Recensione in anteprima – Mara Fondacaro esordisce alla regia con il suo primo lungometraggio “Il primo figlio” e ne cura anche la sceneggiatura. Si tratta di un horror del dolore domestico ben diretto e ben interpretato. Al cinema dal 27 novembre.
La trama
Ada (Benedetta Cimatti) e il compagno Rino (Simone Liberati) si trasferiscono in una villa immersa nella natura. Incinta del loro secondo figlio, Ada, man mano che si avvicina il parto, comincia a rivivere il dolore per la perdita prematura del primogenito. Nonostante finga di stare bene, in realtà non ha ancora elaborato il lutto e inizia a credere che suo figlio sia ritornato dall’aldilà per impedire la nascita del fratello.
Sta succedendo davvero o Ada sta perdendo la ragione? Ada dovrà scegliere se soccombere alla morte, seguendo Andrea (Lorenzo Ferrante), oppure vivere e ricominciare da capo con Rino e l’altro figlio.

Un film solido
Il primo figlio è l’esordio nel lungometraggio di Mara Fondacaro, giovane regista che, per la sua opera prima, sceglie di realizzare un horror domestico che punta tutto sull’atmosfera e sulle interpretazioni. Il genere viene affrontato di petto, con decisione e consapevolezza, ma non si tratta certo di un film di puro intrattenimento: al di là della patina sovrannaturale, la storia tratta tematiche forti come l’elaborazione del lutto, il senso di colpa e la paura della maternità.
L’impianto narrativo è semplice ma molto solido, i personaggi pochi ma ben caratterizzati, l’arena è concentrata sostanzialmente su un’unica location. Ciò consente all’autrice di calare lo spettatore gradualmente nell’incubo di Ada, nel dramma che la tormenta. L’orrore, sebbene abbia l’aspetto del redivivo primo figlio del titolo, nasce dai fantasmi interiori e non dall’esterno.
Il film, insomma, non è un horror che punta a far saltare lo spettatore sulla sedia o a orripilarlo con dettagli truculenti; è invece un’opera che usa il dispositivo del genere per trattare tematiche profonde, per scavare nei traumi, nel dolore e nelle paure di una donna che ha vissuto l’esperienza peggiore che possa capitare a un genitore e che deve trovare la forza di ricominciare a vivere.

Due ottimi protagonisti
La riuscita di un film come questo, al di là di una sceneggiatura molto quadrata e di una regia attenta che denota capacità visive notevoli, è molto legata all’interpretazione del personaggio principale: Benedetta Cimatti (messasi in luce di recente con il ruolo di Rachele Guidi Mussolini nella serie tv M – Il figlio del secolo), in scena dall’inizio alla fine in quello che può essere definito un vero e proprio tour de force attoriale, è intensa e credibile nei panni di una donna che rischia di andare in pezzi. Al suo fianco, Simone Liberati è convincente nelle vesti di un marito che vorrebbe fare la cosa giusta ma si ritrova incapace di gestire una situazione più grande di lui.
In definitiva, Il primo figlio è senza dubbio un esordio interessante, un progetto ben costruito che, nella sua semplicità, riesce a piazzare tutti i suoi elementi al posto giusto. Sarà interessante vedere se Mara Fondacaro proseguirà lungo la strada del genere horror, che ha dimostrato di saper maneggiare molto bene, o se intraprenderà nuove direzioni.
Voto: 7