per quanto forzato, è verso l’affermazione di sé stesso anche agli occhi del padre, il capo carismatico della sua tribù.

L’incontro con Thia (Elle Fanning) è più importante di quanto possa apparire a uno spettatore fan della saga. Thia rianima e rende interessante un film che, altrimenti, rischierebbe di essere un capitolo destinato a non lasciare traccia. Sarebbe troppo facile definire Thia come il personaggio che incarna quel lato sensibile, umano e ironico che non appartiene a Dek. Thia però non è umana, è sintetica, appare a metà per buona parte del film e non si può muovere da sola.

Le circostanze rendono Thia strumento utile a Dek e viceversa. I tempi comici perfetti di Elle Fanning assicurano un ottimo ritorno dal punto di vista recitativo che coinvolge anche Dimitrius Schuster-Koloamatangi nonostante le sue evoluzioni e il suo aspetto, sul grande schermo, appaiono in CGI.

Questioni di famiglia

La CGI è onnipresente e usata al suo massimo per creare un mondo che ricorda le insidie di altri film quali “Kong: Skull Island”, “King Kong” di Peter Jackson, etc… Genna è un mondo privo di essere umani e pieno di animali, piante, persino erba pericolosi e letali persino per Dek. L’aiuto che si danno Dek e Thia con l’aggiunta di un terzo aiutante è fondamentale per superare tutte le difficoltà in una sorta di videogioco a più livelli.

Questa tacita alleanza diventa una vera e propria famiglia. Un concetto che pervade il film sin dall’inizio e che deflagra ancora di più quando Thia si ricongiunge non solo alle sue gambe ma anche con la sorella Tessa. Nuovamente Elle Fanning in un’interpretazione, anche questa, molto buona. Le questioni familiari non finiscono qui ma non è buona norma spoilerare troppo.

Dek e Thia sono “scarti” delle loro famiglie perchè deboli, difettati, non come dovrebbero essere secondo gli standard che il clan dei predatori e l’azienda dei robot sintetici hanno deciso di adottare. Il riscatto dei due tramite la forza, l’unione, l’astuzia, il senso di giustizia e tanti bei valori che pian piano affiorano è tutto materiale Disney con annesso possibile futuro giocattolo da merchandising.

Un film tutto sommato piacevole, con buone scene d’azione, un mondo spettacolare che lascia sempre viva l’attenzione del pubblico e una Elle Fanning estremamente divertente e in parte. Qualche appunto sull’originalità, la fedeltà al personaggio e alla saga e qualche passaggio troppo edulcorato.

Voto: 6,3

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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