Recensione in anteprima – Venezia ’25 – Orizzonti – In concorso nella sezione Orizzonti all’82ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha ricevuto il premio per la miglior interpretazione maschile a Giacomo Covi, il secondo film di Laura Samani è un delicato e riuscito racconto di formazione che conferma il talento dell’autrice. Al cinema dal 9 aprile.

La trama

Settembre 2007, Trieste. Fred (Stella Wendick), diciottenne svedese esuberante e coraggiosa, arriva in città per frequentare l’ultimo anno di un Istituto Tecnico. Si ritrova a essere l’unica ragazza in una classe di soli maschi e catalizza l’attenzione di tutti, in particolare quella di tre amici: Antero (Giacomo Covi), affascinante e riservato; Pasini (Pietro Giustolisi), seduttore istrionico; Mitis (Samuel Volturno), bonaccione protettivo.

I tre sono legati tra loro da quando hanno memoria. L’arrivo di Fred sconvolge il loro equilibrio, mettendo a dura prova la loro amicizia. Mentre ognuno di loro la desidera segretamente per sé, Fred vuole essere ammessa nel gruppo, ma le viene chiesto continuamente di sacrificare qualcosa di sé per diventare una di loro.

Una grande storia di formazione

Al suo secondo lungometraggio, la triestina Laura Samani traspone l’omonimo racconto del 1929 del suo conterraneo Giani Stuparich, ambientandolo nel 2007, periodo in cui la regista stessa frequentava le scuole superiori e aveva dunque la stessa età dei protagonisti. La Samani ha infatti spiegato che il film ha un’impronta fortemente autobiografica: come Fred, lei stessa, da adolescente, ha trascorso la maggior parte del tempo con un gruppo di tre maschi; essere l’unica femmina le sembrava un privilegio, ma comportava anche pressioni invisibili: loro potevano dire tutto ciò che volevano, mentre i suoi desideri venivano percepiti come una minaccia.

Doveva dunque scegliere tra esprimere ciò che sentiva, rischiando l’esclusione, oppure tacere per essere accettata. Il film si pone dunque l’obiettivo di raccontare le sfide che comporta il crescere come giovane donna in un mondo dominato dagli uomini (in questo caso, l’Istituto Tecnico frequentato da soli maschi), dove il corpo e i desideri possono facilmente diventare armi a doppio taglio.

Si tratta di tematiche universali, che consentono di rendere attuale la trasposizione di un racconto scritto quasi cent’anni fa. Ma al di là dell’importanza dei temi, il film funziona nella misura in cui riesce a raccontare con grande autenticità il mondo dell’adolescenza: i riti di complicità maschile, le dinamiche di gruppo e quelle individuali, gli equilibri fragili, i non-detti, la potenza dei sentimenti anche e soprattutto quando sono taciuti. Il risultato è un film di formazione delicato e coinvolgente, che ci fa rivivere tutte le tipiche emozioni che si provano a quell’età.

Un cast meraviglioso 

Nessuno dei quattro protagonisti aveva precedenti esperienze di recitazione: Giacomo Covi e Pietro Giustolisi sono stati scoperti in un bar, Samuel Volturno in una scuola; Stella Wendick, addirittura, ha dovuto imparare l’italiano apposta per prepararsi al ruolo. Eppure, nonostante la giovane età e l’inesperienza, grazie all’ottima direzione della regista le interpretazioni risultano davvero credibili: i ragazzi sono sempre autentici, affiatati in gruppo e capaci allo stesso tempo di veicolare ciascuno la dimensione personale del proprio personaggio.

E’ anche merito loro, oltre che della scrittura, se ci si affeziona tanto ai protagonisti, ci si appassiona alle loro vicissitudini e al loro percorso di maturazione, e ci si commuove con loro; in un certo senso, anche lo spettatore si ritrova così a vivere in prima persona questo lungo anno di scuola, come una presenza invisibile costantemente al fianco di Fred, Antero, Pasini e Mitis. La qualità delle interpretazioni è stata notata anche dalla giuria della sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia, che ha premiato Giacomo Covi – l’interprete di Antero – come miglior attore.

Una splendida colonna sonora, la cui punta di diamante è la canzone finale, ovvero “Più niente” dei Prozac+, impreziosisce un’opera fresca, vitale, libera, sincera, che merita assolutamente di essere vista e che dovrebbe essere proiettata in tutte le scuole superiori.

Voto: 7,7

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