Recensione in anteprima – Venezia ’25 – In Concorso – Il romanzo a chiave “Le Mage du Kremlin” di Giuliano Da Empoli viene trasposto cinematograficamente in un film diretto da Olivier Assayas e il risultato è un’opera epica, indagatrice, romanzata e profondamente ancorata al libro nella sceneggiatura e agli interpreti per la messa in scena. Al cinema dal 12 febbraio 2026 ed è un film che farà molto discutere anche se arriva con un paio d’anni di ritardo.
Uomini di potere
Il mago del Cremlino, presentato in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025, è ambientato nella Russia dei primi anni ’90, nel caotico e rivoluzionario periodo post‐sovietico. La vicenda segue le mosse di Vadim Baranov (Paul Dano), un giovane con ambizioni artistiche che abbandona presto la sperimentazione per inseguire una carriera televisiva.
Nel nuovo panorama mediatico, Baranov realizza show popolari e reality di grande successo, attirando le attenzioni di uomini di potere alla ricerca di governare la Russia attraverso la propria influenza. Alla fine degli anni Novanta, ad un politico ex agente del KGB, Vladimir Putin (Jude Law), viene fatta la proposta di diventare il nuovo volto della Russia. Egli, dopo un’iniziale indecisione, accetta e ingaggia Baranov come esperto di comunicazione per la sua campagna presidenziale.
Il film prosegue fino ai giorni nostri: attraverso il racconto del protagonista – interrogato da un giornalista americano – si svelano i retroscena della sua lunga carriera nel cuore del potere. L’insieme, mostrato con uno stile quasi confessionale, mescola toni da thriller politico e documentario, puntando su dialoghi serrati e sequenze di tensione che sottolineano il clima di sospetto e manipolazione mediatica. Il mago del Cremlino dipinge così un affresco complesso senza svelare tutte le sue sorprese, lasciando allo spettatore la libera interpretazione degli eventi futuri.

Mise-en-scène
La regia è affidata a Olivier Assayas, cineasta francese di lungo corso (uscito dai Cahiers du cinéma) che firma in questo caso anche la sceneggiatura insieme allo scrittore Emmanuel Carrère, adattando l’omonimo romanzo di Giuliano Da Empoli. Quest’ultimo, politologo e saggista italiano, ha esordito nel 2022 nella narrativa con questo roman à clef. L’adattamento cinematografico riprende la struttura a confessione del romanzo, aggiornandola con riferimenti agli eventi storici recenti (dalla caduta dell’URSS fino alla realtà odierna) senza alterarne il tono e l’atmosfera.
Il cast schiera interpreti di prim’ordine. Paul Dano interpreta Vadim Baranov con grande rigore e stratificazione psicologica: sulle sue spalle poggia l’intera struttura narrativa e con successo l’attore si fa da contenitore di tutto quanto accade dando corpo a un personaggio fittizio con credibilità e misura. Al suo fianco, Jude Law è quasi irriconoscibile nei panni di Vladimir Putin, ritratto con portamento austero e sguardo distante, senza enfasi retorica.
Il ruolo di Ksenia (Alicia Vikander) – presenza femminile che funge da contrappunto morale a Baranov – incarna gli ideali dei giovani russi degli anni ’90, offuscati dall’avvento di Putin, e la Vikander la interpreta con sottile profondità.

Rivoluzioni cinematografiche
Il mago del Cremlino arriva in un momento storico-politico estremamente delicato. Raccontando la trasformazione della Russia dai tempi della perestrojka fino all’era moderna, il film assume i connotati di un’epopea politica e di un’analisi quasi documentaristica delle dinamiche del potere. È significativo notare che il romanzo di Da Empoli fu concepito prima dell’invasione della Crimea e pubblicato durante la guerra in Ucraina, conferendo alla storia una forte valenza retrospettiva.
In altre parole, la pellicola affronta fatti già noti – scandali, oligarchi, manipolazioni mediatiche – ma lo fa con il piglio di un thriller di respiro epico, quasi un lungo reportage sugli ultimi trent’anni di vicende russe.
L’impianto narrativo esteso e la profondità storico-politica lo trasformano in un vero “saggio” cinematografico sul paese, pur mantenendo vivo il coinvolgimento emotivo. Assayas a volte cade nel didascalismo, allontanandosi dal fulcro emotivo di alcune sottotrame. Ciononostante, Il mago del Cremlino, grazie alle interpretazioni di alto livello e alla sceneggiatura solida, resta un’opera di grande interesse. Si può dire che si tratta di un film ambizioso – forse arrivato solo un po’ tardi rispetto agli eventi reali – ma comunque fondamentale per chi voglia comprendere i meccanismi del potere e dell’informazione moderna.
Voto: 7.5