Recensione in anteprima – Roma ’25 – Best of …Quinta direzione per la regista Lynne Ramsay che porta sullo schermo il romanzo di Ariana Harwicz “Ammazzati amore mio”. Il film ha partecipato a Cannes e in anteprima nazionale alla Festa del cinema di Roma. Un’opera drammatica che rende bene l’idea della sofferenza della protagonista ma che si perde nel suo stesso caos. Al cinema dal 27 novembre.

La storia

Grace (Jennifer Lawrence) e Jackson (Robert Pattinson) si amano con intensa passionalità e si trasferiscono da New York a un’isolata casa del Montana appartenuta allo zio di lui, morto suicida. Jackson voleva suonare in una band, Grace scrivere il “grande romanzo americano”. Ma la giovane donna rimane incinta e la nascita del figlio sposta tutti gli equilibri di coppia: lui accetta un lavoro manuale lontano da casa e lei si ritrova in totale isolamento domestico, con un neonato che richiede tutte le sue attenzioni. Intorno a lei mamme, zie e nonne che dispensano consigli non richiesti, e la madre di Jackson, Pam (Sissy Spacek), che ha da poco perso il marito ed è smarrita quanto Grace.

La giovane madre sprofonda in una violenta depressione post partum, Jackson non capisce e fa da parafulmine alla sua disperazione. E lei è tentata dalle attenzioni di un misterioso vicino che passa davanti alla casa isolata in moto, con il volto nascosto da un casco.

L’autrice del romanzo omonimo da cui è tratto il film pone come protagonista una scrittrice come a rimarcare una sua situazione psicologica vissuta. La vicenda che viene descritta nel film è una storia che potrebbe essere considerata semplicemente complessa nella narrazione ma la regista decide di porre l’accento sullo smarrimento di Grace che sfocia nel delirio più completo.

Un mondo tutto loro

La prima inquadratura del film che ci racconta la prima scena è magistrale sia nella forma sia nel contenuto. E’ un breve cortometraggio sulla dinamica di coppia e la sua esaltante e passionale dimostrazione di affetto sia fisico che mentale. La forma invece è un’immagine fissa di una stanza con due porte aperte, una in primo piano e una sullo sfondo. La stanza è in disordine e non ancora addobbata… è la stanza della loro nuova casa.

Questa immagine, nella forma, ritornerà ad un certo punto del film per una ragione ben precisa chiudendo un cerchio che avvolge la vicenda. Purtroppo tutto ciò che è posto all’interno di questo cerchio non sempre funziona perfettamente e allo stesso livello del fulminante inizio.

Grace e Jackson cercano di creare un loro mondo finendo pian piano nel vivere ognuno in un mondo tutto loro. Grace, soprattutto dopo la gravidanza si isola in un mondo creato a difesa della sua mente e del suo cuore. Il tracollo è continuo e sfocia in deliri e in una ricerca della connessione con la natura che ricorda un po’ la stessa connessione che la stessa attrice aveva nel bellissimo “mother!”. I risultati non sono della stessa fattura.

Una libertà non naturale

Il cast presente nel film (con anche Nick Nolte) è di altissimo livello. Non è una novità vedere sul grande schermo una Jennifer Lawrence nuda e molto provocante. Qui l’attrice si connette alla scenografia bucolica e sorregge il film con la sua interpretazione di una donna in sofferenza perenne. Purtroppo però la sceneggiatura, e soprattutto la regia, estremizzano questa situazione creando il personaggio di Grace molto distante dal pubblico a livello empatico.

Nel delirio di un film in cui “Jennifer Lawrence fa cose” il personaggio di Grace risulta via via eccessivamente sopra le righe ed estremo sconfinando in scelte troppo pericolose per sé e per gli altri. Robert Pattinson, in questo film, offre la sua versione di una interpretazione impassibile e poco coinvolta tranne che nella scena iniziale già descritta.

“Die my love” brucia, letteralmente, tutto ciò che di buono produce all’inizio e per buona parte del film sconfinando in una seconda parte e in un finale disturbante per il pubblico e poco comprensibile. Le opportunità per avvicinarsi al pubblico ci sono ma non vengono sfruttate e il film, nel complesso risulta discreto e un’opportunità sprecata.

Voto: 6,7

Di Giuseppe Bonsignore

Fondatore di Cinematik.it nel lontano 1999, appassionato di Cinema occupa il suo tempo impiegato in un lavoro molto molto molto lontano da film e telefilm. Filmaker scadente a tempo perso, giornalista per hobby, recensore mediocre, cerca di tenere in piedi la baracca. Se non vede più di 100 film (al cinema) all'anno va in crisi d'astinenza.

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