Recensione in anteprima – Roma ’25 – Best of – Arriva nelle sale italiane il vincitore della Palma d’Oro al 78esimo Festival del cinema di Cannes. Una commedia amara, politica, volutamente surreale ma che con ironia arriva dritta al punto della denuncia delle torture subite dagli oppositori del governo di Teheran. Al cinema dal 6 ottobre.
La storia (semplice)
Padre (Ebrahim Azizi), madre (Afssaneh Najmabadi) e figlioletta (Delmaz Najafi) percorrono di notte una strada in auto quando un cane finisce sotto le ruote. Ciò provoca un danneggiamento al veicolo che costringe ad una sosta per la riparazione temporanea. Un uomo (Vahid Mobasseri) che si trova sul posto cerca di non farsi vedere perché gli è parso di riconoscere nel conducente dell’auto un agente dei servizi segreti che lo ha sottoposto a violenza in carcere. Riesce successivamente a sequestrarlo ed è pronto a seppellirlo vivo quando gli viene il dubbio che si tratti di uno scambio di persona. Cercherà conferme in altri che, come lui seppure in misure diverse, hanno subito la ferocia dell’uomo.
La storia semplice ha, però, dietro una capacità di aumentare man mano il suo peso politico e di denuncia. L’undicesimo lungometraggio di Jafar Panahi è un film molto importante. E’ il primo film dopo che il regista iraniano ha scontato la pena inflittagli e dopo che le sue accuse sono decadute. Da uomo libero, quindi, riassapora la libertà di poter viaggiare all’estero preclusa dal lontano 2010 ma, ovviamente, deve comunque sottostare e talvolta aggirare il regime teocratico del suo paese per poter produrre i suoi film.
Anche questo “Un semplice incidente” non ha visto Panahi chiedere il benestare al governo iraniano per rispettare la sua libertà creativa. Anche in questo film la scelta è stata quella di far recitare le attrici principali sempre in esterna così da non essere obbligate al velo. Accorgimenti che dimostrano come la strada per la vera libertà sia ancora molto lunga.

La storia (più complicata)
Sebbene il film sia realmente basato su un semplice incidente che è il pretesto scatenante di una serie di eventi successivi, ciò che porta nel cuore e, soprattutto, con il proseguimento degli intrecci narrativi è molto più complicato, importante, potente.
Nel corso del film il pubblico scopre pian piano le storie che stanno dietro alla storia. Storie di sofferenza, di soprusi, di ingiuste accuse e ingiustificate e brutali detenzioni. Mentre inizialmente la vendetta è la prima reazione più umana e, forse, condivisibile, la reazione che arriva dopo è più cauta. Il dubbi, anzi i dubbi appaiono come la soluzione del giusto che non porta a soluzione vera ma a una serie di infinite domande e considerazioni.
“Un semplice incidente” è un gioco molto potente la cui potenza viene rivelata man mano fino al finale, perfetto, spiazzante, liberatori e accusatorio allo stesso tempo. Il mezzo tramite il quale si arriva ai nodi del pettine è la commedia, quasi farsa. Alcune scene risultano surreali e si nutrono di quel sorriso amaro che lascia lo spettatore con un divertimento misto a compassione.

Paure concrete
Panahi abbraccia nuovamente il coraggio per creare un film che ci mostra le paure dei personaggi coinvolti. Paure ben radicate, concrete, tangibili che arrivano perfettamente allo spettatore. Il pubblico viene coinvolto e conosce le paure del popolo iraniano che, altrimenti non sarebbero comprensibili con documentari o articoli di giornale.
L’ironia mista a vendetta, la comicità mescolata alla compassione, la polvere, il sole, il buio e la luce. Tutto viene orchestrato ed equilibrato in un film che non si cura della mera cinematografia e che invece esalta il messaggio d’accusa con il semplice gioco di scambio di persona. Perchè per chi ha avuto paura le persone sono ancora importanti, sono quel singolare particolare rispetto al plurale numerico di chi invece incuteva timore.
I protagonisti, un cast eccezionale, non riescono ad essere inumani come i loro aguzzini nemmeno di fronte a quelle persone responsabili delle loro sofferenze e dei loro traumi.
Il ritmo calibrato, la sceneggiatura precisa, l’obiettivo del messaggio centrato in pieno e con quell’ironia leggera e allo stesso tempo potente rende “Un semplice incidente” un film molto importante e da vedere assolutamente.
Voto: 8,1