Mio fratello rincorre i dinosauri

Recensione – Venezia 76 – Giornate degli autori – Tratto dall’omonimo romanzo bestseller autobiografico di Giacomo Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri arriva in sala per la regia di Stefano Cipani con una coproduzione italo spagnola, distribuito da Eagle Pictures. Al cinema dal 4 settembre.

Trama

Jack (Francesco Gheghi) ha sempre desiderato un fratello maschio con cui giocare e quando nasce Gio (Lorenzo Sisto) i suoi genitori gli rivelano che suo fratello è un bambino “speciale”. Da quel momento, nel suo immaginario, il piccolo Gio diventa un supereroe, dotato di poteri incredibili, come un personaggio dei fumetti.

Con il passare del tempo, tuttavia, Jack scopre che, in realtà, il fratellino non è un supereroe, bensì ha la sindrome di Down e per lui – adolescente alle prese con l’inizio di una nuova scuola, la ricerca dell’accettazione in un gruppo musicale formato da ragazzi più grandi e la prima cotta – diventa un segreto da non svelare…

L’accettazione della diversità

Mio fratello rincorre i dinosauri, malgrado ciò, non è una storia sulla sindrome di Down, bensì è semplicemente la storia di Gio.

Tutto il film gira intorno a una bugia, terribile ma spontanea.

Un racconto universale, a volte crudo ma sincero, narrato dal punto di vista di un adolescente, costretto a confrontarsi con la disabilità e catapultato in una dimensione che troppo spesso non comprende e ripudia: Jack si vergognerà del fratellino, scapperà dinanzi alla paura ed eviterà il confronto con l’altro per non sentirsi esposto, vulnerabile e in difficoltà sino ad arrivare a creare per se stesso una vera e propria “nuova” identità.

Lo spettatore verrà coinvolto nella dirompente vita della famiglia Mazzariol e non potrà esimersi dal compiere una profonda riflessione sulle scelte dei protagonisti e sui loro conflitti interiori, accompagnandoli attraverso le loro instabilità, i loro tormenti e le loro incertezze.
Ciò che verrà fuori dalla loro indole e dal loro senso di risolutezza sarà un forte esempio di umanità.

Il film

L’ambientazione surreale e favolistica di un mondo quasi country dona al film quel giusto tocco di leggerezza in grado di sdrammatizzare una realtà inclemente e senza scorciatoie.

Fonte d’ispirazione per il regista, non a caso, sono state le commedie indipendenti americane, da Wes Anderson a i Daniels, le commedie surrealiste di Jean Pierre Jeunet, Michel Gondry e il cinema di Hayao Miyazaki.

Gli interpreti

Nei panni di Gio troviamo i piccoli bravissimi interpreti Lorenzo Sisto e Antonio Uras, punto di forza di tono e narrazione, senza i quali il film, indubbiamente, non sarebbe lo stesso.

Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese sono dei premurosi e affettuosi genitori, mentre Rossy De Palma una eccentrica zia.

Notevole anche l’interpretazione di Francesco Gheghi, capace e convincente nel trasmettere le emozioni e lo stato d’animo di Jack.

Il messaggio

Ciò che ci si porta a casa dopo la proiezione è che non si può pretendere di essere amati nascondendo una parte così importante di sé come un fratello.

Jack lo comprenderà bene e riuscirà, in questo modo, a farsi travolgere dall’energia e dalla vitalità di Gio, che, proprio come un vero supereroe, trasformerà sempre il mondo che lo circonda – attraverso il suo schietto e genuino sguardo da bambino – in un mondo migliore.

Un film, come dichiarato dallo stesso regista, Stefano Cipani,

«rivolto prima di tutto ai bambini nella speranza che imparino ad affrontare la paura, la vergogna e a vedere la disabilità con occhi nuovi».

Assolutamente da non perdere.

Voto: 7

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