Recensione in anteprima – Roma ’25 – Alice nella città – Il tre volte premio Oscar Daniel Day-Lewis torna alla recitazione dopo 8 anni di assenza dal grande schermo. Lo fa partecipando all’esordio alla regia del figlio Ronan Day-Lewis. Un film che parla di passato, di rapporti familiari e di affetti da riscoprire. Al cinema dal 6 novembre.

La storia

Sheffield, Inghilterra. Jem (Sean Bean) vive con la compagna Nessa (Samantha Morton) e con il figlio di lei, l’adolescente Brian (Samuel Bottomley). Da qualche tempo il ragazzo è confuso e arrabbiato e ha quasi massacrato di botte un coetaneo. Per questo Jem parte in sella alla sua moto e s’immerge nella boscaglia. Con sé ha solo una parola d’ordine, delle coordinate geografiche e l’obiettivo di riportare a casa suo fratello Ray (Daniel Day-Lewis), che si è auto esiliato da anni dalla famiglia e dalla società, perché Brian adesso ha bisogno di lui.

Il film inizia con pochissimi dialoghi. Tutta la prima parte presenta scene in cui i rumori della natura e delle azioni che vengono eseguiti in scena dagli attori. L’assenza di dialoghi è una scelta ben precisa che, forse, si potrae eccessivamente ma che indirizza il film verso una dimensione più riflessiva e meno frenetica.

Sullo sfondo il passato di una nazione che viene evocato e riassunto nei titoli di testa cartonati e stilizzati. Una storia fatta di rivendicazioni religiose nell’Irlanda del Nord del secolo scorso che ha visto i due fratelli come attivisti. Conflitto politico, divergenze familiari e baruffe tra amici son i tre piani sui quali i disaccordi si muovono all’interno dell’intero film privilegiando soprattutto i rapporti familiari.

Incubi dal passato

Immersi nella natura e immersi nei loro pensieri Jem e Ray si immergono pian piano nel loro passato di violenza e soprusi. La dinamica tra i due è ben ritmata e sorretta da un’ottima sceneggiatura che lascia il tempo al nuovo incontro tra i due e alle loro differenti posizioni sul presente della loro vita.

Gli incubi del passato però riaffiorano e prendono il sopravvento negli animi dei due e la dinamica dello scontro non è banale e viene diretta con maestria non comune. Il silenzio della natura, o meglio i suoi naturali rumori vengono interrotti dallo scontro prima verbale e poi fisico. Il tutto avviene per riportare nella dimensione famigliare Ray, colui che si era autoescluso.

Il conflitto, la pace e il ritorno, la burrasca, gli eventi naturali che si abbattono sulla cittadina, compresa una grandine battente sono tutte espressioni della situazione complessa che vivono i protagonisti. Una buona allegoria di non facile identificazione e adatta a un film di produzione indipendente.

Daniel e non solo

Oltre a una buona regia, un’ottima sceneggiatura e una narrazione che si prende i suoi tempi, svetta su tutto l’interpretazione, ancora una volta magistrale, di Daniel Day-Lewis. Complice anche l’aver contribuito alla sceneggiatura, Daniel Day-Lewis interpreta con incredibile naturalezza il Ray che ci si aspetta. La sua bravura esalta anche la performance di Sean Bean e di tutto il cast in generale.

“Anemone” è una buonissima opera prima di Ronan Day-Lewis. Rappresenta un’interessante viaggio attraverso l’animo umano, i suoi incubi e le relazioni familiari. Avere nel cast il padre non sempre è un vantaggio, ma, in questo caso, con un Daniel Day-Lewis di questo livello il film riesce a esprimere molto di più di quanto avrebbe fatto con altri attori.

Voto: 7,6

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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