Recensione in anteprima – Il nuovo film di Aaron Horvath e Michael Jelenic è un’avventura cosmica che unisce spettacolo visivo e comicità. L’ambizione è evidente: espandere l’universo narrativo inaugurato con Super Mario Bros. – Il Film e portarlo verso una dimensione più “galattica”. Il risultato è un’opera che alterna momenti di grande energia a passaggi meno coesi. Al cinema dal 1 aprile.

Una storia avventurosa, luminosa, ma non sempre equilibrata

Il film prende avvio quando Rosalinda (doppiata da Brie Larson in originale e da Luisa D’Aprile in italiano), sorella maggiore di Peach (Anya Taylor-Joy/Valentina Favazza) e custode di un potere cosmico che supera quello della principessa del Regno dei Funghi, viene rapita da Bowser Jr. (Benny Safdie/Manuel Meli). Il giovane antagonista, deciso a superare il padre in crudeltà e prestigio, progetta un’arma capace di distruggere interi pianeti. Mario (Chris Pratt/Claudio Santamaria) e Luigi (Charlie Day/Emiliano Coltorti) si ritrovano così catapultati in un viaggio interstellare che li porterà a esplorare galassie sconosciute, incontrare alleati inattesi e affrontare minacce che superano di gran lunga quelle viste finora.

La prima parte del film è più lineare, costruita come un’avventura classica: presentazione del conflitto, missione di salvataggio, escalation di pericoli. La seconda, invece, si apre a una dimensione più visionaria, soprattutto quando entra in scena il mondo di Rosalinda, sospeso tra fiaba cosmica e mitologia personale. Tuttavia, questo cambio di registro non sempre trova un equilibrio: alcune sequenze sembrano correre troppo, altre si dilatano oltre il necessario, e il ritmo complessivo ne risente.

Il film tenta di rendere accessibile un universo narrativo vasto e stratificato, ma non sempre ci riesce, anzi quasi mai. La figura di Rosalinda, con il suo legame con le stelle e la sua aura quasi mistica, avrebbe meritato un approfondimento maggiore, mentre qui resta spesso affidata a suggestioni visive più che a un vero sviluppo drammaturgico.

Doppiatori convincenti, personaggi a volte sacrificati

Il cast dei doppiatori originali è altisonante e nutrito mentre nel doppiaggio italiano spicca la figura dell’attore Claudio Santamaria con la collaborazione di Emiliano Coltorti. Il loro Mario e Luigi funzionano, alternando comicità e momenti più emotivi. Santamaria dà al personaggio una determinazione semplice ma efficace, mentre Coltorti lavora sulle insicurezze di Luigi con un tocco di umanità che lo rende immediatamente riconoscibile. La scrittura dei due personaggi è, però, appena sufficiente lasciando allo spettatore, probabilmente più informato sui due personaggi, carpirne le dinamiche emotive.

Rosalinda elegante, quasi eterea avrebbe meritato una maggiore e più approfondita introduzione considerando che, nello spettatore non troppo istruito in materia può generare una certa curiosità. Curiosità che non viene soddisfatta se non nel breve accenno alla relazione con la sorella.  Jack Black doppia nuovamente, nell’originale, Bowser. Il suo doppiaggio è affidato, in Italia a Fabrizio Vidale che deve destreggiarsi con una sceneggiatura piena di troppe contraddizioni. Il vero antagonista, o voluto tale qui è il figlio Bowser jr. e nemmeno questo personaggio risulta ben caratterizzato

Il personaggio di Fox McCloud (Glen Powell/Raffaele Carpentiere) suscita interesse troppo vagamente sprecato. Fox viene presentato come un misto di Han Solo e Luke Skywalker estremizzando giggioneggiamenti da conquistatore di cuori e di mondi. Quindi, se i doppiatori cercano di rendere interessanti i personaggi, purtroppo questi non hanno una scrittura all’altezza e il film risulta più interessato ad apparire rispetto al costruire una trama solida e credibile.

Regia e immagini spettacolari

Horvath e Jelenic, i registi, confermano una regia dinamica, capace di orchestrare scene d’azione complesse senza perdere leggibilità. Le sequenze ambientate nello spazio sono tra le più riuscite: pianeti coloratissimi, architetture impossibili, creature luminose che sembrano uscite da un libro illustrato. L’estetica punta su un equilibrio tra cartoon e meraviglia cosmica, e in alcuni momenti il film raggiunge una potenza visiva davvero notevole.

Ogni mondo ha una propria identità visiva, e il design dei mondi riflette lo stato emotivo dei personaggi: caos, stupore, pericolo, speranza. In alcune scene vengono riportate in auge i funzionamenti del videogioco con anche un’animazione 2D che farà felice lo spettatore un po’ più datato. Sequenze che non aggiungono nulla alla trama e che sembrano essere inserite più per un effetto nostalgia rispetto al fornire elementi utili per il proseguimento della vicenda.

Il montaggio, però, non sempre accompagna il film: alcune sequenze risultano troppo rapide, altre sembrano trattenersi più del necessario, e la fluidità narrativa ne risente. Le musiche di Brian Tyler, arricchite dai temi iconici di Kōji Kondō, funzionano bene: epiche quando serve, giocose nei momenti più leggeri, nostalgiche nei richiami ai videogiochi.

Un compitino, spettacolare, ma non del tutto compiuto

Super Mario Galaxy vuole essere molte cose insieme: un’avventura spaziale, una commedia d’azione, un racconto di fratellanza, un’espansione mitologica dell’universo Nintendo. In parte ci riesce, in parte si perde. L’ambizione è grande e alcuni momenti sono davvero potenti, soprattutto quando il film lascia che siano le immagini e la musica a parlare.

Tuttavia, lo svolgimento e la trama sono da “compitino”. Una soluzione che può incontrare il sicuro successo negli spettatori più piccoli, i bambini, che incontra qualche riserva negli spettatori adolescenti e che, molto probabilmente incontrerà un po’ di noia negli spettatori più adulti. La sceneggiatura procede più per intuizioni che per sviluppo, e alcuni personaggi – soprattutto Rosalinda e Bowser Jr. – avrebbero meritato un respiro narrativo più ampio.

Resta comunque un film sincero, costruito per la funzione che deve avere e cioè intrattenere i bambini come se si trovassero alle prese con il “rassicurante” videogioco che conoscono. Nessuna elaborazione di trama profonda (un minimo) o che possa far pensare, niente di sofisticato ma tutto superficiale. Super Mario Galaxy è visivamente affascinante, vorrebbe portare Mario e Luigi verso una dimensione più epica e cosmica ma non tutto funziona, e ciò che funziona non lascia un gran segno.

Voto: 6

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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