Recensione in anteprima – Venezia 82 – Fuori concorso – Al suo terzo film, Paolo Strippoli confeziona una pellicola di altissimo livello, che non ha nulla da invidiare ai migliori horror internazionali recenti. Al cinema dal 17 settembre.
La trama
Remis è un paesino nascosto in una valle isolata tra le montagne. I suoi abitanti sono tutti insolitamente felici. Sembra la destinazione perfetta per il nuovo insegnante di educazione fisica, Sergio Rossetti (Michele Riondino), tormentato da un passato misterioso. Grazie all’incontro con Michela (Romana Maggiora Vergano), la giovane proprietaria della locanda del paese, il professore scopre che dietro quest’apparente serenità si cela un inquietante rituale.
Una notte a settimana, gli abitanti si radunano per abbracciare Matteo Corbin (Giulio Feltri), un adolescente capace di assorbire il dolore degli altri. Il tentativo di Sergio di salvare il giovane risveglierà il lato più oscuro di colui che tutti chiamano l’angelo di Remis.

L’importanza del dolore
Quest’estate sono usciti diversi film horror notevoli, da Bring Her Back dei fratelli Philippou a Weapons di Zach Cregger, passando per Presence di Steven Soderbergh. La valle dei sorrisi non ha nulla da invidiare a questi titoli, anzi: al suo terzo film, Paolo Strippoli alza l’asticella, punta in alto e centra perfettamente il bersaglio.
Il suo è un film di genere che però non si limita a creare tensione e spaventare; piuttosto, il dispositivo dell’horror viene utilizzato per riflettere sulle dinamiche interne a una piccola comunità, che poi è specchio di un macrocosmo molto più ampio; per indagare i temi della crescita, intesa come mutazione profonda; per parlare di padri e figli, di come si possano proteggere ma anche distruggere l’un l’altro. Ma soprattutto, è un film sul dolore; sull’importanza di affrontare i propri traumi, di attraversarli, e sulle tragiche conseguenze che possono scaturire quando invece vengono rimossi, accantonati, ignorati o aggirati.
Ciò non toglie, comunque, che il film funzioni perfettamente anche nel suo primo livello di lettura, quello più strettamente d’intrattenimento: è una storia in cui la posta in gioco sale sempre di più, in cui mistero e suspense tengono agganciati fino al crescendo finale.

Un coming of age atipico
Se Michele Riondino è ormai una garanzia e i comprimari fanno ciascuno il proprio dovere – dal sempre bravo Paolo Pierobon, nei panni del padre di Matteo, a Roberto Citran e Romana Maggiora Vergano – spicca nel cast l’interpretazione del giovanissimo Giulio Feltri, abilissimo nel trasmettere la gamma emozionale del complesso personaggio di Matteo: è lui, di fatto, il vero perno del film, “adolescente queer, corpo sacrificale e, al tempo stesso, entità redentrice”, per usare le parole del regista.
Vittima o carnefice, angelo o demonio, agnello sacrificale o furia vendicatrice? Feltri, protagonista di questo coming of age atipico, riesce a veicolare tutta l’ambiguità del personaggio, su cui si regge la tensione del film.
Un po’ Carrie, un po’ Il villaggio dei dannati, un po’ Lasciami entrare, La valle dei sorrisi ha comunque una forte identità propria e riesce a coniugare l’horror con il racconto di formazione, l’intrattenimento e la spettacolarità con la profondità autoriale. Difficile chiedere di più a un’opera che ha tutte le carte in regola per sfondare anche nel mercato internazionale.
Voto: 8