Recensione – 30 anni – Miracolo nella 34ª strada (1994), remake dell’omonimo classico del 1947 diretto da George Seaton, appartiene a quella categoria di racconti che continuano a brillare perché non puntano sull’effetto speciale, ma sulla capacità di farci credere in qualcosa che non si può misurare. Il film di Les Mayfield uscì negli Stati Uniti il 18 novembre 1994 e arrivò in Italia pochi giorni dopo.
Una storia che conosciamo, ma che continua a parlarci
Il nuovo Miracolo riprende la trama originale aggiornandola agli anni ’90, senza però tradirne lo spirito. Kris Kringle (Richard Attenborough) è un anziano signore assunto come Babbo Natale per un grande magazzino newyorkese. Ha lo sguardo limpido, la voce gentile e una convinzione incrollabile: lui è davvero Babbo Natale. Non un ruolo, non un travestimento. Una verità.
A incrociare il suo cammino è Susan (Mara Wilson), una bambina sveglia e incredibilmente pragmatica per la sua età. Cresciuta da una madre (Elizabeth Perkins) che ha archiviato la magia insieme ai ricordi d’infanzia, Susan è convinta che il Natale sia solo una faccenda di luci e marketing. Kris, però, ha la pazienza e la dolcezza di chi non vuole convincere, ma semplicemente esserci. E così, lentamente, la corazza razionale della bambina comincia a incrinarsi.
Dove l’originale giocava con l’idea di un mondo ancora ingenuo, questo film del 1994 si confronta con un’epoca più cinica, più veloce, più diffidente. E proprio per questo il messaggio risulta ancora più necessario.

Temi che resistono al tempo
Il cuore del film è la relazione tra Susan e Kris: una bambina che ha smesso di credere e un uomo che sembra vivere di sola fiducia. È un legame costruito su piccoli gesti, su promesse non gridate, su quella gentilezza che non chiede nulla in cambio. In questo, il remake resta fedele allo spirito del film del ’47, che aveva fatto della tenerezza un’arma narrativa potentissima.
La sottotrama legale, che vede Kris costretto a difendere la propria identità in tribunale, è uno dei punti più affascinanti del racconto. È il Natale messo sotto processo, la magia costretta a confrontarsi con la burocrazia, la fede che deve trovare un modo per esistere anche davanti a un giudice. Una trovata che nel film originale funzionava come satira sociale e che qui diventa un modo per riflettere su quanto siamo disposti a credere quando nessuno ci obbliga a farlo.
Non c’è mai la volontà di stupire, ma quella di accompagnare lo spettatore in un percorso che conosce già, e che proprio per questo può permettersi di essere sincero.

Un film che vive di interpretazioni
Richard Attenborough è perfetto nel film e nella sua parte. Il suo Kris Kringle non è una caricatura, né un personaggio sopra le righe: è un uomo che incarna la bontà con una naturalezza disarmante. Non imita Edmund Gwenn, il Babbo Natale del film originale, ma ne raccoglie l’eredità con rispetto, aggiungendo una sfumatura più malinconica, più paterna.
Mara Wilson, dal canto suo, offre una Susan credibile, mai stucchevole. È una bambina che osserva il mondo con occhi troppo adulti, e proprio per questo il suo percorso verso la fiducia risulta così toccante. Un vero talento attoriale in quella sua giovane età confermato anche nei film di quell’epoca “Matilda sei mitica” e “Mrs Doubtfire”
Miracolo nella 34ª strada (1994) non è un semplice remake: è un ponte tra due epoche, due modi di intendere il Natale, due generazioni di spettatori. Non ha la freschezza rivoluzionaria dell’originale, ma possiede una dolcezza che resiste al tempo. È un film che parla di quella magia che non ha bisogno di prove per esistere: ha bisogno solo di qualcuno disposto a crederci. A più di trent’anni dalla sua uscita, continua a ricordarci che credere non è un atto infantile, ma un gesto di coraggio. E forse è proprio questo il suo miracolo più grande.
Voto: 7,5
N.B.: Nel film Babbo Natale parla la lingua dei segni con un bambina sordomuta. L’attrice che interpreta quella bambina era realmente sordomuta ed era allo scuro della capacità dell’attore Attenborourgh di parlare la sua lingua. La sua espressione di meraviglia scoprendolo è reale e commovente.