Recensione in anteprima – Paul Feig porta sullo schermo “Una di famiglia”, adattamento dell’omonimo bestseller di Freida McFadden. Un thriller psicologico che si apre come un melodramma sentimentale per poi trasformarsi in un racconto thriller. Con un cast guidato da Sydney Sweeney e Amanda Seyfried, il film gioca con i codici del genere e li ribalta con un gusto dichiaratamente pop. In sala dal 1° gennaio 2026.
La storia
Millie Calloway (Sydney Sweeney) è una giovane donna in difficoltà economiche che accetta un lavoro come domestica presso i Winchester, una famiglia ricchissima e influente. La prima parte del film si concentra sulla sua quotidianità nella villa: Feig costruisce un’atmosfera quasi da romanzo rosa, fatta di luci morbide, routine domestiche e un senso di sospensione che avvolge la protagonista. La Sweeney, con la sua bellezza mozzafiato e un’interpretazione calibrata tra ingenuità e desiderio di riscatto, diventa il centro emotivo di un racconto che sembra voler esplorare la fragilità dei sogni e la promessa di una vita migliore.
Il rapporto tra Millie e Andrew Winchester (Brandon Sklenar), l’affascinante padrone di casa, è tratteggiato con sfumature sentimentali: sguardi trattenuti, confidenze sussurrate, una tensione romantica che la regia amplifica con eleganza. Amanda Seyfried, nel ruolo di Nina Winchester, appare come una figura enigmatica, fragile e imprevedibile, contribuendo a mantenere un tono ambiguo. In questa prima parte, Una di famiglia sembra quasi un dramma domestico, un racconto di aspirazioni e illusioni.
Ma è solo un’illusione. Quando Millie scopre che nulla nella casa è ciò che sembra, il film cambia pelle. La seconda parte si apre con un colpo di scena che ribalta completamente la prospettiva: la giovane domestica si ritrova intrappolata in un gioco di manipolazioni, segreti e violenze psicologiche orchestrate dai Winchester. La narrazione accelera, la fotografia si incupisce, e il tono diventa quello di un thriller teso e imprevedibile.
Millie, inizialmente vittima, si trasforma in una donna determinata a riprendere il controllo della propria vita. Si tratta anche di un percorso di emancipazione, un modo per ribaltare i ruoli e sfidare un sistema che la voleva silenziosa e obbediente.

Apparenza e realtà
Feig struttura il film in modo da evidenziare il contrasto tra apparenza e realtà. La villa dei Winchester, con i suoi corridoi eleganti e le sue stanze perfettamente ordinate, diventa il simbolo di un potere che si fonda sulla manipolazione e sul controllo. Amanda Seyfried offre una performance a tratti inquietante: la sua Nina è una donna tormentata, capace di oscillare tra vulnerabilità e crudeltà, rendendo impossibile prevedere le sue mosse.
Disparità sociale, violenza domestica, dipendenza emotiva, riscatto e bellezza esteriore come specchietto illusorio di una vuoto interiore totale si mescolano in un film che non decolla subito perchè plafonato, all’inizio, in quella che potrebbe sembrare, a torto, solo un’ennesima storia sentimentale con un bel cast protagonista.
La sceneggiatura di Rebecca Sonnenshine, pur rimanendo fedele alla struttura del romanzo, introduce alcune variazioni che accentuano la dimensione psicologica del racconto. I personaggi secondari – come Enzo (Michele Morrone), figura ambigua che si muove tra complicità e opportunismo, o Evelyn Winchester (Elizabeth Perkins), matriarca glaciale – contribuiscono a creare un microcosmo familiare tossico e inquietante.
Non mancano momenti in cui il film sembra indulgere troppo nei suoi eccessi melodrammatici, e alcune svolte narrative risultano prevedibili o illogiche. Tuttavia, Feig riesce a mantenere un equilibrio tra tensione e ironia, evitando che la storia scivoli nel grottesco involontario. Il risultato è un thriller che parla di potere, controllo e identità, con una sensibilità contemporanea.

Dettagli a incastro
Sul piano visivo, Una di famiglia è un’opera curata nei dettagli. La fotografia alterna la luminosità calda della “casa” ideale della prima parte, ai toni freddi e taglienti della seconda, quando la verità emerge e la violenza psicologica prende il sopravvento. La villa diventa un personaggio a sé: un continuo di porte che non si aprono, scale che diventano alte e pericolose.
Il film lascia molto spazio alla tensione psicologica e alle dinamiche tra i personaggi. Indugia forse un po’ troppo sui corpi sfruttandone maliziosamente la loro potenza erotica. La forza del film, però, risiede proprio nella sua capacità di creare inquietudine attraverso i dettagli: un sorriso fuori posto, una porta socchiusa, un silenzio troppo lungo, le deliranti e solo apparentemente sincere richieste di Nina
Una di famiglia è un thriller imperfetto ma coinvolgente, che riesce a unire melodramma e suspense in un’unica traiettoria narrativa. È un film che parla di rinascita, di autodeterminazione e di come il potere possa essere riconquistato anche quando tutto sembra perduto. Sydney Sweeney e Amanda Seyfried reggono l’intero impianto con due interpretazioni complementari e potenti.
Voto: 6,8