Berserk – L’età dell’oro (CK)

berserkattoiterBerserk – L’età dell’oro

Produttore: Granato Production

Genere: Fantastico

Regista: Guillermo Del Toro

Interpreti: Christian Bale, Benicio Del Toro, Taylor Kitsch, Olga Kurylenko, Chris Cooper, Rutger Hauer, Dolph Lundgren, Famke Janssen, Emmy Rossum, Tilda Swinton, Shawn Ashmore, Rodrigo Santor, Cole Hauser, Robert Maillet, Rory McCann, Adewale Akinnuoy Agbaje, Danny DeVito, Tommy Lister, Brian Cox, Gattlin Griffith

Trama: Gatsu (Christian Bale) emette il suo primo vagito in una pozza di sangue sotto il corpo della madre. Il bimbo viene allevato con riluttanza da un’armata di mercenari, ed iniziato all’arte della guerra, per mano di Gambino (Dolph Lundgren), leader assoluto del battaglione. Raggiunta la maturità, intraprende un lungo viaggio solitario, che lo condurrà a Griffis (Taylor Kitsch) capo della temibile Squadra dei Falchi. Il loro sodalizio sfocerà in un profondo rapporto d’amicizia, messo a dura prova dall’insaziabile sete di potere nutrita dal leader dei Falchi, desideroso di un trono tutto suo.

La terza produzione cinematografica della Granato Production è “Berserk – L’età dell’oro“, primo dei due capitoli che compongono l’opera filmica scritta da Sacha e tratta dall’omonino fumetto nipponico, il cui soggetto fantasioso e ad altamente suggestivo ha già ispirato nella realtà una pellicola di animazione.

Sorretta da un impalcatura sontuosa e ricchissima di orpelli scenici, la storia narra le gesta della temibile “squadra dei Falchi”, capitanati dall’ambuguo Grifis, dal carattere imprescrutabile e misterioso, capace di gesti eroici e feroci, ma anche di tenerezze contrastanti, indirizzate equivocamente ad entrambi i sessi, estremamente ambizioso di potere; a lui si accompagna il guerriero mercenario Gatsu, il protagonista del film, che iniziamo a conoscere dalla sua dolorosa infanzia alla giovinezza, il cui carattere solitario e rude, forgiato dalla cruda violenza fisica e sessuale a cui è stato sottoposto da bambino, è ottimamente descritto con efficacia.
Il racconto si snoda attraverso una serie di sanguinosissime battaglie particolarmente truci e momenti di raccordo ben più pacati, e si interrompe lasciando aperte tutte le situazioni al secondo futuro capitolo,la cui lavorazione è prossima ad iniziare. I personaggi principali sono riccamente descritti, con caratteri ben delineati ed approfonditi, e le atmosfere create riescono a far calare il pubblico nelle corrette dimensioni.

Come per il precedente “Favola americana”, anche per questo film Sascha decide di tessere le fila della trama mediante una struttura narrativa fortemente caratterizzata da una scrittura estremamente attenta alla forma, elegantissima e aulica, infiorettata da descrizioni barocche e particolari ricercati, spesso di difficile comprensione se non supportati da un immediato riscontro enciciclopedico (ad esempio elepoli, daga, lorica segmentata, mangano, chi sa cosa sono?).
Una cifra stilistica che è marchio di fabbrica di Sascha, utilizzata anche per i dialoghi, e che mostra un evidente miglioramento, rispetto al film precedente, manifestato in un deciso e certamente proficuo lavoro di taglio e asciugatura dello script, non breve ma di agile lettura, e migliore capacita descrittiva delle immagini cinematografiche, mediante l’ampio e minuzioso uso della grammatica filmica, con l’uso costante ma mai fastidioso di termini tecnici di inquadratura, campi e piani scenici.
Pur con qualche errore, quindi, – i piani sequenza, per inciso, sono altra cosa rispetto a quelli descritti nel film – lo script riesce pienamente a farci immaginare compiutamente ciò che vediamo sullo schermo.

Se nella forma, il film è senza dubbio di nobile fattura, supportato da una bella colonna sonora, adattissima alle atmosfere e perfettamente aderenti alle scene che accompagnano, dal punto di vista sostanziale qualche difetto lo si siscontra e lo si deve sottolineare.
Il più grave, secondo me, è proprio dovuto alle stesse fin qui descritte caratteristiche formali della sceneggiatura, che spesso ho trovato discordanti e quindi non efficacissime, quando, in special modo, nelle numerose scene di battaglia, ci vengono descritte con voluta brutalità gli scempi e le violenze da macelleria umana, giuste e adatte al film. Avrei preferito che si abbandonassero gli elegantismi, i barocchismi, gli infiorettamenti, questi per nulla adatti e giusti per quel tipo di scene.
Lo stile dello sceneggiatore non dovrebbe restare immutato al mutare delle situazioni che scorrono lungo l’intreccio narrativo, mentre invece deve adattarsi alle diverse scene, anche semplificandosi, crudo e lapidario quando si racconta di guerra e morti laceranti, focoso ed erotico quando si narra di amore e passione, dolce ed elegante se si descrivono situazioni tranquille e di raccordo, drammatico e sofferente quando invece si vuole scatenare l’emotività dello spettatore. Non è la storia che si adatta allo sceneggiatore, ma esasttamente il contrario.

Il film ha un cast molto buono, anche se probabilmente Christian Bale dovrebbe essere più adatto per interpretare il personaggio di Gatsu in età più matura, presumo nel secondo capitolo del film, mentre forse sarebbe stato meglio scegliere un attore più giovane, anche per poter essere anagraficamente compatibile con Taylor Kitsch, interprete perfetto per il personaggio di Grifis.
Inoltre c’è da sottolineare che Zoe Heran, inteprete di Gatsu bambino, è in realta un’attrice, ormai ragazzina, e quindi non adatta per interpretare un maschio, che per giunta in una particolare scena del film vediamo nudo.
Ottima mi sembra la scelta di affidare la regia ad un esperto cineasta come Guillermo del Toro, così come quella di scegliere James Newton Howard per le musiche, tutte bellissime e adatte. (Mastruccio)

 

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